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Guarda le prime fotografie scattate a Modena: così era la città nel 1858

Le immagini sono state acquistate dall'antiquario Alberto Govi in un'asta in Germania. Furono scattate dal pioniere della fotografia Dioneo Tadolini

MODENA. Una commovente passeggiata di cui oggi nessuno ha memoria lungo il bastione di San Pietro, la corte principale e gli scorci esterni di Palazzo Ducale – con una veduta “dalla parte del Castello”, ossia dall’attuale corso Vittorio Emanuele - la facciata del Duomo di Modena nel suo dorato splendore, il castello di Vignola e quello della città di Carpi. In tutto otto fotografie stampate su carta all’albumina con firma dell’autore in basso a destra.

Ecco Modena nel 1858: le prime foto scattate in città

“Un po’ sbiadite” è la nota a mar ...

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MODENA. Una commovente passeggiata di cui oggi nessuno ha memoria lungo il bastione di San Pietro, la corte principale e gli scorci esterni di Palazzo Ducale – con una veduta “dalla parte del Castello”, ossia dall’attuale corso Vittorio Emanuele - la facciata del Duomo di Modena nel suo dorato splendore, il castello di Vignola e quello della città di Carpi. In tutto otto fotografie stampate su carta all’albumina con firma dell’autore in basso a destra.

Ecco Modena nel 1858: le prime foto scattate in città

“Un po’ sbiadite” è la nota a margine. Il che non sorprende data la loro età: 158 anni. Realizzate dal pioniere della fotografia nonché dagherrotipista ambulante Dioneo Tadolini (il dagherròtipo, copia unica non riproducibile, è un’ immagine fotografica su supporto in argento o rame argentato ottenuta con la dagherrotipia, processo messo a punto nel 1837 dal francese Louis Jacques Mandé Daguerre), datate 1858 o forse 1859, questi scampoli del passato sono oggi nelle mani attente e sapienti di Alberto Govi, libraio antiquario con la passione per i manoscritti medievali e gli incunaboli del XV secolo. Un archeologo del libro dal fiuto sopraffino cui non sembrò vero qualche anno fa di scovare due frammenti in formato bifolio risalenti all’Ottavo secolo. Dunque figli del periodo carolingio. “In passato i manoscritti più antichi venivano usati per le rilegature dei libri di epoca posteriore. Ecco dove ho trovato questi due frammenti, piccole parti piuttosto danneggiate di una bibbia. Non mi riferisco però alla “classica” bibbia tradotta in latino da San Girolamo, ovvero quella stessa Vulgata che oggi è ancora testo liturgico privilegiato. Nel caso in questione il traduttore risulta infatti un certo Aquila”. Laureato in lettere a Bologna con Luciano Anceschi, oltre ai libri Govi ha sempre amato la fotografia. Tanto che studente squattrinato di diciannove anni per qualche mese lavora come fotoreporter per la Gazzetta di Modena.

“Ero l’ombra di Francesco Guccini, caro amico che allora faceva il cronista proprio in Gazzetta”. Ma come sono arrivate sul lungo e ingombro tavolo di legno della libreria Govi le immagini scattate da Tadolini? Immagini preziose che, anticipate solo da alcune fotografie realizzate nel 1855 da Luigi Sacchi e Fortunato Lasagna, di fatto rappresentano i primi ritratti stampati della nostra città. “Le ho acquistate durante un’asta in Germania” rivela il nostro ospite. Con una postilla: “Credo che anche la Fondazione Fotografia in via Giardini sia in possesso di un’opera firmata Tadolini”. Vero. Una foto che è fiore all’occhiello del fondo Giuseppe Panini, collezione di oltre 380mila immagini (soprattutto lastre e pellicole negative) il cui soggetto privilegiato è il territorio nostrano. Ecco che cosa recita il sito della Fondazione: “Fanno parte della collezione anche immagini scattate da autori emiliani tra il 1860 e il 1950 tra cui la più antica fotografia realizzata in esterni a Modena nel 1859 da Dioneo Tadolini”. Otto a uno.

Se fosse un gioco avrebbe vinto Alberto Govi. Che, affiancato nel proprio lavoro dal figlio Fabrizio (quarantatré anni, Fabrizio dal 2010 al 2015 è stato presidente dell'Associazione Librai Antiquari d'Italia), è un abilissimo decifratore di scritture antiche. “Le scritture sono come gli stili architettonici” chiosa con un sorriso colui che della memoria è custode fedele. Per poi allungarmi un manoscritto, un capolavoro in parte divorato dal tempo che solo a guardarlo sgomenta. E’ di una bellezza insostenibile. Ma anche incomprensibile. Non certo per Alberto: “Se lo si legge con attenzione è piuttosto semplice coglierne l’essenza”. Lo prendo in parola.