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«Chiese finanziate? Solo un valzer di cifre»

Dopo l’annuncio del Governo, Gibertoni ironizza: «Che caos, opere già finanziate, ma con altri importi»

«Prima dei proclami di gratitudine a Delrio e Franceschini,occorre fare un passo indietro: nel dicembre del 2012 la Regione varò e finanziò un imponente programma per la ricostruzione “dopo l’emergenza”; il fulcro del programma era la legge Regionale 16 del 21 dicembre 2012 che prevedeva scadenze precise per la ricognizione del fabbisogno e la successiva erogazione di finanziamenti; ebbene, i finanziamenti “erogati” dai Ministri Franceschini e Delrio si riferiscono in gran parte ad intervent ...

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«Prima dei proclami di gratitudine a Delrio e Franceschini,occorre fare un passo indietro: nel dicembre del 2012 la Regione varò e finanziò un imponente programma per la ricostruzione “dopo l’emergenza”; il fulcro del programma era la legge Regionale 16 del 21 dicembre 2012 che prevedeva scadenze precise per la ricognizione del fabbisogno e la successiva erogazione di finanziamenti; ebbene, i finanziamenti “erogati” dai Ministri Franceschini e Delrio si riferiscono in gran parte ad interventi già inseriti nel programma delle opere pubbliche finanziato con la legge 16».

A rivelarlo è il consigliere regionale Giulia Gibertoni, mirandolese, che interviene a smussare gli entusiasmi per i 27 milioni annunciati nei giorni scorsi dal Governo per chiese e palazzi, anche della Bassa: «Basta scorrere le ordinanze del commissario per scoprire alcune “amenità”; spicca la chiesa di San Giovanni Battista a Disvetro: nel programma 2013 (ordinanza 120) presentava un costo di intervento di 7.500.000, inserito nel programma per 800.000 euro; nel programma 2016 (ordinanza 33 del 2016) presentava un costo di intervento di 2.100.000, ammesso a programma nella sua interezza; ora ricompare nel decreto Franceschini “Riavvio dei cantieri della cultura” e viene finanziato per 6.400.000».

Gibertoni cita anche la chiesa di San Francesco a Mirandola: «nel programma 2013 (ordinanza 120) presentava un costo di intervento di 10.067.611,40 (una cifra di estremo dettaglio che presupponeva una progettazione molto spinta) inserito nel piano per 1.500.000 euro; nel programma 2016 (ordinanza 33) presentava invece un costo di intervento di 6.000.000 ammesso a programma nella sua interezza; anche qui ricompare nel decreto Franceschini con un finanziamento di 3.000.000. Premesso che le due chiese appaiono esattamente nello stato in cui erano dopo gli interventi di messa in sicurezza, sarà pur lecito chiedersi: ma quanto costa intervenire sulla chieda di Disvetro? I 7.500.000 euro del 2013, i 2.100.000 del 2016 o 6.400.000 del Decreto ministeriale? E per San Francesco di Mirandola sono necessari i 10.067.611, 40 euro del 2013, i 6.000.000 del 2016 o i 3.000.000 del Mibact? E poi ci sono San Biagio in Padule a San Felice s/P, S. Maria ad Nives a Motta di Cavezzo,e Medolla e Finale...».

Gibertoni fa notare che nessuno dopo gli annunci ha specificato alcunché: «Si tratta di finanziamenti aggiuntivi o sostitutivi di quelli già previsti? Nel secondo caso, i fondi “liberati” dall’intervento, verranno cassati o devoluti altrove?»

La consigliera dei 5 stelle poi parla di problema, ancora gravemente di “fallimento degli obiettivi, nobili e condivisibili” della legge regionale 16 del 2016, che nel suo preambolo programmatico parlava di “promuovere il recupero dei luoghi di aggregazione che connotano l'identità di ciascun centro urbano”.

«Chiunque, passando dai centri storici di Concordia, Cavezzo, Mirandola, San Felice e Finale - attacca Giberoni - può rendersi conto di persona del fallimento. Ovunque si sono ormai radicati centri urbani, municipi e scuole “alternativi”, di una consistenza che non dà segno di provvisorietà e che quindi prelude allo snaturamento definitivo di quello che era un sistema consolidato di relazioni e di vivere civile. La ricostruzione del Friuli “com’era e dov’era” è completamente scomparsa dalla mente della “nuova” classe politica regionale... sul consolidato asse tra finanziamenti e imprese edilizie senza badar troppo alle conseguenze socio-antropologiche, ma molto al fatturato... Insomma, sono trascorsi oltre quattro anni e ancora non si vede l’inizio della ricostruzione pubblica».