Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

I nostri itinerari in Appennino: a Montecorone, dove c’è il bosco prima c’era il mare

Viaggio nel borgo medioevale arrampicato tra Roccamalatina e Zocca con grotte e castagni. Un'esperienza unica per fare un passo indietro nel tempo

Itinerario escursionistico nei dintorni di Montecorone, piccolo ma splendido borgo di epoca medioevale, situato tra Roccamalatina e Zocca.

Lasciata l'auto in prossimità del borgo, ci si incammina in direzione del Sasso di S. Andrea; questa particolare conformazione rocciosa si è formata sul fondo di bacini marini circa 25 milioni di anni fa e sembra fronteggiare, quasi in gesto di sfida, il promontorio su cui poggia Montecorone. Si percorre una facile carreggiata che si inoltra nel fitto del ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

Itinerario escursionistico nei dintorni di Montecorone, piccolo ma splendido borgo di epoca medioevale, situato tra Roccamalatina e Zocca.

Lasciata l'auto in prossimità del borgo, ci si incammina in direzione del Sasso di S. Andrea; questa particolare conformazione rocciosa si è formata sul fondo di bacini marini circa 25 milioni di anni fa e sembra fronteggiare, quasi in gesto di sfida, il promontorio su cui poggia Montecorone. Si percorre una facile carreggiata che si inoltra nel fitto del bosco, diradandosi di quando in quando e lasciando intravedere la sagoma del sasso con accanto quella del Sasso del Cristo Nero, il cui nome è dovuto al ritrovamento nei pressi di un crocefisso bruciato.

La carreggiata lascia il posto ad un comodo sentiero che ci accompagna fino alla sommità del Sasso di S. Andrea. Improvvisamente si passa dal fitto del bosco ad un panettone di roccia arenaria modellata con secolare pazienza dal lento lavoro della pioggia e del vento. I boschi che caratterizzano questo angolo di Appennino sono costituiti principalmente da roverella, la quercia tipica della collina, ma si possono incontrare anche esemplari di faggio o di erica arborea, tipici rispettivamente dell'alta montagna e della macchia mediterranea, e numerosi castagneti. Il castagno fu importato in Italia dai Romani, ma fu grazie all'iniziativa di Matilde di Canossa (XI-XII sec) che ebbe una grande diffusione nella nostra zona, allo scopo di favorire l'alimentazione e la sopravvivenza delle popolazioni montane.

Si riprende il cammino fino a “Cà Toti” per poi scendere e attraversare il piccolo torrente Livia, dove sono ancora visibili i resti dell'antico, omonimo mulino. Superata la borgata di “Lamari di Sotto”, ci si ritrova presto nuovamente ai piedi di Montecorone. Le prime testimonianze scritte della località risalgono al 1254 mentre nel 1409 i Duchi Estensi cedettero il borgo alla casata dei Contrari che lo unirono al Marchesato di Vignola. Inoltrandoci lungo le stradine lastricate dell'abitato, gli edifici storici sembrano letteralmente arrampicarsi sul piccolo costone roccioso in un crescendo di raffinatezza architettonica. All'inizio del borgo si trova l'oratorio di San Rocco (XVII sec), mentre nella parte più alta si trovano la chiesa dedicata a Santa Giustina e un ampio palazzo quattrocentesco, caratterizzato da finestre in arenaria ad arco a sesto acuto, di cui una decorata da gigli e rose.

Si riprende il cammino giungendo presso una sorgente di acqua solforosa con un piccolo laghetto dedicato alla pesca sportiva. Da qui si sale fino alla località Calizzano dove si imbocca un sentiero, a tratti un po' ripido e impervio, che conduce al “Bosco delle Tane” chiamato così a causa di alcune pareti rocciose in arenaria costellate da grotte più o meno profonde. Lungo il tragitto si possono notare alcuni esemplari di betulla, antica eredità dell'ultima glaciazione.

Si prosegue fino ad incrociare la strada che conduce a Zocchetta, il cui nome deriva dal latino e, come Zocca, si riferisce ad un ciocco o ceppaia. Qui, nel 1668, l'antica famiglia locale dei Barattini, fece costruire un oratorio dedicato alla Natività della Vergine. Con una breve digressione di circa 1,5 km A/R si può raggiungere Zocchetta Vecchia che costituisce la parte più antica dell'insediamento e presenta ancora oggi interessanti edifici cinquecenteschi.