Itinerari in Appennino / Per la via Bibulca tra abbazie e ospizi salendo sul crinale

Si parte da Frassinoro, si arriva al confine in vetta con la Toscana fino a San Pellegrino in Alpe

Itinerario alla scoperta delle Terre della Badia di Frassinoro che, attraverso l’antica Via Bibulca e in sella alle nostre biciclette, ci condurrà a visitare abbazie, santuari e ospizi ubicati in splendidi scenari naturali fino a raggiungere il crinale di confine tosco-emiliano.

Si parte da Frassinoro, il cui nome secondo la tradizione deriva da un'immagine della Vergine che viene rappresentata appesa ad un frassino mentre irradia, con i suoi raggi d'oro, i valichi dell'Appennino. Subito si incontra l’Abbazia fondata nell'anno 1071 da Beatrice di Lorena e dalla figlia Matilde di Canossa. Nacque come monastero benedettino e fu dotato di vasti possedimenti territoriali e di cospicui beni. Nel XV secolo una frana purtroppo la distrusse: restarono solo pochi pezzi che vennero riutilizzati nella costruzione dell'attuale chiesa, del campanile e dell'adiacente canonica. Proprio la fondazione dell’Abbazia, contribuì notevolmente allo sviluppo e all’importanza della via Bibulca, le cui origini risalgono però a molto prima, al tempo dei Friniati e dei Romani.

L’importanza della Via crebbe poi ulteriormente con la costruzione degli ospizi di S. Geminiano e di San Pellegrino in Alpe, eretti per assicurare il ristoro lungo il percorso ormai frequentemente battuto che permetteva il collegamento con la Toscana. Si passa il borgo di Pietravolta documentato a partire del 1222 e famoso per il suo bel santuario dedicato alla Madonna della Neve risalente al XVII secolo; si oltrepassa la borgata di Roncadello e si arriva quindi alcentro di sci di fondo Boscoreale e ai Prati di San Geminiano. E’ questa un'area relativamente pianeggiante, posta a ridosso del crinale appennino e frequentata già in epoca antichissima come testimoniano reperti risalenti al Neolitico.

Nell'XI secolo qui sorgeva un ospizio per i viandanti, fatto costruire dalla Contessa Matilde presumibilmente dopo la fondazione dell'Abbazia di Frassinoro. Dell'antico ospitale non rimane nulla, ma è presente un piccolo oratorio di origine seicentesca ricostruito nel '900 dopo un forte terremoto. Si prosegue su belle forestali fino a giungere al Passo delle Radici e al successivo Passo del Lagadello: siamo nei pressi del crinale tosco-emiliano e ora la vista spazia sul versante toscano con le cime delle Apuane sullo sfondo. Da qui si percorre il cosiddetto giro del Diavolo in cui, secondo la tradizione, il diavolo infuriato prese a ceffoni S. Pellegrino, per la sua resistenza alle tentazioni, facendolo ruotare tre volte su se stesso.

Si arriva infine al paesino di S.Pellegrino in Alpe e al suo famoso ospizio e santuario, meta tuttora di numerosi pellegrinaggi. Benché la tradizione lo voglia fondato nel VII secolo dallo stesso San Pellegrino, la sua costruzione, per l'assistenza a viandanti e pellegrini nel tratto di valico più impervio e disagevole della via Bibulca, è documentata a partire dall’anno 1110.

Questo territorio è stato conteso nei secoli tra il ducato di Modena e la repubblica di Lucca e mai si trovò una vera soluzione. Infatti persiste ancora un'isola modenese in territorio lucchese, che include metà della piazza del paese e la metà sinistra del santuario: in questo modo i corpi dei Santi Pellegrino e Bianco, conservati all’interno del santuario, si trovano con la testa in Emilia e i piedi in Toscana. Attualmente l'ospizio ospita anche il Museo Etnografico Don Luigi Pellegrini allestito per rendere testimonianza all'importante tradizione della civiltà rurale nell'Appennino tosco-emiliano.