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Il cemento si sta mangiando la Bassa

Con l’ombrello della “ricostruzione” San Felice e Mirandola ai vertici del consumo di suolo nelle classifiche di Ispra

La Bassa continua a mangiarsi territorio fertile per sostituirlo con il cemento. E, se c’era bisogno di riscontri, il Comune di San Felice e quello di Mirandola balzano in testa alla accelerazione della cementificazione del suolo in regione. Conquistando il podio di una classifica che è tanto istituzionale quanto rassicurante per una economia culturalmente superata, ma concretamente e politicamente ancora inscalfibile.

Un primato conseguito anche in nome di una ricostruzione post sisma che in ...

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La Bassa continua a mangiarsi territorio fertile per sostituirlo con il cemento. E, se c’era bisogno di riscontri, il Comune di San Felice e quello di Mirandola balzano in testa alla accelerazione della cementificazione del suolo in regione. Conquistando il podio di una classifica che è tanto istituzionale quanto rassicurante per una economia culturalmente superata, ma concretamente e politicamente ancora inscalfibile.

Un primato conseguito anche in nome di una ricostruzione post sisma che in realtà ha spesso liberato lo “spirito del far west”, quello della conquista di praterie e campi per portare lo “sviluppo”.

L’esempio è quello di San Felice che nel suo Psc pre sisma programmava una dissennata esplosione demografica, da circa 10mila a circa 15mila abitanti, oggetto a suo tempo di tante - inutili - discussioni.

Con il terremoto la popolazione residente non è certo cresciuta, anzi. E d’altra parte da tempo i nuovi residenti sono - per lo più - immigrati da altri mondi poveri, che non dispongono di risorse economiche per occupare e acquistare spazi importanti di “prateria”.

Il terremoto dunque è servito da ombrello: un centro storico lasciato indietro ed una espansione considerevole su terreni coltivati, in nome della ricostruzione. Con una formalmente nobile e inappuntabile giustificazione: «Non un metro di terreno è stato occupato, se non quelli già previsti nel Psc». Per l’appunto i metri quadrati della maxi espansione dei residenti, quella mai vista.

A certificare questo trend che ovviamente innesca opposte valutazioni e giudizi arriva l’istituto Superiore per la Promozione e la Ricerca Ambientale, con la edizione 2016 dello studio sul “Consumo di suolo, dinamiche teritoriali e servizi ecosostemici”, pubblicato da poco.

Uno studio che riserva nelle varie classifiche posti sempre di “ottima” classifica per l’Emilia Romagna, anche se è il caso “Veneto” a destare la maggiore curiosità dei ricercatori.

Nella classifica relativa all’Emilia Romagna, San Felice si guadagna un brillantisismo secondo posto, facendo registrare nel 2015 la occupazione del 13% del suo territorio.

Sette chilometri quadrati: bisogna immaginarsi case, palazzi e fabbriche che si estendono su un lato per un chilometro, e sull’altro per 7, dalla Rocca fin oltre Massa Finalese, per intendersi. Dal 2012 al 2015 il trend di crescita, quello che fa la classifica, è stato del 2,4%, per l’appunto il secondo più alto di tutta la regione. Secondo solo al comune ferrarese di Voghiera che però è meno della metà di San Felice (3km quadrati, il 7,6% del suo territorio cementificato).

E Mirandola, la città dei Pico, la prima a raccontare di “boschi urbani” nei suoi strumenti urbanistici? Fortissimo terzo posto. Occupa ormai il 9,7% del suo territorio - nonostante le Valli - ed equivale a 13 km quadrati. Come dire una striscia di cemento di un chilometro su un lato e di 13 km in lunghezza, dalla periferia della città fino quasi a San Martino Spino, con un trend di crescita che dal 2012 al 2015 è stato del 2,3%, solo uno 0,1% dietro ai campioni di San Felice. Non che le sensibilità non ci siano: in campagna elettorale c’era chi infatti ha promesso “consumo zero di suolo”. Promettendo però al tempo stesso l’autostrada Cispadana, con inevitabili annessi e connessi capannoni, che rappresentano l’obiettivo dei tanti investitori o speculatori delle retrovie. Parliamo di tanti altri chilometri di campagne che diverranno autostrada e dintorni. D’altra parte certe “prospettive” sono ampie: in Emilia Romagna ci sono comuni, come Cattolica, che hanno già occupato da tempo più di metà del loro territorio con il calcestruzzo. Potenziato o depotenziato che sia.