San Felice. Montagna all’amianto... immobile

Arpae si smarca dai controlli, ma il legale di Aemilia sollecita il Comune alla perizia danni

SAN FELICE. Arpae si chiama fuori da eventuali controlli sulla condizione dei teli provvisori che coprono la montagna all’amianto e le sue polveri nell’azienda Bianchini.

E l’amministratore giudiziario nominato dal giudice di Aemilia replica al Comune - che fissava delle date per quei controlli - spiegando che l’area è sottoposta a sequestro da parte della magistratura antimafia, lasciando intendere che al bisogno è stato proprio lui ad attivarsi, al posto del Comune e compagnia bella.

Comune che non ha ancora prodotto una perizia per quantificare i danni che il cospargimento di amianto ha provocato a San Felice, nè tantomeno ha chiesto un sequestro ai giudici del processo Aemilia, come l’avvocato di parte civile sollecita ancora una volta a fare, con una lettera di questi giorni.

Infine il Comune, per parte sua, respinge la mozione presentata dalla minoranza, che chiedeva una “finestra informativa” sulla situazione, da pubblicare sul sito internet dello stesso Comune.

È un po’ questo lo stato dell’arte emerso nell’ultimo consiglio comunale, dove la maggioranza di Insieme per San Felice ha respinto la richiesta di informazioni da diffondere ai cittadini, contenuta in una mozione della lista San Felice in Movimento.

Ad inizio 2015, in un clima ben diverso - ancora non si sapeva della imbarazzante mancata costituzione di parte civile del Comune all’udienza preliminare di Bologna, nè si conoscevano i risultati delle intercettazioni ambientali della Direzione distrettuale antimafia, che segnalano promiscuità, con ambigue e preoccupanti tentazioni relazionali sul tema amianto - tutti i tre gruppi presenti in Consiglio avevano chiesto allo Stato e alle istituzioni di farsi carico dello smaltimento dei siti contaminati, a cominciare dalla famosa montagna di via Lavacchi.

Ad oggi, nelle comunicazioni diffuse dalla giunta comunale ai consiglieri, risulta anzitutto che Arpae (si ricorderanno peraltro le famose intercettazioni nell’auto di Bianchini) non si fa carico diretto dei controlli: «In merito alla richiesta di controlli periodici presso il sito in oggetto... si comunica che tale attività non richiede competenze specifiche della scrivente Agenzia...».

Al Comune di San Felice che gli chiedeva di accedere e fissava tre date con relativi orari, l’avvocato Rosario Di Legami, amministratore giudiziario della Bianchini, risponde peraltro categorico: «...Elemento non garantibile, essendo un’area sequestrata ed accessibile solo tramite autorizzazione della Procura antimafia».

Cui quindi andava rivolta la richiesta. «È evidente che, in un’ottica di costante collaborazione da sempre garantita da questa A.G., ove si richiedano aggiornamenti sullo stato dell’arte, sarà mia cura darli come ho sempre fatto, risolvendo anche problemi legati al territorio di San Biagio, sempre previo nulla osta dell’Autorità Giudiziaria», puntualizza lo stesso Di Legami, ricordando che l’unico sito bonificato in questo contesto l’ha fatto bonificare proprio lui.

Infine quel che resta del processo Aemilia: ritenendo improbabile che il Tribunale di Reggio la disponga di ufficio, l’avvocato Valeria De Biase sollecita ancora ad una perizia sui danni (nella costituzione di parte civile a Reggio è stata quantificata una cifra di 25 milioni): «Tale somma, come ebbi già ad illustrare, è meramente indicativa e precauzionale, poichè sarà nell’ambito del processo che dovremo fornire la prova del danno subito dal Comune di San Felice... - scrive - L’effettuazione di una consulenza tecnica potrebbe risultare opportuna - anche in vista di una ipotetica causa civile - ...». Stesso discorso si fa per la richiesta di un sequestro conservativo contro i Bianchini. Prima che sia del tutto tardi...