Metalli bellici in corpo: un generale sarà risarcito

Grazie allo studio istologico della dottoressa Gatti il Tar riconosce il legame tra un grave tumore invalidante e l’esposizione a polveri di materiali di guerra

È stato uno studio dell’Università di Modena, ad opera della dottoressa Maria Antonietta Gatti, a rintracciare la presenza di metalli residui di teatri di operazioni militari dentro il suo tessuto tumorale. La scoperta - nell’ambito di un progetto di ricerca molto vasto che la Gatti conduce da anni sulle malattie contratte dai nostri militari - ha permesso a un generale del Genio Guastatori per anni impegnato in Bosnia, Kuwait, Somalia e altri teatri di guerra di sostenere che esiste un nesso di causalità tra il gravissimo male per il quale è stato operato e la sua origine. È uno dei primi casi in Italia - il trentaduesimo - e il Tar di Roma ha pubblicato la sentenza nella quale accoglie il suo ricorso contro il Ministero della Difesa riconoscendo che ha diritto a un equo indennizzo che dovrà essere fissato il 27 aprile da un consulente tecnico nominato apposta. È la storia di un generale di brigata che oggi è invalido al 65% dopo un intervento grave. Il generale è un esperto di esplosivi e di bonifiche di campi minati ed è stato a capo della delegazione italiana per l’Operazione Salam in Kuwait che serviva a minare i campi, un corso per il personale afghano. Durante le bonifiche è rimasto a lungo esposto ai fumi tossici originati dagli incendi dei pozzi petroliferi che in quel periodo inquinavano gravemente il Paese arabo. Ma era anche stato in Bosnia, all’epoca delle bonifiche dei terreni dall’uranio impoverito, e aveva prestato servizio in Somalia e Mozambico, territori pieni di campi minati da bonificare. Poi si è ammalato, è stato operato e la malattia contratta lo ha segnato per sempre. Ma la Difesa non ha riconosciuto il danno e ha mantenuto un atteggiamento “omissivo” di fronte alla malattia dovuta alla causa di servizio. Un argomento importante che interessa molti altri militari reduci da quei territori e oggi malati. Secondo il Tar il ricorso del generale è fondato perché è possibile il nesso tra le esposizioni dei militari in teatri di guerra alle polveri di munizioni, come quelle di uranio impoverito, e l’insorgenza di tumori. Nel caso del generale, la grave patologia è emersa con chiarezza dagli accertamenti medici compiuti proprio dall’Università di Modena: nei tessuti tumorali le analisi della Gatti hanno rilevato reperti istologici di metalli che riconducono all’esposizione in quei luoghi fortemente degradati. Il generale aveva chiesto 445mila di euro come indennizzo. Ora il consulente del Tar stabilirà una cifra equa al netto di 140mila euro già versati.