"Aemilia", quella triangolazione per aiutare Bianchini di San Felice

Le pressioni del senatore Carlo Giovanardi e la disponibilità della Prefettura per aiutare la famiglia di Augusto Bianchini di San Felice a tornare sulla white list: i magistrati della inchiesta "Aemilia" stanno cercando risposte

SAN FELICE. Ci sono state pressioni per aiutare la famiglia Bianchini ad essere riammessa nella white list prefettizia? C’è qualcuno che ha abusato del proprio ruolo per sostenere aziende radicate da decenni nel territorio e in buonissimi rapporti con le cooperative? E anche: chi doveva “oliare” Augusto Bianchini per lavorare, così come raccontato dal primo maxi-pentito dell’inchiesta “Aemilia”.

Domande a cui i magistrati dell’Antimafia stanno cercando tuttora di dare risposte, disegnando anche lo sfondo del palcoscenico su cui collocare i vari personaggi: l’imprenditore sanfeliciano, il senatore Carlo Giovanardi e il capo di Gabinetto della Prefettura, entrambi non indagati.

Mario Ventura, infatti, fu il primo ad essere ascoltato dopo l’operazione dei carabinieri che portò all’arresto di oltre un centinaio di persone. I pm della Dda corsero ad ascoltarlo in un tardo venerdì del 30 gennaio 2015. Poche ore prima aveva chiesto ad un alto ufficiale dei carabinieri lumi sull’indagine “Aemilia” relativamente a Bianchini, ma soprattutto ad eventuali intercettazioni a carico del senatore Giovanardi. Il militare aveva glissato, rendicontando tutto ai magistrati che si erano precipitati in Prefettura per sentire Ventura.

E dai verbali dell’audizione - depositati in tribunale nei faldoni processuali - si evince come il Capo di Gabinetto fosse in evidente difficoltà nel rispondere alle sollecitazioni dell’ex procuratore capo, Roberto Alfonso e dei magistrati Mescolini e Ronchi, che oggi saranno in aula a Bologna per la sentenza relativa a tanti ’ndranghetisti e Giulio Gerrini.

Sono tanti i “non ricordo” relativi alla vicenda Bianchini, ma Ventura certifica come il senatore modenese fosse “un martello pneumatico” sulle istanze di riammissione alla white list depositate dalla famiglia di imprenditori sanfeliciani.

E qui entra in scena proprio Giovanardi su cui l’Arma ha depositato un corposo rapporto in cui compaiono anche diversi articoli della Gazzetta. Il senatore è definito “il fautore di una inspiegata azione politico-istituzionale”, che “ha certamente contribuito a inasprire gli animi e a creare una cortina di diffidenza e di pressioni sul prefetto di Modena affinché procedesse a restituire il salvacondotto ai Bianchini”. L’atteggiamento è censurabile perché “il politico è sceso personalmente in campo per influenzare direttamente e indirettamente le scelte della prefettura, anche acquisendo notizie sui provvedimenti antimafia irrogati”.

Ed ecco il terzo personaggio dello spettacolo “Aemilia”: Augusto Bianchini, che più volte cerca un sostegno in Giovanardi sia da persona libera, seppur con degli evidenti problemi lavorativi, sia quando si trova già in carcere a Parma tanto da suggerire ai figli, che vogliono passare dall’ufficio modenese del senatore per portargli qualcosa (un regalo, ndr), di fare quel gesto elegante.

L’appuntamento, quantomeno nei primi giorni dopo i colloqui, non avverrà, ma l’impegno di Giovanardi per Bianchini è netto. Lo dice anche Ventura: “ha più volte manifestato il suo punto di vista sostenendo che la Bianchini fosse del tutto estranea al fenomeno della criminalità organizzata. Ciò ha fatto sia tramite telefonate, sia presentando interrogazioni parlamentari. Giovanardi mi ha fatto decine di telefonate, il Prefetto sapeva, anzi so che Giovanardi chiamava anche lui.

La richiesta era che quella che Bianchini fosse riabilitato, si chiedeva al Prefetto di non tenere conto della valutazione tecnica del gruppo interforze o di decidere a prescindere dalle valutazioni di questo”. Non a caso i magistrati evidenziano proprio come in un solo caso - con la Ios di Alessandro Bianchini - il Girer vergò di proprio pugno un parere contrario, ormai evidentemente stizzito dalle numerose istanze di revisione della vicenda sanfeliciana. Proposte che l’impresa depositava in Prefettura, che Giovanardi sosteneva con telefonate da “martello pneumatico” a Ventura, al Prefetto e ai vertici delle Forze dell’ordine e che qualcuno, in viale Martiri, cercava di “intercedere per trovare una via d’uscita” come sospettano i magistrati.