Smantellata una maxi rete di spacciatori a Castelfranco

Castelfranco. Indagine durata due anni: venti arresti e parecchie denunce. In carcere anche due persone legate al clan dei Casalesi

CASTELFRANCO. Ieri all’alba il blitz dei carabinieri è scattato in grande stile, con elicottero, unità cinofile e divise in azione. Venti arresti per detenzione e spaccio di cocaina e hascisc, parecchi denunciati, due personaggi dai cognomi che rimandano subito al clan dei Casalesi: Noviello e Lionetti. Non è stata dimostrata l’associazione a delinquere e non ci sono i metodi mafiosi: come hanno efficacemente spiegato i carabinieri è come se ci si trovasse in gruppo e si decidesse di fare una partita a calcio. Tutti sanno le regole, sanno come mettersi in campo e non c’è bisogno di allenatore o di un arbitro.

LA RETE Continuando nella metafora, il rettangolo verde è Castelfranco: in due anni, il tempo della durata delle indagini condotte dalla tenenza dei carabinieri guidata dal maresciallo Gaetano Bellanti, i militari hanno effettuato venti arresti in flagranza di spaccio, intercettato dialoghi telefonici, effettuato una serie infinita di denunce, sequestrato oltre due chili di droga, constatato la “serialità” dei piccoli spacciatori che non mollavano mai il loro lavoro, garantendo dosi H24 ai clienti. Uno di questi, Tarik El Mesbahy, a detta dei carabinieri è stato visto in situazioni di spaccio per 634 volte. Nella squadra c’era pure lo stakanovista della bustina: 24 scambi in una giornata di lavoro. E si tratta di lavoro perché per tutti questa era l’attività principale: chi con occupazioni saltuarie, chi disoccupato cronico, ma tutti con buone possibilità, di migliaia d’euro, nei conti bancari grazie agli affari di droga.

Droga, il blitz dei carabinieri a Castelfranco

LO SPACCIO La squadra aveva creato una rete anche se ciascuno, chi più chi meno, lavorava per conto proprio, gestendo un pacchetto di clienti. Ma non c’erano compartimenti stagni: come risulta dalle indagini, una volta che veniva acquistato un discreto quantitativo di droga da figure intermedie dell’import-export, piccoli grossisti cioè, questo veniva diviso, frammentato in piccoli quantitativi. E qui stava l’abilità di questa squadra: sul territorio castelfranchese scendevano in strada per spacciare minimi quantitativi, e addosso tenevano sempre lo stretto necessario, tant’è che soltanto in un caso, in 2 anni, uno è stato pizzicato con addosso un etto di droga. Il fatto di spacciare piccoli quantitativi ha sempre protetto dal carcere questi lavoratori.

LE INTERCETTAZIONI E se qualcuno aveva finito le scorte ecco la chiamata: “Non sto tanto bene... Vieni vieni ce l’abbiamo noi la medicina...”. Oppure: “ho bisogno di una ricarica Wind”. Insomma, tutti giocano la loro partita di calcio: gli italiani avevano il doppio ruolo di mediatori negli affari e non disdegnavano lo spaccio, i marocchini rifornivano e vendevano. Il cuore dei loro affari era piazza Garibaldi, ma le operazioni di consegna erano effettuate sempre in posti diversi, in bici, in auto, in orari differenti ad una clientela variopinta, con qualche grande consumatore da spennare. Ieri, nei vai blitz con i cani recuperate piccole quantità di hascisc e arrestata la compagna di un marocchino trovata con 46 grammi di coca.