Maxi truffa all’Opera Pia: prosciolto l’ex contabile

Presunto raggiro da mezzo milione a facoltoso disabile ospite del Santa Teresa di Ravenna: archiviata l’inchiesta sul modenese e sul sacerdote ex direttore

Il contabile modenese era accusato con l’ex direttore dell’Opera Pia di aver tentato una truffa da un milione e mezzo di euro utilizzando un’eredità ricevuta da uno degli ospiti della struttura, un facoltoso disabile. Ma ora il gip ha archiviato definitivamente dopo la richiesta di chiudere il fascicolo anche da parte del procuratore capo di Ravenna, Alessandro Mancini. È stato così prosciolto da ogni accusa il modenese Lorenzo Selmi, 58 anni, ex coordinatore amministrativo dell’Opera Pia Santa Teresa Bambin Gesù di Ravenna, accusato con l’ex direttore dell’istituto, un sacerdote. Al termine della lunga indagine è quindi emerso che i due, difesi dagli avvocati Marco Martines e Valerio Girani di Forlì, non hanno quindi cercato di frodare il loro benefattore.

Il caso era emerso con una segnalazione del giudice tutelare del disabile sessantenne, persona facoltosa. Nel 2012, alla morte della madre, su sua volontà, aveva ereditato tutto il patrimonio di famiglia. Secondo la disposizione del testamento, però, questo patrimonio sarebbe andato al Santa tersa solo se l’opera religiosa avesse ospitato suo figlio fino alla sua morte.

Il giudice tutelare però si è insospettito appena è venuto a sapere di un’operazione immobiliare in grande stile: Selmi e don Paolo Pasini, il sacerdote ex direttore decisero infatti di acquistare una serie di capannoni industriali allora ancora in costruzione in località Fornace Zavattini, alle porte di Ravenna. Per chiudere l’affare per il primo capannone, i due stipularono un preliminare di vendita con tanto di atto notarile. Nel corso dell’atto venne consegnata una caparra di ben mezzo milione di euro, ovvero il 30% del valore complessivo di tutti gli immobili. Quei soldi però erano provenienti dal lascito dell’ospite disabile. Per questo il giudice tutelare chiese alla Procura di approfondire l’accaduto e nacque un’inchiesta che si basava sul sospetto di una tentata truffa del tutore e del suo consulente amministrativo, il modenese Selmi, ai danni del facoltoso disabile. Selmi fu indagato anche per aver chiesto al giudice tutelare di poter creare un trust fiduciario per gestire l’intero patrimonio. Ma l’ospite era ancora vivo e quindi il patrimonio era suo, non del Santa Teresa. Secondo il giudice, la donazione del mezzo milione pareva infatti un gesto di generosità tanto strano quanto eccessivo da parte dell’ospite disabile. L’indagine della Procura ha fatto saltare la stipula e il proprietario del capannone si è tenuto sia l’immobile che il mezzo milione, in modo del tutto legittimo.