Scomparso da un mese, forse è stato sbranato dai lupi il pensionato di Palagano

Govoni non si trova. Gli indizi aprono la tragica ipotesi per il 78enne sparito in un bosco: un malore, poi il macabro attacco. Un precedente anni fa

PALAGANO. Potrebbe aver fatto una fine orribile Adriano Govoni, il 78enne scomparso il 13 maggio, ormai un mese fa, da Montemolino di Palagano. La sua Panda nera, com’è noto, è stata ritrovata il 31 in Toscana, ai margini di una zona boscosa sui monti di Fivizzano (Massa Carrara). Da allora carabinieri, protezione civile e volontari del posto, coordinati dal Radiomobile di Massa, lo hanno cercato giorno dopo giorno anche in condizioni difficili, sotto la pioggia battente, perlustrando la zona (nota come località Po, sopra Fivizzano) inutilmente.

E giovedì è stato decretato lo stop alle ricerche straordinarie; proseguiranno solo quelle da caso irrisolto per i carabinieri delle tre stazioni competenti per territorio: Fivizzano appunto, poi Casola in Lunigiana e Monzone (località omonima della frazione pavullese). Ma senza nessuna speranza di trovarlo vivo. Anzi, con poche speranze di trovare anche il corpo. Si teme infatti che Govoni possa essere stato mangiato dai lupi, molto diffusi in quella zona impervia coperta da una fitta vegetazione. O dai cinghiali. Una fine tremenda, a cui fanno pensare gli elementi raccolti finora. Si è accertato infatti che la Panda si è fermata lì per la rottura del cambio, dovuta sicuramente a una forte botta presa sotto dall’auto sulla strada accidentata, che Govoni non conosceva.

Perché vi si sia avventurato da solo (nessun altro è salito sulla macchina) resta un enigma. Non potendo ripartire, senz’altro l’uomo è sceso cercando aiuto e ha pensato di dirigersi nel bosco. Questo lo hanno appurato i cani molecolari messi a disposizione i primi giorni dal Comando di Firenze che, dopo aver annusato un indumento portato dal figlio, avevano trovato una traccia che portava nel fitto della vegetazione, ma poi persa. Perché i cani riescono a seguire solo la pista lasciata da una persona viva. L’area boscosa, oltre a essere impervia, è molto vasta: Govoni si sarà sicuramente perso e magari nell’angoscia, sotto la pioggia e al freddo, sarà stato colto da un malore fatale. Le sue condizioni di salute già in partenza non erano ottime

. Ed è difficile pensare che un cadavere a cielo aperto sia passato inosservato per giorni e giorni ai lupi e agli altri animali selvatici che popolano quella montagna. Bestie che non attaccano l’uomo da vivo, ma per le quali un cadavere diventa solo cibo. Potrebbero averlo azzannato e portato via anche lontano. Fa pensare a questo quanto accaduto anni fa in questo stesso bosco a un cercatore di funghi che sparì nel nulla: ricerche inutili per giorni e giorni. Poi, dopo due anni e mezzo, a diversi chilometri di distanza dal punto in cui si era introdotto nella vegetazione, in un’altra vallata, venne trovato il suo femore, unico segno di un corpo smembrato. Oggi inizia la stagione dei funghi, che porta sempre diverse persone quassù: la speranza è che il girovagare permetta a qualcuno di trovare almeno qualche resto di Govoni, un vestito o una scarpa trascinata via. Per avere qualche elemento in più per capire cosa sia davvero successo in questo posto lontano dal mondo, in cui la natura è l’unica padrona.