Renzi-Merkel: L’accordo del... tortellino sotto gli occhi di Bottura

Una cena dello chef pluristellato con esponenti del mondo imprenditoriale: dai vertici di Confindustria a Lamborghini, tutti pazzi per il menù al museo

MARANELLO. Big della politica e delle imprese per una cena costruttiva. Dopo il vertice di ieri, Angela Merkel e Matteo Renzi si sono ritrovati davanti alle portate di Massimo Bottura.

Tra i tavoli del Museo Ferrari c’erano ministri di entrambi i Paesi, rappresentanti di confederazioni industriali, esponenti della Rossa, di Lamborghini e dell’Audi. La ricostruzione di cui si è tanto parlato nel corso della giornata può valere in due sensi. C’è la nuova vita degli edifici da ricostruire nell’Italia Centrale e ci sono i rapporti più stabili da saldare tra i due Paesi. «La relazione bilaterale è molto forte nei settori economici - ha spiegato l’ex sindaco di Firenze in conferenza stampa - ne hanno parlato i vari ministri, ne parleranno le nostre aziende nel corso della cena». La contemporanea presenza ai tavoli di Vincenzo Boccia e Ulrich Grillo, figure di spicco della Confindustria italiana e tedesca, sono una conferma delle parole del premier.

Nella patria del Cavallino Rampante non potevano mancare le cariche più illustri del mondo dei motori. Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrysler Automotive, era il cicerone. Lo era stato già al circuito di Fiorano nel primo momento ufficiale della giornata. Accanto a lui è stata garantita la presenza di John Elkann (già presente all’inizio) e dei piloti della Ferrari. Chi non indossa più i colori della Rossa, ma ha preso parte ai successi del Cavallino Rampante è Stefano Domenicali. Per il nuovo presidente della Lamborghini (inserito nell’elenco degli ospiti) è stato un ritorno al passato. L’ex team manager aveva detto di non aver nostalgia di Maranello. Chissà, visti i risultati in Formula Uno degli ultimi tempi, che i tifosi ferraristi non abbiano nostalgia di lui. «Maranello per noi è collegato alla Ferrari e a Schumacher - aveva detto in conferenza stampa il premier tedesco - speriamo che giungano ulteriori successi in futuro: non pensiamo soltanto al passato». Per proiettarsi più in avanti serve un salto di qualità.

Le Rosse devono andare più veloci. Rapida è stata la cena. Tuttavia, i commensali hanno potuto assaporare numerose delizie del territorio. L’edizione 2015 con François Hollande ne era stato un esempio. Lo sfondo non era più l’Osteria Francescana, ma le pietanze erano preparate dalle stesse mani. Le faceva volteggiare lo chef pluristellato come se fosse un direttore d’orchestra. Come violinisti aiutanti e camerieri seguivano le sue indicazioni, in attesa di eseguire il servizio. Un servizio su ordinazione è apparso il primo piatto portato in tavola: tortellini in crema di parmigiano reggiano. C’erano già lo scorso anno dopo l’incontro in Accademia.

Anche i capi di Stato discutono di cucina e la voce è passata da Hollande a Merkel. Per Renzi, invece, è stata confermata la spuma di mortadella con gnocco croccante. Un piatto più volte gustato dal presidente del Consiglio italiano. Gli invitati hanno potuto proseguire con un borlengo a base di parmigiano reggiano. L’aceto balsamico, altra eccellenza del territorio, è apparso come coronamento di fette di carne cotte a fuoco lento. Da Maranello a Vignola il passo è breve, soprattutto in fatto di cucina. Il dolce è stato rappresentato da una crema dessert di torta Barozzi con amarene, duroni e ciliegie. A differenza dello scorso anno, tuttavia, non è stato preparato nessun piatto per rendere onore al Paese ospite. Alle spalle del Museo, nei pressi del parco, si sono concentrate decine di persone per vedere cosa stava accadendo. La stessa scena si continuava a vedere davanti all’ingresso del luogo dedicato alla Rossa.