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L'assessore Costi e la ricostruzione: «È ora di ridare vita ai nostri centri storici»

L’assessore regionale alla Ricostruzione, Palma Costi traccia la road map da 4 anni dalle scosse che hanno sconvolto la Bassa modenese. «Saranno un laboratorio di sicurezza e innovazione ma vogliamo i progetti»

Sistemate, bene o male, le questioni legate alla ricostruzione delle abitazioni private, annotato il grande balzo in avanti dell’industria biomedicale e manifatturiera avanzata, pressoché archiviate le vertenze sui moduli abitativi degli sfollati, è il momento di ridare vita, coraggio e vigore ai centri storici abbandonati dopo le scosse di terremoto. Quattro anni dopo il sisma che ha devastato quattro province, Palma Costi, assessore regionale alla Ricostruzione, traccia il percorso che dov ...

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Sistemate, bene o male, le questioni legate alla ricostruzione delle abitazioni private, annotato il grande balzo in avanti dell’industria biomedicale e manifatturiera avanzata, pressoché archiviate le vertenze sui moduli abitativi degli sfollati, è il momento di ridare vita, coraggio e vigore ai centri storici abbandonati dopo le scosse di terremoto. Quattro anni dopo il sisma che ha devastato quattro province, Palma Costi, assessore regionale alla Ricostruzione, traccia il percorso che dovrà portare a realizzare una promessa fatta da Vasco Errari e Stefano Bonaccini, oltre che dai sindaci: i cuori storici dei paesi non moriranno, anzi rinasceranno.

Palma Costi: "E' ora di ridare vita ai nostri centri storici"

 

Assessore, sono passati quattro anni, ma le piazze restano pressoché abbandonate.

«Eppure di lavoro ne è stato fatto tanto, soprattutto nell’ultimo periodo. Penso, ad esempio, alle zone franche urbane che riguardano 1770 piccole attività commerciali oppure ai 18 milioni già stanziati dalla Regione per i piani organici dei centri storici. Però c’è tantissimo da fare: non scordiamo che il 70% delle opere pubbliche sono legate a beni culturali per i quali c’è un iter lungo e vincolato al parere della Soprintendenza. Con i tecnici del Mibac lavoriamo tanto, ma serve uno sforzo in più per velocizzare l’inizio dei cantieri».

I soldi, seppur lentamente, li state trovando, però di progetti se ne vedono pochi.

«E questo è il grande limite. Non scordiamo però che i Comuni colpiti sono piuttosto piccoli, con staff comunali ridotti. Come Regione siamo al loro fianco, ma così come alle Diocesi dico: progettate, vogliamo vedere qualcosa di tangibile».

Lei come immagina le nuove piazze?

«Nuove nel senso di ristrutturate, non certo delocalizzate perché il cuore dei paesi è storicamente quello del centro e tale deve restare. Penso però si debba pensare in modo innovativo. Credo che si possa sperimentare, ecco vorrei dei laboratori architettonici in cui conciliare sicurezza e restauro in abbinamento a proposte di modernità come può essere il cablaggio per il web o proposte commerciali innovative. Come struttura commissariale vogliamo che il 2016 sia proprio l’anno dei progetti».

Ma dal suo osservatorio come vede la ricostruzione?

«Ci sono ancora dei problemi, inutile negarlo, ma siamo qui per questo, per trovare le soluzioni ai casi specifici che ci troviamo ad affrontare. Ogni progetto è diverso dall’altro e oguno ha peculiarità specifiche. Ma vedo anche grande spirito di rilancio. Non solo abbiamo trattenuto tutte le multinazionali, ma ora abbiamo stabilimenti innovativi dove gli imprenditori hanno pensato a come affrontare il mercato futuro e non al riportare le cose al periodo pre-sisma. E infatti i dati danno loro ragione, con ricavi e margini operativi migliori rispetto al 2012. Ma il terremoto dell’Emilia, unico nel suo genere, ha creato maggior sensibilità alla sicurezza e non a caso il bando per l’antisismica dei capannoni sta attirando grandi attenzioni».

Sul fronte agricolo è arrivata una proroga, le autorizzazioni a ricostruire devono arrivare entro fine anno, ce la farete?

«La proroga mette più serenità e il presidente Bonaccini ha lavorato molto bene. È vero che ci sono ancora 700 domande da evadere, ma ci rafforzeremo come organico e nessuno resterà indietro. Siamo molto meticolosi perché parliamo di soldi pubblici e qualcuno potrebbe cercare di approfittare dell’opportunità. La chiamiamo burocrazia, ma significa anche equità».

Le imprese edili lamentano pagamenti lenti?

«Abbiamo fatto un provvedimento che permette fino al 70% della liquidazione immediata del contributo, superando così i problemi di liquidità. Ma si sappia che alla fine lavori controlleremo tutto nei minimi dettagli».

E le maxi-imprese che saltano e non pagano?

«È un problema a cui stiamo cercando di porre rimedio, ma ci si inserisce in un percorso “normale” di procedure dei creditori e questo non aiuta».

Esiste ancora il problema dei pochi tecnici nei Comuni?

«Venticinque municipi sono ormai fuori dal cratere sismico, le forze in campo saranno dirottate verso chi ne ha più bisogno, attraverso le Unioni. Non possiamo inchiodare la macchina della ricostruzione per la mancanza di forze».