I corsi di formazione? Erano in trattoria

A processo società non accreditata che secondo la Procura vendeva falsi attestati con certificati di un medico inesistente. Le indagini sono iniziate a Bomporto

MODENA. Organizzavano corsi di formazione di nessun valore che vendevano agli agricoltori: corsi che non erano autorizzati, né riconosciuti, avevano un certificato timbrato e firmato da un medico inesistente e l’organizzatore si spacciava per ingegnere. Soprattutto, la formazione si faceva a tavola: i corsi si riducevano a una mangiata al ristorante con scampagnate anche in Toscana e qualche minuto di spiegazione “pro forma”.

Per questi motivi, i tre imputati sono accusati di associazione a delinquere per i falsi certificati e sostituzione di persona. Ieri sono comparsi davanti ai giudici del Primo Collegio per l’inizio di un processo su fatti contestati dal 2013. Sotto processo sono il presunto organizzatore dei corsi “farlocchi” Alessandro Moro, 67enne veneziano residente a Marina Romea (Ravenna), la consulente aziendale Barbara Veronesi, 60 anni, presso il cui studio a Bomporto aveva sede la società di formazione, e il fratello Rodolfo Veronesi, 52 anni, esperto di agraria di Bomporto (il primo difeso dall’avvocato Stefania Mannino e i fratelli dall’avvocato Paolo Petrella).

La vicenda - che ieri in aula ha iniziato a delinearsi con le prime testimonianze - nasce a Bomporto nello studio di consulenza aziendale della Veronesi. Lì Moro costituisce la società cooperativa Promotech scarl (che oggi risulta in liquidazione) per promuovere la consulenza sulla sicurezza e sull’igiene dei posti di lavoro e soprattutto corsi di formazione. I clienti sono agricoltori che hanno bisogno di essere riconosciuti trattoristi o esperti in particolari macchinari (movimento terra, gru, carrelli elevatori). Ma secondo la guardia di finanza di Carpi e il procuratore capo Lucia Musti - che segue personalmente la pubblica accusa in aula - la Promotech non aveva nessuna autorizzazione o accredito (in base agli accordi Stato-Regione del 2012) per rilasciare attestati e diplomi.

Dopo alcune segnalazioni di esperti di gestione aziendale, le fiamme gialle hanno scoperto che alcuni agricoltori avevano presentato attestati di formazione per trattoristi e altro che risultavano senza valore. Alcuni avevano intestato ricevute di pagamento per i corsi che presentavano strane irregolarità di emissione e datazione.

Le indagini hanno portato a Bomporto dove la Veronesi, sempre secondo l’accusa, metteva a disposizione il suo studio come sede logistica per la società di formazione e per incontri che organizzavano Moro e il fratello. Sempre secondo l’accusa, i due gestivano una rete di rapporti tra coloro che dovevano prendere questi attestati.

Da quanto ricostruito dalla Procura, i corsi però finivano spesso con una bella mangiata in un ristorante in Emilia o in Toscana. Cene affollate: si apparecchiava per troppi partecipanti, molti di più di quelli previsti dalla legge. Si radunavano in locali privi di salette attrezzate per le spiegazioni teoriche e tanto meno per prove tecniche, ma che si prestavano tra un piatto e l’altro a corsi in pillole, pochi minuti di “infarinatura” nei quale Moro spiegava ai convitati l’argomento del corso e poi, dopo dessert e amaro, si consegnava l’attestato. Il pezzo di carta aveva un costo: da 50 in su.

Nell’incartamento c’era un certificato medico obbligatorio per l’attestato di frequenza alla lezione di primo soccorso. Era firmato e timbrato dal dottor Francesco Cestini. Un medico inesistente, secondo la finanza. Anche Moro però si spacciava per un ingegnere e non lo è, secondo le indagini. Insomma, questi agricoltori pagavano per avere carta straccia. Documenti falsi, secondo la Procura, e soprattutto non utilizzabili.

Prossima udienza nel marzo 2017.