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Formigine, una città “viva” raccontata dalla storia del suo castello

La rocca, del 1201, cuore identitario del paese crocevia di importanti strade

FORMIGINE. «Nel provare a comunicare il “genius loci” di Formigine, forse è più semplice dire che cosa Formigine non è: non è la città dei motori per un divieto pronunciato nel 1943 dal Podestà di Formigine a Enzo Ferrari, che qui voleva costruire la sua azienda; non è la città della ceramica, per specifiche scelte passate che hanno impedito un aggressivo sfruttamento territoriale…

Viaggio nella Formigine del secolo scorso

Si può dire, però, che Formigine è una città VIVA. Viva perché Verde, non solo per la straordinaria prese ...

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FORMIGINE. «Nel provare a comunicare il “genius loci” di Formigine, forse è più semplice dire che cosa Formigine non è: non è la città dei motori per un divieto pronunciato nel 1943 dal Podestà di Formigine a Enzo Ferrari, che qui voleva costruire la sua azienda; non è la città della ceramica, per specifiche scelte passate che hanno impedito un aggressivo sfruttamento territoriale…

Viaggio nella Formigine del secolo scorso

Si può dire, però, che Formigine è una città VIVA. Viva perché Verde, non solo per la straordinaria presenza di parchi e di aree naturalistiche, ma anche per lo sviluppo della mobilità cosiddetta dolce, quella ciclabile e pedonale che rende sostenibile il muoversi sul territorio. Viva perché Innovativa, per un tessuto produttivo all’avanguardia nei settori meccanico, elettronico, chimico, del commercio, dell’agricoltura e all’allevamento (oggi anche biologici) e per una rete di servizi ai cittadini che assicurano a tutti un’adeguata qualità della vita. Viva perché Vitale, come dimostrano le numerose opportunità culturali, soprattutto ora che il castello è stato riaperto al pubblico, sportive e ricreative».

C'era una volta a Formigine, immagini dal secolo scorso

Così parla il sito del Comune di Formigine. Certamente c’è un poco di retorica, e forse non tutti gli abitanti sono d’accordo, ma indubbiamente dal dopoguerra Formigine è cresciuta, e ora su 46,98 Kmq risiedono più di 34.000 persone (il quarto Comune della Provincia per numero di abitanti), comprendendo le frazioni di Casinalbo, Corlo, Colombaro, Magreta e Ubersetto.

C'era una volta a Formigine, il paese e le sue frazioni

La storia di Formigine si lega indissolubilmente a quella del suo Castello. Chi voglia ripercorrere le sue vicende e le sue trasformazioni guardi i due importanti volumi pubblicati nel 2007, Il Castello di Formigine. Archeologia, storia e restauri, che ne documentano la storia. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Formigine e il suo castello furono duramente colpiti dai bombardamenti aerei. A causa dello scoppio di una bomba, crollò la volta del sotterraneo della torre dell’orologio, adibito a rifugio antiaereo: venti persone rimasero uccise sotto le macerie, tra cui i proprietari; si salvò miracolosamente la figlia di pochi mesi, la contessa Maria Alessandra Gentili Calcagnini d’Este. Alla fine della guerra, il palazzo marchionale risultava quasi completamente sventrato. Nell’immediato dopoguerra, l’Amministrazione comunale acquisì l’intero complesso per recuperarlo e adattarlo a residenza municipale.

Formigine e le sue frazioni

Nel 2002 gli uffici comunali vennero trasferiti nella nuova sede del Comune, e si diede l’avvio a un importante restauro, con gli ottimi risultati che tutti possono vedere. Era stato edificato dal Comune di Modena nel 1201. Nel 1405 Nicolò III d’Este investì Marco I Pio di numerosi possedimenti nella zona pedecollinare, tra cui Formigine, visibile in uno dei cinquantasette affreschi che ornano la Sala delle Vedute del castello di Spezzano. Durante il dominio dei Pio la rocca assunse l’attuale struttura: accanto alla fortificazione medievale, detta rocchetta, venne costruito il palazzo marchionale, dimora dei Signori di Carpi, e la torre dell’orologio, sede pubblica del governo. Nel 1599 la morte senza eredi di Marco III Pio determinò il passaggio di Formigine agli Estensi, che lo detennero fino al 1648, quando fu ceduto al marchese Mario Calcagnini, funzionario ducale.

A seguito della vicenda napoleonica, nel 1796 il castello venne incamerato dal Demanio repubblicano. Nel 1811 fu restituito al marchese Calcagnini, ad eccezione della torre dell’orologio, della rocchetta, delle prigioni e dello spazio denominato “gioco del pallone”, che rimasero al Comune. All’inizio dell’Ottocento il palazzo marchionale era adibito ad abitazioni, la torre centrale ospitava il custode dell’orologio e la rocchetta era sede del vicereggente (magistrato locale) e dei dragoni (i militari dell’epoca). Al di là del Castello si affaccia la chiesa parrocchiale, dedicata a San Bartolomeo. Al lato della chiesa c’è la Loggia, edificio del Quattrocento, più volte ricostruito, in passato adibito al commercio in occasione di fiere e mercati (era la sede del pavaglione, il mercato dei bozzoli del baco da seta). Non molto distante, si trovano l’oratorio del Conventino e la chiesa della Madonna del Ponte, che deve il nome dall’oratorio cinquecentesco eretto nei pressi del ponte levatoio dell’antica cinta muraria per onorare il voto pronunciato in occasione dell’invasione delle truppe papali e franco-estensi. Sull’attuale Via Giardini si trova la chiesa della Santissima Annunciata, caratteristica per la facciata a fasce nero/bianche orizzontali (le vecchie foto ce la mostrano completamente diversa).

La chiesa, edificata intorno alla metà del Cinquecento, custodisce una bella opera giovanile di Bartolomeo Schedoni, l’Annunciazione. Tra Sei e Settecento Formigine e i suoi dintorni iniziarono a diventare luoghi di residenza estiva. Gran parte delle ville storiche di Formigine è di proprietà privata, e quindi non sono visitabili. Il Comune organizza tuttavia, in determinate occasioni dell’anno, percorsi di visita guidati alle ville che vengono aperte dai proprietari al pubblico. Un’eccezione è costituita da Villa Gandini, attuale sede della Biblioteca comunale, splendido esempio di edificio ottocentesco.

La villa, progettata dall’architetto Francesco Vandelli, lo stesso a cui si devono il Foro Boario e il Teatro Comunale di Modena, presenta opere di alcuni tra i principali protagonisti della scena artistica modenese della metà dell'Ottocento: i decoratori Camillo Crespolani e Andrea Becchi, i pittori Luigi Manzini e Domenico Baroni, lo scultore Luigi Mainoni. La Via Giardini (un tempo era la SS. 12 Abetone-Brennero, adesso è la Strada provinciale 3), inaugurata nel 1778 (prima era la via Vandelli, iniziata nel 1739 e terminata nel 1751, a collegare Massa con Modena: nel 1766 fu nominato direttore generale dei lavori per la parte modenese l'ingegnere capo Pietro Giardini), passava di fronte al castello (l’altra principale arteria del paese è la SS 486 (del Passo delle Radici) che, congiungendosi alla Giardini in prossimità dell’abitato di Casinalbo, collega Formigine a Sassuolo. La strada a scorrimento veloce Modena-Fiorano collega oggi Formigine alla tangenziale di Modena e quindi alla A1). Il territorio comunale è attraversato dalla ferrovia Modena-Sassuolo: ci si ferma a Formigine e a Casinalbo. Questa linea, nata nel 1883, era anche conosciuta come “al trenèin dal còcc”: il “cuccio” era, in dialetto modenese, la spinta iniziale che veniva impressa ai treni in partenza da Sassuolo che, sfruttando la lieve e regolare pendenza fino a Modena, congiungevano i due centri senza altro tipo di propulsione, raggiungendo velocità comprese fra i 20 e i 30 km/h. Non abbiamo parlato delle “frazioni” (Casinalbo, Corlo, Colombaro, Magreta e Ubersetto), ma lo spazio è tiranno: saranno oggetto della prossima puntata.

P. S.

Formigine è Comune di cultura diffusa. Mi sia consentito di ricordare almeno Spira Mirabilis, un’orchestra sinfonica classica fondata nel 2007 a cui è intitolato l’Auditorium inaugurato nel dicembre 2013, una struttura d’eccellenza in grado di ospitare concerti, eventi, conferenze e convegni, e l’Associazione di Storia Locale “Ezechiello Zanni”, fondata nel 1983, che pubblica i “Quaderni formiginesi” e che mi ha aiutato in questa ricerca. Ho “saccheggiato” il simpaticissimo libro Sgirandland per Furmezen pieno di poesie in dialetto che Bruno Bellei (Bôgià) ha pubblicato più di vent’anni fa.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com