Nella villa dei boss a Maranello un centro per donne vittime di violenza

Il sindaco Morini con Mariaelena Mililli

Il sindaco: «Sarà il primo del nostro distretto» Nel progetto anche la costruzione del parco della legalità

MARANELLO. Le curve sinuose di una piccola stradina, racchiusa tra il verde degli alberi, fungono da “cortile d’ingresso” del complesso residenziale di Fogliano.

LO SPECIALE: BENI CONFISCATI RIPRENDIAMOLI

La villa e la piscina. Lì, in mezzo a villette famigliari, nelle colline di Maranello, terra di motori, della Ferrari, i Pelaggi avevano iniziato a costruire la propria dimora: una villa su due piani, con garage, un terreno vicino di 365 metri quadrati e una piccola piscina nascosta perché mai stata approvata nel progetto iniziale e quindi assente nelle carte del catasto comunale. A dir la verità in via Fondo Val Grizzaga avevano iniziato anche a viverci, nonostante il cantiere fosse tutt’altro che ultimato, ma la loro presenza è durata il tempo di un sospiro. I Pelaggi con il denaro che arrivava loro a Modena dagli affari malavitosi del clan della ‘ndrangheta degli Arena (di Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone) facevano investimenti e creavano società, anche fittizie, di cui poi ‘gonfiavano’ il fatturato con giri di false fatture e frodi. Traffici scoperti dalle forze dell’ordine che hanno iniziato a indagare sulla famiglia già nel 2006 quando ci fu l’attacco dinamitardo all’Agenzia delle entrate di Sassuolo nel 2006 (che aveva scoperto una frode da 90 milioni di euro della ditta Point One di Pelaggi, oggi fallita). Oggi a dieci anni di distanza da quell’attacco la villetta sta per tornare in mano al Comune che ha in mente di crearci un centro di accoglienza per donne vittime di violenza. «Sarebbe il primo del nostro distretto», rimarca il sindaco di Maranello Massimiliano Morini.

Centro per le donne nella villa confiscata ai boss

Sentenza definitiva. La Cassazione nel 2014 ha emesso una sentenza definitiva con cui ha privato la famiglia della villetta e ora «attendiamo le indicazioni delle modalità con cui entriamo definitivamente in possesso del tutto. L’idea è fare interventi su più anni in modo da creare non solo il centro contro la violenza ma anche un parco pubblico e una casa della legalità. Creeremo un percorso che dalla villa arrivi fino al Circolo il Canarino. Qui in futuro con gli scout e i volontari per la sicurezza dovrebbe nascere un vero e proprio centro per la legalità della frazione. In questo modo li collegheremmo insieme e svilupperemmo un percorso di un chilometro e 600 metri con pannelli e bacheche in cui verranno inserite frasi celebri ispirate al concetto di legalità».

Parco della legalità. Decisi anche i personaggi a cui verrà intitolato l’intero complesso della legalità: « Il parco - spiega l’assessore alle Pari opportunità, Mariaelena Mililli - vorremmo intitolarlo a Emanuela Loi (la prima poliziotta morta in servizio) mentre la casa a Francesca Morvillo (magistrato e moglie di Giovanni Falcone morta nella strage di Capaci)».

Soliti tempi burocratici. Un progetto ambizioso che però è bloccato dai tempi burocratici e l’edificio inizia ad arrendersi al tempo. L’erba alta in giardino, la copertura della piscina abusiva ha ceduto e fa entrare all’interno tutto. La maggior parte delle finestre ha le persiane a protezione dell’interno ma non tutte. Le mattonelle dell’esterno iniziano a cedere e all’interno, dalla finestra che da sulla piscina abusiva, inizia a perdere smalto. I lavori devono essere ultimati ma se il progetto non partirà a breve per i danni da riparare potrebbero diventare di più dei lavori da ultimare.