Modena. Truffa: chiesto un anno per l’ “alchimista”

Riusciva a vendere ai “compro oro” delle patacche di vile metallo come preziosi: ora è a processo

MODENA. È sospettato di aver venduto per decine di volte oro falso ai “compro oro”.

Lo descrivono come un truffatore seriale nelle vesti di un “alchimista”: è abile a fare passare per oro una patacca di vile metallo.

È stato incastrato da un gioielliere di San Felice e ora è sotto processo. L’accusa ha chiesto un anno di carcere per truffa, la difesa (avvocato Luca Lugari) ha chiesto la sua assoluzione perché, se truffa c’è stata, è stata una truffa contrattuale.

Il 10 marzo il giudice Federico Maria Meriggi pronuncerà al sentenza su O.P., 50enne modenese. I suoi trascorsi per truffa sono noti. Sempre nell’ambito dell’oreficeria era stato arrestato nel settembre 2013 a Malcesine di Verona, sul Lago di Garda, per aver cercato di comperare gioielli con assegni falsi. È solo un episodio di quelli che gli vengono addossati dalle forze dell’ordine, che lo conoscono come un ex negoziante di alimentari della provincia di Modena finito sulla strada della truffa professionale.

E negli ultimi tempi la sua specialità è diventata proprio l’ “alchimia”. Prende catenine e oggetti di metallo vile e le fa sembrare d’oro vero. Come fa? Secondo le indagini della Procura inserisce elementi di oro puro autentico dentro i preziosi che solo in seguito si rivelano patacca. Li porta ai “compro oro” e l’oggetto prezioso passa al primo test dei reagenti proprio grazie alla parte minima di oro autentica, i negozianti li acquistano per buoni. Solo arrivati al momento della fusione, prima di essere gettati nel crogiolo, il laser li segnala come falsi.

In questo modo l’ “alchimista” avrebbe messo a segno decine di colpi con importi da 800 a 1.000 euro alla volta.

Ma nel 2013 in una gioielleria di San Felice è stato “beccato”. La sua patacca è stata scoperta e il gioielliere lo ha identificato e denunciato.

La difesa ha sostenuto davanti al giudice che l’imputato non sarebbe un truffatore seriale, ma solo un modenese che ha venduto un gioiello risultato fasullo.

Quindi, secondo il suo avvocato, non ha commesso una truffa vera ma al limite una truffa contrattuale, come quella di chi vende un’opera d’arte per autentica senza sapere che è stata ritoccata o è una falsificazione. La sentenza arriverà il 10 marzo. (c.g.)