Modena, bimba di tre anni "angelo custode": salva il papà ferito e svenuto

L'uomo colpito alla testa dall'anta di un armadio staccatasi accidentalmente è caduto a terra privo di sensi. La piccola si è resa conto della gravità della situazione e senza aver paura è salita al piano di sopra chiamando la vicina e sono arrivati i soccorsi nella casa di via Fusco a Modena.

MODENA «È il regalo di compleanno più bello della mia vita, anche il più incredibile, inatteso: mia figlia di appena tre anni e mezzo mi ha salvato la vita: ha visto che ero per terra svenuto, privo di conoscenza e senza pensarci un attimo, senza piangere, senza avere paura ha aperto la porta di casa, ha fatto una rampa di scale, è salite al piano di sopra e ha suonato ad una nostra vicina. E, in modo “serio e professionale” ha detto alla signora: “Il mio papà si è fatto male e non sta bene, scendi un attimo con me che ti faccio vedere” e così, grazie a lei, sono scattati i soccorsi».

Modena, Bimba di 3 anni "angelo custode":salva la vita al padre ferito e svenuto

Simone Paradiso ha 37 anni compiuti l’altro giorno. Tradisce il suo accento pisano e, seduto su una sedia del suo appartamento in via Fusco, dove abita con la moglie Jessica e la loro bimba Lucrezia Perla, spiega che è stato dimesso lunedì, di non potersi muovere con disinvoltura perché ha ancora i postumi della tremenda botta in testa che ha ricevuto domenica mattina. Ma, prima che arrivi a casa dall’asilo il suo “supereroe” mostra con fierezza le fotografie della figlia e assieme alla sua signora appese alla parete del salotto. «Anche oggi a scuola - spiega - mia figlia non vedeva l’ora di raccontare cosa aveva fatto a i suoi compagni di asilo, insomma per lei è stato come un cartone animato che si era avverato, dove lei era la protagonista».

E in effetti è come se avesse messo in pratica ciò che aveva visto in quei momenti di fantasia mediata dalle immagini delle sue piccole eroine, dei pupazzi, delle storie a lieto fine dove il male viene sempre sconfitto da chi si comporta bene o agisce nel migliore dei modi.

La fiction di via Fusco ha dunque inizio alle 11 del mattino di domenica. la mamma è a lavorare, in territorio reggiano, il papà è in casa con la bimba.

E il genitore, da bravo papà, si mette a sistemare un poco la stanzetta dove dorme la figlia. Apre un armadio, inizia a depositavi della biancheria quando improvvisamente si stacca un grosso sportello, l’anta che chiude un contenitore che si trova proprio dietro di lui, un ala armadietto collegata a delle mensole che arredano la parte superiore del letto.

Il pesante rettangolo di legno crolla e finisce in testa a papà Simone.

«Ho sentito una botta terribile dietro alla testa e alla nuca e poi mi si è spento tutto, ho perso i sensi. Ero svenuto, ero per terra sul pavimento della stanza. Mi sono ripreso solamente quando ero in ambulanza, perchè il rumore forte delle sirene mi aveva come svegliato. Quello che so è perchè me l’hanno raccontato. Mia figlia stessa, quando poi è venuta a trovarmi in ospedale, mi ha spiegato dicendomi con orgoglio “vedi, devi ringraziare il tuo supereroe...”.».

«Mi hanno raccontato che mia figlia - prosegue - ha aperto la nostra porta di casa, che è pure pesante perché blindata ed è andata al piano di sopra, facendo le scale per poi suonare alla vicina. la conosceva perché è la nostra padrona di casa. Non ha sbagliato porta, non piangeva, non gridava: ha semplicemente suonato e avvertito».

La vicina: «Sì, ho sentito suonare, ho aperto e mi sono vista davanti questo frugoletto biondo, questa piccolina che mi guardava dal basso in alto e che mi ha detto semplicemente: “Il mio papà non sta bene, si è fatto male, vieni giù con me che ti faccio vedere”. Mi ha preso per mano e sono scesa, ho chiamato anche mio marito e appena siamo entrati nella loro casa ho visto Simone steso per terra svenuto e immobile. E abbiamo chiamato il 118 e ho avvisato la mamma, che era lavorare nel Reggiano e che sarebbe rientrata solo di sera».

E la piccolina? «Non era per nulla impaurita nonostante vi fosse tutto quel via vai, con medici e infermieri del 118, la barella, l’ambulanza. «Anzi - ha detto il papà – seguiva ed era come se partecipasse al soccorso. Anche in ospedale, quando mi ha visto con i tubi e le apparecchiature, non era per nulla intimorita». Un grande gioco, in cui il bene ha trionfato grazie a Lucrezia Perla, il super eroe che salva i papà,