«Tavolo in prefettura per recupero di beni e aziende confiscate»

La Cgil analizza i dati dei patrimoni sequestrati in Regione «Quadro preoccupante specie per le attività economiche»

Aprire tavoli ad hoc in ogni prefettura, per monitorare in tempi rapidi la consistenza e il possibile impiego dei patrimoni confiscati alla mafia già disponibili in ogni provincia.

È la richiesta che la Cgil lancia a istituzioni e autorità in Emilia-Romagna, sulla base dei dati “sensibili” appena arrivati, aggiornati ad aprile 2016, da Roma. In ballo c'è il dossier curato dalla Presidenza del consiglio dei ministri, in collaborazione con la società pubblica “Studiaresviluppo”, sui beni confiscati: il tutto, però, al netto della (notevole) quantità di patrimoni già confiscati, con la sentenza del 22 aprile scorso, nell'ambito del maxiprocesso aemilia con lo stralcio dei riti abbreviati.

Aemilia a parte, dunque, si contano 248 patrimoni confiscati. Si trovano in 48 comuni regionali e, per quanto riguarda il “podio”, si va dai 42 beni di Alseno, nel Piacentino, ai 20 di Forlì e ai 17 di Nonantola.

Per il 35% si tratta di appartamenti, per il 15% box e garage, per il 12% terreni agricoli e così via. Dei 248 beni immobili, avvisa tuttavia il responsabile regionale alla legalità della Cgil Franco Zavatti, solo 81, il 32%, ad oggi sono destinati ad un recupero di utilità pubblica, in maggioranza a beneficio dei municipi, e poi di enti pubblici in generale e del volontariato sociale. Tra i territori, se Forlì-Cesena registra il picco positivo (85%) degli immobili confiscati già consegnati al riutilizzo sociale, con 27 provvedimenti di assegnazione, non sfugge il picco negativo su Modena, con “zero” assegnazioni tra i 26 immobili confiscati e disponibili; ma anche Reggio Emilia segna zero, su 19 beni.


Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

«Ancor più preoccupante ed incerto», dice il sindacato, risulta il quadro delle aziende confiscate: su 52 imprese sotto confisca, sono solo 13 quelle già destinate a future gestioni, mentre ne risultano 27, il 53%, tuttora “in gestione” provvisoria da parte dell'agenzia nazionale di riferimento (ne risultano altre 12, il 23%, uscite dalla gestione, ovvero in liquidazione o già fallite). Le 52 imprese sono distribuite prevalentemente a Bologna (24), seguono Modena (9) e Rimini (6).

«Un quadro pesante e preoccupante, soprattutto per la grande incertezza sulla tenuta e sopravvivenza delle aziende sequestrate o confiscate, - spiega Zavatti - inspiegabilmente per troppo tempo in attesa prima di una assegnazione con gestione certa e con prospettive per l'attività svolta ed i lavoratori occupati».

Proprio da qui è partita l'iniziativa Cgil per la presentazione della legge di iniziativa popolare “io riattivo il lavoro”. «È evidente l'urgenza di correggere norme e responsabilità gestionali, avvicinandole ai territori interessati, coinvolgendo istituzioni locali, associazioni imprenditoriali e sindacato. Va perciò accelerato il percorso parlamentare della riforma del Codice antimafia fermo al Senato. In tal senso assume particolare rilievo il confronto con la regione Emilia Romagna, per definire il testo Unico su appalti e legalità che prevede uno specifico assaggio sulle imprese sequestrate/confiscate e la previsione di un protocollo specifico con i Tribunali, sul modello già avviato in Lazio e Lombardia».