Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Frassinoro e le sue storie di pellegrini ed emigranti

Giovanni Pascoli li descrisse "alti, quadrati, biondi, con occhi cerulei"

FRASSINORO. Frassinoro era un passaggio obbligato lungo la via Bibulca, via, cioè, che permetteva il passaggio di una coppia di buoi, che collegava Toscana ed Emilia attraverso il passo di San Pellegrino. L'importanza della via Bibulca crebbe poi ulteriormente con la costruzione degli ospizi di San Geminiano (del quale oggi non rimane nulla) e di San Pellegrino in Alpe, eretti per assicurare il ristoro lungo il percorso ormai frequentemente battuto.

C'era una volta a Frassinoro, i luoghi e i volti del secolo scorso

Donizone nella Vita Matildis ci racc ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

FRASSINORO. Frassinoro era un passaggio obbligato lungo la via Bibulca, via, cioè, che permetteva il passaggio di una coppia di buoi, che collegava Toscana ed Emilia attraverso il passo di San Pellegrino. L'importanza della via Bibulca crebbe poi ulteriormente con la costruzione degli ospizi di San Geminiano (del quale oggi non rimane nulla) e di San Pellegrino in Alpe, eretti per assicurare il ristoro lungo il percorso ormai frequentemente battuto.

C'era una volta a Frassinoro, i luoghi e i volti del secolo scorso

Donizone nella Vita Matildis ci racconta che il monastero di Frassinoro fu edificato il 29 agosto 1071 da Beatrice di Lorena, marchesa di Toscana, madre di Matilde di Canossa (Fraxinorense monasterium, primum fuit illud / Praedia multa satis dedit illi magna Beatrix).

Ben poco ne rimane: una lastra con una figura umana al centro di due grifoni affrontati, all'interno della chiesa, e la bellissima Colomba eucaristica (fine XII secolo), in bronzo e decorata con smalti, rifinita a cesello, prodotta da una bottega di Limoges, al cui interno si conservavano le ostie.

Frassinoro nel secolo scorso: i volti, le strade, i palazzi

Come tutti i paesi dell'Appennino, anche Frassinoro ha fortemente subito un calo demografico. Aveva 6.742 abitanti nel 1911; tra il 1961 e il 1971 lasciarono il Comune quasi 2.000 abitanti, e oggi ne conta circa 1.928 su una superficie di 95 Kmq (siamo a più di 1.000 metri di altitudine). Un'emigrazione un tempo stagionale, legata ai lavori nei boschi, come ci ricorda Giovanni Pascoli nei Canti di Castelvecchio nella poesia Partenza del boscaiolo: La scure prendi su, Lombardo, da Fiumalbo e Frassinoro! Il vento ha già spiumato il cardo, fruga la tua barba d'oro … Pascoli, nelle note alla seconda edizione dei Canti di Castelvecchio (1903), spiegava: "Si chiamano lombardi i modenesi dei monti, a confine coi toschi (così li chiamano). Son uomini alti, quadrati, biondi, con occhi cerulei: veri langobardi; e sono poveri e forti, e vengono ogni anno in Toscana donde muovono per le isole e anche per l'Africa, a segare e squadrare legna. Essi, che sono imaginosi e poetici, grandi raccontatori di fole a veglia, dicono che la cinciallegra dà a loro il segno della partenza, cantando tient' a su".

Non so se oggi gli abitanti di Frassinoro si riconoscono nella descrizione: "alti, quadrati, biondi, con occhi cerulei".

Ma non c'è alcun dubbio sull'esodo dal territorio di Frassinoro: "Martedì 8 febbraio 1927, durante una devastante tormenta di neve, morirono dodici operai stagionali, boscaioli per l'occasione, figli di Piandelagotti - anzi, figli, mariti, padri e fratelli di quelle quattro case di Pian degli Ontani - Comune di Frassinoro. Morirono schiacciati da enormi larici che ridussero in briciole la misera baracca in cui stavano dormendo.

Morirono lontanissimi da casa, in Corsica, nell'inospitale seppur lussureggiante Foresta Verde, dove erano stati assunti per tagliare gli alberi dalla ditta Tollinchi di Ajaccio. Una volta era così: per sopravvivere bisognava emigrare.

Ma per poi ritornare, non per morire". Le rimesse degli emigranti di Frassinoro ci dicono che in paese nel 1910 arrivarono 321,770 lire (una lira valeva circa 3,5 euro), e provenivano dal Nord America, dal Brasile, dalla Francia, dall'Africa, dall'Inghilterra, dalla Russia e dalla Turchia. Ma non erano solo emigranti in cerca di lavoro.

Nella Cattedrale dell'Immacolata Concezione di Bosa, in Sardegna, nella tribuna sovrastante la porta d'ingresso, troneggia il grande organo realizzato nel 1875 dai fabbricanti Tommaso Piacentini e Antonio Battani, di Frassinoro.

Il Comune di Frassinoro si compone di tante frazioni, spesso minuscole: Cargedolo, Fontanaluccia, Piandelagotti (paradiso dello sci di fondo), Riccovolto, Romanoro (famoso per il tartufo), Rovolo, San Pellegrino in Alpe, meta di pellegrinaggi (qui siamo a 1.525 metri sul mare), Sassatella (è citato in documenti risalenti al Seicento il curioso fenomeno dei fuochi perenni localizzato a Sassatella che in passato alimentò la fantasia degli abitanti di queste terre e dei viaggiatori di passaggio. In realtà le suggestive fiamme che lambivano la terra non erano altro che infiammabili emanazioni di gas metano che scaturivano tra i sassi. Ora l'emissione metanifera, insieme a quella gemella di Boccassuolo, è stata guidata nella conduttura che porta al gasometro di Barigazzo, sede di fenomeni analoghi). Ma torniamo a Frassinoro e alle manifestazioni che lì si svolgono e che attirano moltissimi turisti.

La Settimana Matildica, giunta quest'anno alla XVII edizione e che si è svolta dal 23 al 31 luglio, portava il titolo Matilde sulle vie dei pellegrini e dei monasteri. Era infatti dedicata al viaggio e ai percorsi dei pellegrini dal passo di San Pellegrino in Alpe verso Lucca e verso Roma, alla loro fatica, al valore penitenziale di questo lungo e difficile percorso. La Via Crucis Vivente di Frassinoro è invece la rievocazione della Passione e della morte di Gesù Cristo, rappresentata con immagini statiche: sono i pellegrini e i visitatori a sfilare in processione, lungo il tracciato illuminato da una calda e scenografica fiaccolata, per ammirare l'allestimento dei quadri raffiguranti le Stazioni. La rappresentazione scenica della Via Crucis Vivente è conosciuta sino all'inizio del XX secolo come "Processione del Cristo Morto" che era ed è "solito a farsi ogni tre anni", così come scriveva il parroco di Frassinoro don Francesco Bernardi nel suo diario il 13 aprile 1906.

P. S. Questo articolo non avrebbe potuto vedere la luce senza la generosità di Anne - Marie Liégeois, che vivamente ringrazio.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com