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Bomporto: Storie di barche e di vigneti nella terra dei Sentimenti

C'era una volta fa tappa a Bomporto, la storia, le tradizioni e la leggenda dei cinque fratelli calciatori

BOMPORTO.  Acqua e vino (sembra un poco un gioco di parole) saltano subito in mente quando si parla di Bomporto (il Comune ha una superficie di 39,11 Kmq e poco più di 10.000 abitanti), tra gli argini di Secchia e Panaro, attraversato dal Naviglio. Molti hanno dimenticato che in Secchia e in Panaro e nel canale Naviglio hanno circolato per secoli barche per il trasporto delle persone e delle merci che attraverso il Po raggiungevano l'Adriatico e da lì Venezia.

C'era una volta a Bomporto

Il Naviglio (o Canale del ...

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BOMPORTO.  Acqua e vino (sembra un poco un gioco di parole) saltano subito in mente quando si parla di Bomporto (il Comune ha una superficie di 39,11 Kmq e poco più di 10.000 abitanti), tra gli argini di Secchia e Panaro, attraversato dal Naviglio. Molti hanno dimenticato che in Secchia e in Panaro e nel canale Naviglio hanno circolato per secoli barche per il trasporto delle persone e delle merci che attraverso il Po raggiungevano l'Adriatico e da lì Venezia.

C'era una volta a Bomporto

Il Naviglio (o Canale delle navi) lasciava Modena alle spalle del Palazzo Ducale e attraverso l'attuale Corso Vittorio Emanuele II proseguiva fuori dalle mura (lì c'era la Darsena o Bacino), toccando la località dei Mulini Nuovi. Attraversata Bastiglia e raggiunto Bomporto si congiungeva al Panaro. La navigazione fu attiva fino ai primi anni del Novecento quando i barconi giungevano nella Darsena di Bomporto, o risalivano controcorrente verso Modena trainati da muli o da cavalli lungo la via Attiraglio. La Darsena o Sostegno, "una vera rarità del genere", rappresenta l'eccellenza architettonica più significativa e fu costruita nella seconda metà del XVIII secolo.

C'era una volta a Bomporto

È un'opera idraulica di grande importanza e ancora oggi si possono ammirare le Porte Vinciane costruite per consentire il blocco dell'afflusso del Naviglio in Panaro quando quest’ultimo supera un certo livello. Così le descriveva nel 1777 una relazione: "Le due parti esterne del maggior diametro sono munite di grandi portoni, i quali si aprono e si chiudono a piacimento, non meno per introdurre le barche le quali vengono da Modena e farle scendere in questo catino d'acqua e quindi in Panaro, che per farle montare dal Panaro nel sostegno, ove vi entrano come in un porto e da qui salgono su per il canale Naviglio".

C'era una volta a Bomporto/3

Le cronache ci raccontano dell'utilizzo del Naviglio da parte di normali cittadini e dei duchi Estensi. Ad esempio martedì 20 ottobre 1545 "lo illustrissimo Duca se mette in ordine per partirse domane de Modena per andare a Ferrara et già s'è comandato para 10 di boi da condure sue robe sino a Bomporto". I trasporti non erano semplici. L'anno successivo, il 23 ottobre 1546, "el fattore ducale messer Lanfranco dal Giesso s'è partito de Modena per andare a Ferrara questa notte passata da hore 10, et è andato al porto molto piovande per andare in la nave de Zavagnino barcharolo, al quale g'era stato ordenato ch'el mettesse in ordeno la sua nave, e non ge l'aveva messa per essere gionto el bucintoro del signor Governatore messer Francesco Villa; ma perché sua signoria voleva essere in Ferrara, questi non ge volse andare in detto bucintoro e per questo g'è stato grande desordene e sua signoria suso le furie, et essendo acompagnato dal capitano dalla piaza fece pigliare 6 barcharoli da menare a Ferrara per castigarli per desobedientia, ma el se crede che per viagio se acunzarà ogni cosa quando la còlera serà passata".

Si va a Bomporto da Modena utilizzando la Panaria Bassa o la Statale n. 12 Abetone-Brennero, percorsi che facevano anche le truppe mercenarie durante le guerre del Cinquecento ("1509 13 aprile. Pasò per da Bonporto 800 fanti de queli del Papa, li quali vano in alturio del Marchexo de Mantova"), devastando i territori che attraversavano: "1524. E a dì 3 ditto tuto el campo de Spagnoli e Lanzecheneche son alozati dal Corleto sino a Bonporto con grandisimo danno del paexe de bruxare case e teze, amazare persone e menare via femine e bestiame e ogni altre male che sia posibile fare". Ancora nel luglio del 1545: "Questo dì et el dì de eri è stato et è uno excessivo caldo: li contadini bateno a furia, perché dubitano che li soldati li disturbano nel pasare de Bolognexo, dove fano la massa, per el Modeneso a Bomporto".

Chi arriva a Bomporto deve assolutamente entrare nella chiesa parrocchiale di San Nicolò. Qui ammirerà un capolavoro di Antonio Begarelli, la Crocifissione con la Vergine e San Giovanni Evangelista (1538-1540 circa). Mancano purtroppo San Bonaventura e San Pellegrino, oggi alla Galleria Estense. Vicenda complessissima, per la quale occorre consultare la scheda che Giorgio Bonsanti scrisse nel 1992 nel suo Antonio Begarelli. Provengono dall'oratorio di San Pellegrino (che era a trecento metri dal paese presso l'argine sinistro del Panaro, secondo don Brandoli, parroco dal 1868), e furono vendute nel 1812 a un certo Luigi Dellei di Modena.Il parroco don Bartolomeo Rubbiani comprò per 300 lire le quattro statue da Dellei, che a sua volta regalò il Crocifisso. Nel 1848 don Rubbiani assegnò la proprietà delle quattro statue al marchese Lodovico Rangoni Terzi, che aveva restaurato la chiesa, e che le vendette a sua volta a Geminiano ed Eugenio Obici, modenesi. Il parroco don Brandoli fece ricorso: con una "sentenza balorda che stabilì la divisibilità dei monumenti d'arte, appunto come si divide un pezzo di formaggio", Eugenio restituì la Vergine e San Giovanni, il fratello si tenne le altre due, finite poi alla Galleria Estense nel 1915.

Le frazioni di Bomporto (Il Cristo, Gorghetto, San Michele, Villavara, Solara, Sorbara, dove spuntano capannoni, segno di un progresso economico che si è lasciato dietro il passato), ci conducono a ciò che ha reso celebre questo territorio. Il Lambrusco è uno di quei vini che ancora sconta nell'immaginario collettivo la fama di vino popolare, da osteria, da supermercato, di vino leggero, frizzante, amabile, da comprare a poco e da bere in quantità magari accompagnandolo a un piatto della cucina emiliana. Invece, come qualsiasi vino, può raggiungere livelli di qualità e piacevolezza elevati, da grande vino che riesce a coprire un settore di mercato da non disprezzare assolutamente, quello dei vini frizzanti amabili o secchi.

Giorgio Giusti, nel suo recentissimo Solo Lambrusco, ne ripercorre la storia. Anche chi non è appassionato di calcio deve rivivere una storia incredibile e irripetibile: quattro fratelli nati in un piccolo paesello di provincia e forgiatisi nelle più grandi realtà cittadine d'Italia. La famiglia Sentimenti, originaria di Bomporto, è diventata famosa ai posteri perché di 9 figli ben cinque hanno intrapreso la carriera di calciatore (non c'erano ancora le figurine Panini, ma li vediamo quasi tutti riprodotti nelle immagini che il Museo della figurina di Modena accuratamente conserva). Il primo, Ennio, si fermò al "Nonantola", squadra delle serie minori. Agli altri quattro, invece, il calcio diede fama, gloria e parecchie soddisfazioni.

Arnaldo o Sentimenti II, classe 1914, portiere, è stato il primo a diventare professionista. Scoperto quasi per caso dall'allora allenatore del Napoli, l'inglese William Garbutt, si trasferì all’ombra del Vesuvio a soli diciannove anni. Dodici campionati in serie A con la stessa maglia di cui otto con la fascia di capitano ne fecero un napoletano adottivo (morì a Napoli nel 1997). Il terzo fratello, nato quattro anni dopo Arnaldo, era Vittorio, centrocampista con il vizio del gol, cresciuto nel Modena (nel 1940 si laurea capocannoniere della serie B con 24 reti), esploso nella Juventus dove insieme al fratello minore Lucidio formava un binomio indissolubile. Con i bianconeri disputò ben 8 stagioni totalizzando 210 presenze condite da 62 reti prima di trasferirsi alla Lazio, per poi tornare a Torino sponda granata e terminare la carriera con la maglia giallo blu del Modena. Il penultimo gioiello della "covata", Lucidio, è forse il più famoso dei cinque anche perché l'unico ad aver indossato, per ben nove volte, la maglia della Nazionale. L'ultimo, ma non per nome, della famiglia Sentimenti a calcare i palcoscenici della serie A è stato Primo, difensore, classe 1926.

Il record della famiglia: circa 1.600 gare e 180 reti realizzate.

Il 9 aprile 1946 si insediava il primo Consiglio Comunale di Bomporto, sindaco Dionino Gozzi, dopo quasi dieci mesi di governo della Giunta Municipale guidata dai sindaci don Giuseppe Boselli (nominato dal Comitato di Liberazione Nazionale) e Ferruccio Rasori.

Questo breve articolo su Bomporto si chiude ricordando la figura di don Giuseppe Boselli. Il suo volumetto (Bomporto, un centro del Modenese che ha partecipato alla lotta di Liberazione) "vuole essere una esposizione sommaria di avvenimenti e fatti che mi pare siano sufficienti a dare un quadro, se pur breve e sintetico, della condotta nella lotta di liberazione che, come a Bomporto, è stata combattuta in tante altre parti del nostro Paese, quando esso era in regime di occupazione, con l'ideale comune di riconquistare la libertà e la democrazia", ideale per il quale questo sacerdote rischiò più volte la vita.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(27, continua)