Modena. Scritte contro Accademia e cadetti

Per la quarta volta offese su muri del negozio di articoli militari. I titolari scrivono al sindaco

MODENA. La notte - si dice - ispira i poeti ma, pare che anche altre “figure” approfittino del favore delle tenebre per dar sfogo alla loro vena creativa. Di poetico, però, c'è davvero poco nelle scritte apparse, da qualche mese a questa parte, in via Belle Arti, nel centro storico di Modena, vicino all’Accademia. Ed è proprio nei confronti degli appartenenti alle forze armate che anonimi hanno lanciato i loro strali.

L'ultimo episodio risale a venerdì scorso quando ancora una volta sono state le facciate in travertino del negozio di “Forniture Militari e Civili”, ad essere prese di mira e utilizzate come bianche lavagne da imbrattare con frasi anche ingiuriose.

Luigi e Stefano Iotti, titolari del negozio F.M.C. sono esasperati. «La nostra società - hanno spiegato in una lettera indirizzata al sindaco Muzzarelli - svolge da anni attività commerciale di vendita al minuto con forniture principalmente nel settore delle Forze Armate e da vent'anni siamo ubicati in via Belle Arti angolo via Rismondo quasi di fronte all’istituto Venturi. La situazione sicurezza nella zona, è sempre stata abbastanza sotto controllo anche perché il nostro negozio è frequentato spesso da appartenenti a forze di polizia, però le cose stanno peggiorando».

Parlare di peggioramento è un eufemismo se si considera che nel 2015 sono stati tre gli episodi accaduti nell'arco di pochi mesi: 28 agosto, 19 settembre e 24-25 novembre (in questo caso intervennero sia la Digos che la polizia scientifica). Poi, dopo un periodo di tregua ecco che, venerdì scorso sono riapparse nuove scritte. In un caso si trattava di un incitamento a disertare la guerra mentre nell'altro al sostantivo “cadetto” era affiancato un epiteto scurrile.

All'epoca della missiva fatta recapitare al sindaco erano state ben due le circostanze avvenute nell'arco di venti giorni. Sia il 28 agosto che il 19 settembre, infatti, erano apparse scritte ingiuriose nei confronti dei militari ed inneggianti alla strage di Nassirya (“Militari m…”, “10,100,1000 Nassirya”) ma non solo. In entrambi i casi, infatti, le mani anonime (a dire il vero in qualche occasione è apparso il simbolo degli anarchici ma anche diverse sigle tra cui A.C.A.B. ) non si erano limitate al solo uso della vernice per “grafitare” ma erano ricorse, anche, a collante con cui hanno sigillato tutte e sedici le serrature dell'esercizio commerciale quasi una sottolineatura alle espressioni di dissenso e di disprezzo.

Probabilmente gli stessi sentimenti, anche se da un'altra prospettiva, sono stati provati dai titolari del negozio all'indomani dei due raid quando hanno dovuto provvedere alla sostituzione delle sedici serrature perdendo ogni volta una giornata di lavoro e sostenendo non poche spese.

In questo angolo di centro, oltre ai fatti descritti (sicuramente i più eclatanti) si sono registrati altri episodi d'inciviltà e microcriminalità: auto in sosta a cui sono state sottratte le targhe, altre con i vetri mandati in frantumi per poter rubare all'interno dell'abitacolo; ripetuti imbrattamenti, con escrementi, dei marciapiedi, orinate sulle serrande di negozi e persino il furto di un porta biciclette.

Dietro all'apparente tranquillità del “Borgo Estense” e, non distante dai luoghi più importanti del centro cittadino e dal polo culturale Ma.Ta. si consumano, dunque, episodi che inquietano e fanno percepire a chi vi abita e lavora un senso di precarietà.

Ancora una volta i cittadini invocano maggiore sicurezza chiedendo una intensificazione della presenza delle forze dell'ordine, anche oltre l'orario di apertura delle attività commerciali (non solo in via Belle Arti ma, anche, in via del Taglio) e l'installazione delle telecamere che, già presenti in altri luoghi della città, spesso costituiscono, se non un deterrente, almeno un supporto per identificare gli autori di episodi criminosi, piccoli o grandi che siano.

Questo è ciò che hanno chiesto i due commercianti nella loro lettera al sindaco Muzzarelli ma, mentre le scritte e le invettive sono state prontamente coperte grazie all'intervento di volontari, da piazza Grande non è pervenuta, ancora, alcuna risposta. «Neanche una telefonata» commentano sconsolati Luigi e Stefano Iotti a cui non resta che attendere sperando che, nel frattempo, non accada qualcosa di più grave.