Sassuolo, minacce con la pistola: il comandante a processo

Stefano Faso sarà giudicato per aver mostrato l’arma mentre non era in servizio. Il capo della municipale era stato invitato ad andarsene da una strada privata

SASSUOLO. Minacce, abuso di potere e detenzione illegale di arma: sono le accuse che la Procura di Modena ha mosso contro il comandante della Polizia municipale di Sassuolo, Stefano Faso. E il giudice per l’udienza preliminare, Andrea Romito, ha deciso che Faso dovrà essere processato. La donna, coinvolta nella vicenda che risale al 2012, è invece stata assolta, con rito abbreviato, dall’accusa di favoreggiamento. A sostenere l’accusa, in Aula, c’era il Procuratore capo, Lucia Musti. Entro 90 giorni saranno depositate le motivazioni dell’ordinanza di rinvio a giudizio e della sentenza di non luogo a procedere e solo in quel momento sarà possibile capire perché il giudice abbia scelto strade che ad una prima analisi sembrano divergere.

Nella primavera del 2012 il comandante Faso si trova fermo con la propria auto in uno stradello privato. Con lui c’è la donna, uscita assolta dalla vicenda. È buio. Alla vettura si avvicinano due persone che li intimano a lasciare la proprietà privata. Un sollecito che viene accolto, ma appena Faso arriva sulla strada pubblica invita gli occupanti dell’altro mezzo a fermarsi. Ed è qui, secondo l’accusa della Procura, che il comandante della polizia municipale commette i vari reati. Ha infatti con sé la pistola d’ordinanza pur essendo libero dal servizio. Eppure la legge parla chiaro: l’arma può portarla soltanto nel territorio di Sassuolo, dove opera, o nel tragitto casa-lavoro e viceversa, ma non in una situazione di vita quotidiana.

Faso, inoltre, fa capire ai due dell’altra vettura che ha la pistola. Se la mostri soltanto o la impugni per puntarla verso di loro - su questo aspetto le testimonianze sono discordanti - lo si dovrà stabilire durante il processo, ma nel frattempo minaccia gli interlocutori. Della serie “lei non sa chi sono io”. Tra l’altro intima ai due interlocutori di non fare parola con nessuno di quella situazione e di non chiamare neppure le forze dell’ordine perché altrimenti gliela avrebbe fatta pagare. Per sostanziare la minaccia fa annotare alla donna che siede al suo fianco anche il numero di targa della vettura, commettendo un abuso di potere.

Di quanto accaduto nella notte di primavera, sono però informate le forze dell’ordine, che tramite la Polizia di Stato avvia gli accertamenti. Ed è lì che entra in scena, come indagata e poi imputata, la donna che affiancava Faso, accusata di favoreggiamento per aver ricostruito i fatti tutti a vantaggio del comandante della municipale. Ma il giudice Romito ha optato per assolverla, mentre per il responsabile dei vigili di Sassuolo si apre la strada del processo in cui proverà a convincere i giudici della propria innocenza.

Francesco Dondi