Quei treni della felicità carichi di bimbi sognatori

Arrivarono nel Modenese da tutta Italia appena terminata la Seconda Guerra Ne vennero ospitati oltre 5mila a cui le famiglie offrivano cibo, cure e istruzione

MIRANDOLA. Il sindaco di Modena, Alfeo Corassori, li chiamava “i treni della felicità”, ma potremmo anche definirli i treni della solidarietà e della salvezza; perché su quelle carrozze viaggiarono 70mila bambini del Sud che nell’immediato dopoguerra trovarono una via di fuga dalla miseria, dalla fame e dalla disperazione.

Tra il 1945 ed il 1952 migliaia di giovani provenienti da ogni parte d’Italia si trasferirono nell’ “Emilia rossa”, trovando calore, affetto e sostentamento. Fu una vicenda eccezionale, coltivata nei ricordi familiari, ma ancora troppo poco elaborata dalla memoria pubblica della provincia.

Abbiamo deciso di proporla ai lettori perché è una storia esemplare di un passato non lontano di cui Modena e l’Emilia dovrebbero andare orgogliosi; un passato in cui solidarietà, altruismo, condivisione, dignità, speranza, futuro non erano solo parole dense di significato, ma costituivano le fondamenta del vivere civile.

Nell’inverno del 1945 arrivarono i bambini di Milano e Torino, poi nel 1946 quelli di Roma (a gennaio), di Cassino e dintorni (febbraio) e i “guaglioni” di Napoli (a Natale); seguirono i ragazzi siciliani tra il 1947 ed il 1948 e i bimbi del Polesine alluvionato nel 1951-52. Fu un flusso ininterrotto, che soltanto a Modena e provincia contava già 5mila bambini alla fine del 1946. Non che a quell’epoca qui si navigasse nell’oro, anzi; ma nel Modenese (soprattutto in campagna) si riusciva in qualche modo a mettere insieme il pranzo con la cena.

Come si legge nel libro “Cari bambini, vi aspettiamo con gioia” (Teti editore, 1980), dell’urgenza di aiutare l’infanzia in difficoltà si era discusso durante il primo congresso nazionale dell’Unione Donne Italiane (Udi) e a al congresso provinciale di Milano del Partito Comunista. Fu proprio lì, che nacque l’idea di ospitare in Emilia, per il primo inverno del dopoguerra, alcuni bambini in stato di estremo bisogno.

La macchina organizzativa del Pci si mise subito in moto. Nella nostra provincia si raccolsero, in pochi giorni, 1.500 adesioni. Come ricordava su Repubblica Miriam Mafai (che all’epoca collaborava a organizzare i “viaggi della speranza”) in alcuni quartieri della Capitale “si viveva di miseria e di espedienti. Andavamo di casa in casa a chiedere chi voleva affidarci un bambino per mandarlo a vivere, per qualche tempo, in una famiglia emiliana che lo avrebbe nutrito, rivestito, mandato a scuola, se necessario curato”.

Da Roma partirono diversi treni. Come racconta Enio Mucciarelli, su uno di quei convogli c’era Libera Luzzi, che nel 1959 divenne sua moglie: «Libera ed altri bambini arrivarono alla stazione di Mirandola, dove furono accolti da persone disponibili e cordiali come Silvio Borghi, il casaro di Mortizzuolo che durante la guerra aveva salvato tanti ebrei dalla deportazione e che era già pronto per una nuova opera di solidarietà».

I semi della solidarietà gettati da Udi e Pci erano stati raccolti anche da famiglie che non votavano comunista. Come ricordava il carpigiano Modesto Rossi: «Nella frazione dove abitavamo, Migliarina, il comitato popolare aveva una rappresentanza assai ampia e unitaria, comprendendo anche il partito Liberale e un prete, don Ivo Silingardi». Grazie a tanti modenesi, la speranza di una vita migliore divenne realtà per migliaia di bimbi. Non siamo mai stati una popolazione indifferente: ricordiamocelo, di fronte ai movimenti di popolazione che attraversano l'Europa di oggi.

GAZZETTA E INDICATORE CERCANO TESTIMONIANZE

La Gazzetta e l’Indicatore Mirandolese (periodico del Comune di Mirandola) promuovono una campagna di raccolta di testimonianze sull’accoglienza dell’infanzia a Modena e provincia negli anni 1945-1952. Chiunque avesse immagini, documenti o ricordi personali può inviare una mail a: fabio.montella@comune.mirandola.mo.it;luca.marchesi@comune.mirandola.mo.it: provincia.mo@gazzettadimodena.it o telefonare 059/247311 0535/29519-29525. Il materiale sarà pubblicato sul quotidiano e sul quindicinale. Sul tema a giugno verrà proiettato il film “Pasta nera” a Mirandola, in collaborazione con l'Istituto Storico di Modena.