La Fragim dovrà essere demolita Fiamme innescate da un errore

Bomporto. Il capannone bruciato è inagibile: nessun ferito perché il sistema è tutto automatizzato Il titolare: «Si è surriscaldato il motore di un macchinario lasciato acceso per una dimenticanza»

BOMPORTO. Il grave incendio che ha distrutto il capannone della ditta Fragim, specializzata nella produzione d’energia elettrica rinnovabile, e divampato lunedì sera intorno alle 19 in via Aldo Moro al civico 24, nella zona industriale dove si trova lo stabile, è stato causato dal surriscaldamento di un macchinario presente all’interno della struttura, come ha spiegato ieri il titolare della ditta, Gianni Apparuti.

Un errore la causa dell'incendio alla Fragim, il video

«Vengo qui almeno due o tre volte al giorno per controllare che l’impianto che produce energia funzioni nel modo giusto - ha detto Apparuti - e anche lunedì mattina, intorno alle 11, ero arrivato per fare il solito controllo. Una volta dentro però, ho acceso un aspiraliquidi per pulire intorno all’impianto e a causa del forte rumore che produce il generatore dell’impianto stesso, prima di andarmene non mi sono accorto che l’aspiraliquidi era rimasto acceso.

L’incendio quindi è scaturito dal motore dell’aspiraliquidi che, rimasto in funzione per diverse ore, si è fuso e cadendo dentro uno dei bagni d’olio che fungono da carburante per i sistemi di raffreddamento, ha fatto infine divampare il rogo. Ho potuto appurarlo grazie alle riprese delle telecamere che ho nella zona dove ho lasciato in funzione l’aspiraliquidi. Le immagini dell’altra telecamera, invece, quella installata dentro il cofano del gruppo di generazione dell’impianto, hanno rivelato che tutto funzionava normalmente. Quindi, purtroppo, la causa dell’incendio è da imputare al motore dell’aspiraliquidi che, in un attimo, ha fatto divampare le fiamme in tutto il capannone».

Un capannone che ha riportato ingenti danni strutturali che non hanno coinvolto però nessun dipendenti della ditta. La Fragim infatti, è completamente automatizzata, e da prassi non prevede la presenza al suo interno di nessun tipo di personale adibito al funzionamento dei macchinari.

«Il capannone non è presidiato - riprende il titolare - passo io ogni tanto a verificare che sia tutto a posto anche se non ce ne sarebbe bisogno. Il gruppo di generazione dell’impianto infatti, è completamente controllato da remoto».

Per i gravi danni strutturali riportati però, il capannone della Fragim è stato dichiarato totalmente inagibile. «Non mi resta che procedere alla demolizione del fabbricato, anche se mi auguro di riattivare la produzione dell’impianto nell’arco di una quindicina di giorni», ha detto infine Apparuti.