Portavalori svaligiato: 4 anni a due nomadi

Colpo da 120mila euro davanti al Roadhouse di San Donnino. Ieri la sentenza: 2 colpevoli e 2 assolti

Inchiodati dalle immagini della videosorveglianza, due nomadi che vivono tra Modena e Rovigo della famiglia Seferovic sono stati condannati uno in abbreviato a 2 anni di carcere il primo, un 38enne, e ha patteggiato un anno e otto mesi il secondo, il fratello 31enne. Assolti invece gli altri due imputati, loro parenti, della famiglia Ahmetovic, un 36enne e il fratello 35enne. I quattro erano a processo per il clamoroso colpo al portavalori svaligiato nel parcheggio del Roadhouse mentre la guardia si era assentata. Un fatto avvenuto nell’agosto 2014 che fruttò un bottino in contanti di ben 120mila euro mai recuperati.

Quella mattina la guardia giurata Coopservice, che viaggiava da sola, aveva fatto una sosta all’ora di pranzo nel parcheggio del Roadhouse di San Donnino, accanto al casello di Modena Sud. Come si è appurato nel corso del processo, il vigilante in servizio si era fermato in sosta durante la raccolta del denaro per mangiare qualcosa. Aveva però lasciato il sacco pieno di soldi sul retro del furgone. Un gesto imprudente che ha fornito l’assist a una banda di delinquenti che lo stavano seguendo.

Subito dopo il colpo sul posto sono arrivate le pattuglie della Squadra volante della polizia seguite dalla Squadra Mobile che ha iniziato immediatamente gli accertamenti.

Sei mesi dopo, la svolta, quando la Mobile annuncia di aver catturato la banda. Due gli arresti ordinati dal gip su richiesta del sostituto procuratore Luca Guerzoni: si tratta di Romano Seferovic, di nascita sassolese, 38enne, e di Alessandro Hametovic, di nascita castelfranchese, 35enne. Entrambi sono ufficialmente dimoranti al campo nomadi di Badia Polesine, all porte di Rovigo. A incastrarli, dice la polizia, le immagini raccolte dalla videosorveglianza durante tutto il tragitto compiuto dalla Coopservice seguita dai banditi e alla stazione del treni. Se per i due Seferovic, difesi dall’avvocato Luca Lugari, l’identificazione è stata semplice perché erano ben inquadrati dalle telecamere del parcheggio del Roadhouse, per i due Ahmetovic - difesi dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Alessia Massari - la questione è stata problematica: erano inquadrati solo in stazione 4 ore prima del colpo. Non c’era altro. Troppo poco come prova: il giudice Cristina Bellentani li ha assolti. (c.g.)

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