Accademia militare di Modena: il ministro a sorpresa al giuramento dei cadetti

Il ministero della Difesa Roberta Pinotti riceve l’onorificenza dello spadino come allieva ad honorem dell'Accademia Militare in occasione del giuramento dei cadetti per 182 futuri ufficiali. Nessun riferimento a operazioni imminenti per l’intervento militare in Libia

MODENA. Un arrivo rinviato sino all’ultimo minuto quello del ministro della Difesa Roberta Pinotti a Modena. La Pinotti però non ha voluto saltare la cerimonia del giuramento dei cadetti del 192° corso “Tenacia” e si è presentata all’appuntamento nel Cortile d’Onore assieme ai vertici dell’esercito e dei carabinieri.

A fare gli onori di casa il comandante dell’Accademia Militare, il generale Salvatore Camporeale, che ha passato in rassegna i 182 futuri ufficiali prima di passare alla parte ufficiale della manifestazione. Tutto preparato con cura, dall’allineamento dei kepì alle baionette lustre sino alla disposizione di genitori nel loggiato del piano nobile o nel palco, alle spalle degli invitati d’onore.

L'onorificenza. Questa volta c’era una ragione in più per tirare tutto a lucido. Dopo due anni al vertice del dicastero della Difesa, prima donna in Italia a ricoprire questo incarico dopo essere stata vicepresidente della Commissione Difesa del Senato, la Pinotti ha ricevuto un’onorificenza del tutto speciale.

Con orgoglio il comandante Camporeale le ha conferito lo spadino come cadetta ad honorem, il massimo riconoscimento conferito dall’Accademia e dall’esercito italiano ai civili. Un feeling che non stupisce anche perchè sotto la sua guida è stata varata la legge quadro sulle missioni militari all’estero ed è stata messa a punto la normativa sui risarcimenti per i danni del personale militare esposto ad amianto e ad altre sostanze pericolose.

«Solo ieri sera tardi ho saputo di avere la mattinata libera da impegni maggiori - ha ricordato al microfono - Sono venuta a Modena più che volentieri, sia per i legami con la città che per il giuramento: il vostro corso si chiama tenacia e mi ricorda un’attitudine indispensabile quando si porta la divisa. E poi il padrino del corso è il colonnello Paglia che è anche un mio collaboratore e non potevo certo essere assente per questa occasione».

Il veterano. Sulla sedia a rotelle lì a fianco Gianfranco Paglia ha annuito pensoso. Ventitrè anni fa, fresco d’Accademia e in forza con i paracadutisti, fu impegnato in un controllo a Mogadiscio quando al checkpoint Pasta i miliziani fecero fuoco circondando gli italiani: tre vittime e un ferito grave, l’allora sottotenente Paglia che rimase colpito al midollo. Da quella missione riportò a casa la vita, l’invalidità permanente alle gambe e una medaglia d’oro. «Ci sono valori che non cambiano e uno di questi è la fedeltà alla bandiera e alla patria» ha detto ai cadetti.

In prima fila, ad assistere alla cerimonia, un parterre di autorità da fare invidia alle manifestazioni maggiori che vedono protagonista l’Accademia.

Le autorità. A fianco dei civili, dall’ex ministro della Difesa Arturo Parisi, al senatore Carlo Giovanardi, al sindaco Gian Carlo Muzzarelli e al prefetto Michela Di Bari, i super generali: Tullio Del Sette (comandante generale dei carabinieri), Claudio Graziano (Capo di Stato Maggiore della Difesa), Danilo Errico (Capo di Stato Maggiore dell’Esercito) e Giorgio Battisti (a capo del Comando Formazione, Specializzazione e Dottrina).

Un ritorno a casa il suo visto abita in città con la famiglia. Per lui, al culmine di una carriera che lo ha visto protagonista in varie missioni militari all’estero dov’è stato tra l’altro il comandante del primo contingente italiano in Aghanistan e l’ultimo a chiudere la missione, il ritorno a Palazzo Ducale ha un sapore speciale: lì ha mosso, come tutti i vertici con le stellette, i primi passi da cadetto e poi è uscito con i gradi da sottotenente. Poi è ritornato nel 1997 da comandante del Reggimento Allievi.

Un appuntamento da non perdere quello con il ministro insomma, anche se - comprensibilmente - ogni accenno all’impegno militare in Libia è scomparso dai discorsi ufficiali. Inevitabile che spuntasse fuori dopo, sia nella conferenza stampa a fine cerimonia e nei dialoghi privati a pranzo.

Il discorso. Con un ricordo e poche frasi il ministro Pinotti ha riassunto la linea ufficiale del governo, affiancata dal generale Graziano. «Poco tempo dopo la mia nomina - ha detto - un plenipotenziario libico mi chiese aiuto per potenziare l’addestramento delle forze militari e di polizia. Ci chiesero di andare laggiù anzichè inviare in italia i loro uomini per avere risorse umane più numerose e preparate. Poi è cambiato tutto e noi siamo pronti, anche in un’ottica multinazionale. Ma solo ed esclusivamente dietro richiesta unanime delle forze che costituiscono il legittimo governo libico. Nessuno sconfinamento».