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Campogalliano, così il paese sul Secchia diventò “Città della Bilancia”

Tutto cominciò nel 1949 con un licenziamento e una lotta sindacale

CAMPOGALLIANO. Quando ero poco più di un bambino (circa 60 anni fa) andavo d'estate "in villeggiatura" a Campogalliano. Mi ospitava, per un complesso rapporto di quasi parentela, la Gentile, nella trattoria/osteria di fronte a quella che era allora la Cantina Sociale di Campogalliano. Lì c'era una fontana, e si andava a prendere l'acqua con i secchi. Al pomeriggio con una canna da pesca con l'amo ad ancoretta rivestita di cotone rosso mi avviavo in fondo a Via Giuseppe Garibaldi, lasciavo a ...

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CAMPOGALLIANO. Quando ero poco più di un bambino (circa 60 anni fa) andavo d'estate "in villeggiatura" a Campogalliano. Mi ospitava, per un complesso rapporto di quasi parentela, la Gentile, nella trattoria/osteria di fronte a quella che era allora la Cantina Sociale di Campogalliano. Lì c'era una fontana, e si andava a prendere l'acqua con i secchi. Al pomeriggio con una canna da pesca con l'amo ad ancoretta rivestita di cotone rosso mi avviavo in fondo a Via Giuseppe Garibaldi, lasciavo a sinistra le suore e cominciavo ad andare a rane nel canale della Bonifica Parmigiana-Moglia lungo la Via Canale Carpi.

C'era una volta a Campogalliano. I volti e i luoghi del paese di un tempo

Erano pomeriggi lunghissimi e bellissimi: arrivavo fino al mulino di Panzano e poi proseguivo più avanti a destra per una strada non asfaltata e raggiungevo dei parenti di mia nonna materna, i Panari, e la Cesira mi offriva la merenda (anche lì sono stato "in villeggiatura", si andava a rane di notte con il fanale a carburo e la fiocina, e quando i canali restavano quasi a secco si usava "al sburlòun" sotto i ponti per raccogliere tinche, carpe e pesci gatto). Quando verso sera ritornavo si pulivano le rane, piatto forte della trattoria. Se a mezzogiorno i clienti erano più numerosi del solito, la Gentile mi mandava di corsa dal macellaio, o nel negozio di generi alimentari di Cavalieri dietro al Municipio.

C'era una volta a Campogalliano. Un viaggio nel tempo

Verso le 13 portavo il pranzo alla caserma dei Carabinieri. In Via Garibaldi c'era una edicola (c'è ancora), e la signorina che la gestiva, si chiamava Ornella, mi concedeva di leggere tutti i fumetti: come mi piaceva "L'Intrepido"! (in casa Gentile si leggeva invece, o meglio si guardava, "Bolero Film").

Il Comune di Campogalliano in quegli anni aveva poco più di 5.000 abitanti, per lo più sparsi nelle campagne, braccianti, mezzadri. Nei miei ricordi Campogalliano si riduce a Via Roma, cioè l'ingresso in paese per chi veniva da Modena, la piazza con la chiesa e il Municipio, il Castello, il mulino, e Via Garibaldi. Gentile Andreoli ci ha lasciato da tempo, e oggi a Campogalliano su una superficie di 35 kmq risiedono 8.789 abitanti, per lo più nel capoluogo, che è irriconoscibile rispetto al dopoguerra. Poche sono le notizie storiche su Campogalliano, che Giovanni Ronzoni raccolse in un libretto nel 1972, così come incerta è l'origine del nome. Sfogliando Campogalliano dagli insediamenti preistorici all’età delle macchine, un bel libro ricco di immagini che il Comune pubblicò nel 1996, chi non conosce questa località al confine con la Provincia di Reggio Emilia avrà modo di cogliere molti aspetti del suo passato anche lontano. La vicinanza con il Secchia ne fece un luogo di transito per gli eserciti, che spesso saccheggiavano Campogalliano e i paesi limitrofi, come ci ricorda ad esempio il cronista Bonifacio Morano.

C'era una volta a Campogalliano. Il paese nel secolo scorso

“1334. Il 27 maggio, nel giorno di venerdì, le genti dei signori della Scala, del marchese Estense, di Azzo Visconti e dei signori di Gonzaga, che erano venuti all'assedio di Reggio, passarono il Secchia e vennero sulla riva del Secchia, tra i due ponti, e lì stettero fino all’ultimo giorno di maggio, e negli stessi giorni guastarono le biade e gli alberi di Villanova, Ganaceto, Freto, Campogalliano, Soliera, Sorbara, Limidi, Carpi, Cortile e ovunque in quelle zone dal Secchia verso occidente”.  Lo stesso accadde dieci anni dopo: “1343. In quell'anno, nel giorno di martedì 23 gennaio e nel giorno seguente, (vennero) dei Teutonici in compagnia di ventura, il cui capo e comandante era il marescalco Guarnerio, e furono in numero di 3.500 con l'elmetto, mille meretrici, servitori e avventurieri e più; e si accamparono nelle ville di Colombaro, Montale, Mugnano, Formigine, Casinalbo e Baggiovara per sette giorni, da ogni parte consumando e dissipando fieno e altri tipi di paglia, vino e vettovaglie, rovinando le selve come fossero capre, portando via di lì abiti e lenzuola e anche suppellettili e altri beni dei contadini e uccidendo parecchi uomini e impiccandoli alle forche. Il giorno di martedì 4 febbraio questi Teutonici di mattina si allontanarono dal distretto di Modena e andarono nel distretto di Reggio, alle terre di Correggio, Campagnola, Novi, derubando ovunque quelle zone e procurando danni ingentissimi, si accamparono lì e anche nell’episcopato di Modena, cioè nelle terre di Ganaceto, Soliera, nel distretto di Carpi, di Limidi, di Campogalliano, di Panzanello, di San Zenone di Lama, di Cortile, di San Martino di Secchia, di Camurana e nella zona di Solaria e dal giorno 4 febbraio fino al 12 aprile, derubando anche la terra di Quistello e quelle zone del distretto di Mantova”.

Vita piena di pericoli per i contadini, e il tempo poteva essere davvero inclemente, anche a Campogalliano, come accadde nel 1338: “E in quell’anno ci fu un tempo piovoso e instabile, tanto che dal mese di marzo di quell'anno fino al mese di marzo dell'anno seguente compreso per tutto l'anno ogni mese ci fu pioggia e neve, tanto che gli uomini spostarono la trebbiatura fino alla festività di Ognissanti e oltre, e le biade non poterono essere seccate tanto che molte di esse furono asciugate con il fuoco, e anche le messi e le biade rimasero nei campi e marcirono, e le uve non poterono maturare e marcirono sugli alberi e sulle viti, tanto che non ci fu quasi per nulla vino e si trasformava (in aceto) nelle botti, e nella maggior parte dei casi i campi non poterono essere arati e seminati”.

La fame poteva spingere alla rivolta, come accadde il 21 novembre 1482, quando “corso Campo Guaian a povelo in arme, e misene a sachomano de le caxe da formento, fava e altro da fare pan, infra le altre fu quela del Podestà il qual si era uno dito Charlo di Tassun da Modena, e la chaxa di Boxeli”.

Le notizie su Campogalliano non sono frequenti nelle cronache modenesi. Nel 1493, il 9 novembre in sabato, ai merli del castello di Modena verso la chiesa di San Domenico vengono impiccate quattro persone, “tuti ladri e omicidiali”, e uno di questi era “Tomaxo di Fedrezon da Campo Guaian ed era de anni 60”.

Due donne di Campogalliano periscono nel terribile terremoto del 1501: “1501 adì 5 de zugno in sabado ad hore 15. Teramoto grando e meraveioso e di grando smarimento: prima ruvinò molti merli del veschovà de Modena in piaza et amazò Polo di Crespolin, Achilo famìo de ser Francescho di Purin, ed una dona da Ravarin dita dona de Domenego di Zochi s'amazò e tuta sbernata la testa et fune menata via in su uno caro. Item una dona a la quale li cadì in el merchà da le ove uno merlo adosso de queli del palazo… Item morì doe done da Campo Guaian”, che forse erano andate al mercato.

Una vita di paese "normale", che cominciò a cambiare quando fu costruita l'Autostrada del Sole nel 1959 (mi ricordo che andavamo in bicicletta a vedere quell'incredibile distesa di ghiaia che si perdeva all'orizzonte) e soprattutto nel 1972 l'A22 Modena-Brennero, con il casello a Campogalliano.Dogana, spedizionieri, ecc. modificarono in breve l'assetto del paese.

Ma Campogalliano era già la "Città della Bilancia", come ben documenta il Museo della Bilancia. Qui, nel 1860, era sorta infatti la "Francesco Crotti e figlio, pesi e bilance", che raggiunse fama nazionale.

Di sicuro quella lontana mattina d'aprile del 1949, quando l'operaio Gaetano Sacchetti, a causa delle sue attività sindacali, fu licenziato in tronco dalla ditta, nessuno a Campogalliano avrebbe mai creduto che da lì potesse partire un'avventura destinata, cinquant'anni più tardi, a segnare un punto fermo del "miracolo italiano".

Gli operai della "Crotti" chiesero per Sacchetti la revoca del licenziamento e accompagnarono la domanda con scioperi e occupazioni. In risposta la "Crotti" licenziò altri sei dipendenti. Allora nacque una piccola azienda artigianale che sarà il nucleo dal quale trarrà origine nel 1963 la Società Cooperativa Bilanciai.

La "Crotti" non esiste più, ma la produzione di "bilance" (chiamiamole ancora così!) a Campogalliano domina il mercato non solo italiano.

Al centro della piazza di Campogalliano sorge la chiesa di Sant'Orsola, più volte rimaneggiata tra Settecento e Ottocento (una vecchia fotografia ci mostra il muro di cinta del vecchio cimitero che sorgeva davanti alla chiesa), ma il viaggiatore curioso deve entrare in Piazza Castello, il primo nucleo cittadino di Campogalliano. Lì vedrà l'oratorio di San Rocco, il santo protettore della peste, che dopo essere passato nel Novecento a proprietà privata e sconsacrato, è stato acquisito e restaurato completamente, assieme a tutta la Piazza, dal Comune. Anche le frazioni, Saliceto Buzzalino e Panzano, hanno chiese interessanti, ma per gli abitanti di Campogalliano la chiesa per eccellenza è il Santuario della Beata Vergine della Sassola, costruito nel 1745 per volontà popolare sul terreno dove sorgeva il pilastro prima sede dell'immagine sacra, trovata da alcuni contadini sul greto del fiume Secchia.

Proprio il rapporto di Campogalliano con il fiume non può farci dimenticare che un tempo si raggiungeva Modena dalla Barchetta, o che le casse di espansione del Secchia hanno dati luogo ai laghi dedicati a Eugenio Curiel, Medaglia d'Oro al Valor militare.

P. S.

Campogalliano ha dato i natali a personaggi illustri, come Alberto Braglia, che tra 1908 e 1912 ha conquistato tre medaglie d'oro alle Olimpiadi, o a politici di alto livello, come Lanfranco Turci, per tre volte Presidente della Regione Emilia-Romagna, o l'attuale Presidente Stefano Bonaccini. Mi sia però concesso di ricordare qui il mio amico Edmondo Berselli, che ci ha lasciato nell’aprile del 2010.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.it