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Ammaniti a Modena: «Attenti al virus che fa perdere di vista gli altri»

Ore 20.30 di martedì 2 febbraio. Sala stampa dei sotterranei segreti del Forum Monzani. Il momento è delicato: Niccolò Ammaniti si prepara a darsi in pasto ai giornalisti prima e ai lettori modenesi....

MODENA. Ore 20.30 di martedì 2 febbraio. Sala stampa dei sotterranei segreti del Forum Monzani.

Il momento è delicato: Niccolò Ammaniti si prepara a darsi in pasto ai giornalisti prima e ai lettori modenesi.

Fuori dalla stanza professionisti con microfoni e telecamere; io, inviata specialissima di Voci dal Branco, me ne sto un po’ in disparte rigirando nervosamente tra le mani il foglietto delle domande. Mi chiamano quasi subito... “I ragazzi della scuola” passano davanti.

Ammaniti è lì, a disp ...

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MODENA. Ore 20.30 di martedì 2 febbraio. Sala stampa dei sotterranei segreti del Forum Monzani.

Il momento è delicato: Niccolò Ammaniti si prepara a darsi in pasto ai giornalisti prima e ai lettori modenesi.

Fuori dalla stanza professionisti con microfoni e telecamere; io, inviata specialissima di Voci dal Branco, me ne sto un po’ in disparte rigirando nervosamente tra le mani il foglietto delle domande. Mi chiamano quasi subito... “I ragazzi della scuola” passano davanti.

Ammaniti è lì, a disposizione: si alza, informale e gentile, tra l'imbarazzato e l'incuriosito, mi stringe la mano… Io non ho (più) paura, (4) e vado con la prima domanda.

Se si parla di giovani, la domanda sorge spontanea: qual era il suo sogno da ragazzo?

«Mah… non avevo le idee chiare: ho detto a mio padre di scegliere lui per me l’università, e lui mi ha indicato Economia e Commercio. Durante l’estate però ho capito che non me ne fregava nulla. Sono andato a fare un viaggio, credo in Inghilterra, e ho visitato un museo di Scienze Naturali e lì ho capito che in realtà ero sempre stato appassionato di animali. Così ho scelto Biologia. Quando mi mancavano i due esami finali, ho pubblicato il mio primo romanzo “Branchie” e ho mollato l'università».

Non pensava quindi di fare lo scrittore: ha iniziato a scrivere così.

«No, non era mia intenzione, era solo un modo per scappare da dove vivevo. Non ero felice all’università, perciò ho cominciato per caso a scrivere e senza l’intenzione di pubblicare».

E invece siamo arrivati al settimo romanzo: Anna. Nel libro descrive una società a rovescio: un virus letale colpisce solo gli adulti, risparmiando i bambini, che saranno costretti ad abbandonare la loro innocenza per confrontarsi con il cinismo e la crudeltà del mondo. A cosa pensava quando ha “creato” questo virus e quale può essere l'antidoto per combatterlo?

«Oggi ce ne sono tanti di virus di cui noi siamo vittime, ad esempio perdere la concentrazione sugli altri aumentando quella su di sé; come ci si pone rispetto agli altri è uno dei problemi della società. L’adolescente, quando comincia a scoprire le relazioni con gli altri, si guarda per la prima volta allo specchio che diventa per lui molto importante. Tende a concentrarsi molto su se stesso, cercando di essere simile agli altri, in quanto qualsiasi diversità porta all’emarginazione. Oggi la società sembra essere diventata in qualche modo tutta più adolescente».

Siamo liberi di interpretare il libro come vogliamo o lei vorrebbe che capissimo un messaggio preciso?

«Ognuno è libero di trovarvi ciò che vuole: a questo serve anche il finale aperto. Però c’è una frase che Anna dice alla fine che è “non importa”, riferendosi all'ipotesi che tutto sia stato vano. Non importa, perché quello che vale di più è che i due fratelli stiano camminando ancora insieme, uniti da un amore fraterno che vale di più della speranza di salvezza».

Quando Pietro chiede a Patrizio cos'è l'apocalisse, lui risponde che è ciò che avviene quando Dio ci dà un gioco e noi lo rompiamo: ci ha donato un mondo bellissimo e noi lo abbiamo ridotto così?

«In realtà questa è la visione antropocentrica di Dio che appartiene al personaggio di Patrizio. È ovvio che se pensiamo com’era il mondo anche solo 2000 anni fa possiamo vedere che abbiamo inflitto delle ferite mortali a questo pianeta».

Il tempo è scaduto, l’auditorium del Forum Monzani registra il tutto esaurito.