Pievepelago, quegli ululati dei lupi nelle notti dell'Appennino modenese

Pievepelago. Un gruppo di guide ambientali organizza escursioni nel Frignano Un registratore con amplificatore ne riproduce i richiami e se si è fortunati...

PIEVEPELAGO. A volte ritornano…e ululano. Di chi stiamo parlando? Dei lupi in Appennino. Una presenza con cui gli abitanti hanno imparato a convivere, talvolta con paura.E per una notte c’è chi è andato sulle loro tracce... È stata un’escursione divulgativa per conoscere meglio una specie molto diffusa nel nostro territorio.

Pievepelago, sulle tracce dei lupi in Appennino

Un animale che, contrariamente a quanto si possa pensare, è comune anche in pianura. «Possono arrivare fino a Sassuolo - spiega Davide Pagliai, guardia ambientale escursionistica - perché non è un animale tipico da montagna. Si stabilisce in habitat in cui può vivere indisturbato». Quanti ce ne sono? «In Italia se ne stimano dal milione al milione e mezzo di esemplari - aggiunge Pagliai, citando dati dell’ultimo censimento - e il nostro Alto Appennino n’è pieno. Stime precise non se ne riescono a fare: non tutti i branchi sono stabili, molti sono di passaggio. I dati che abbiamo li ricaviamo dal monitoraggio. Ogni branco controlla una superficie di centottanta-duecento chilometri quadrati».

Da quanti elementi è composto ogni branco?

«C’è la coppia dominante e poi ci sono i cuccioli dell’anno. I piccoli nascono a maggio, restano con i genitori circa setteotto mesi e poi vanno via. Ogni cucciolata ha una media compresa fra tre a cinque piccoli». Ciò vale per tutti le varietà di lupi?

«No, non è sempre così infatti in Nord America ci sono branchi da venti a trenta esemplari».

Perché questa differenza numerica?

«Branchi grandi comportano grandi prede - e da noi sono meno diffuse che in Nord America. Due lupi possono uccidere qualsiasi preda. Tutto ciò che uccidono mangiano. Non lasciano niente sul campo, mangiano fino a “sfondarsi”, d'altronde quando attaccano mettono a rischio la loro stessa vita». Nel nostro Appennino ci sono cartelli che ne segnalano la presenza. Gli attacchi a insediamenti umani non sono mancati, così come i racconti di donne e uomini che hanno detto stancamente “basta”.

La paura è giustificata?

«No, perché nel nostro territorio non ci sono lupi che attaccano per mangiare l’uomo - ribadisce Pagliai - l’unica specie aggressiva vive in Siberia. Ci sono stati dei casi in cui le persone sono state attaccate dai lupi, ma questo accadeva più che altro nell’Ottocento. I bambini facevano i pastori e i lupi attaccavano le greggi. Capitava che intercettassero anche i primi. Si muovono in branco composto da almeno due esemplari. Tuttavia, possono vivere e cacciare anche da soli. Attaccano la preda alla testa e la mangiano. Non colpiscono alla gola, è pericoloso e non è importante che la preda sia morta per potersene cibare».

La serata non è stata organizzata per avvistarli visivamente, ma per sentirli. Oltre a essere intelligenti, i lupi sono infatti molto acuti. «Possono sentire fino a diciassette chilometri di distanza - ricorda Pagliai - e hanno un olfatto molto sviluppato. Sono i suoi due sensi sviluppati, ancor più che la vista. Si muovono anche di giorno oltre che di notte». Gli unici ululati emessi sono stati quelli riprodotti da una macchina apposita. Un richiamo rimasto inascoltato in una nottata ventosa.