La ’Ndrangheta e gli affari col Governo

Il pentito Giglio svela un giro di tangenti in Albania: «Avevamo coinvolto anche Bianchini che non si era tirato indietro»

La ’ndrangheta emiliana non faceva soltanto affari tra Modena, Reggio, Parma e Mantova, ma aveva mire espansionistiche anche all’estero. Lo racconto il primo pentito dell’inchiesta “Aemilia”, Pino Giglio, condannato con rito abbreviato a 12 anni e 6 mesi e da tempo un fiume in piena di fronte ai pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia, Marco Mescolini e Beatrice Ronchi. Giglio, imprenditore 49enne, è legato con un filo a doppia mandata alla vicenda della famiglia Bianchini di San Felice. Si è già raccontato che l’azienda di via Dell’Industria emetteva fatture false alla ditta di Giglio proprio per consentire di far girare soldi in nero a cui poi attingeva Michele Bolognino.

Ma Giglio e Bianchini erano pronti ad “arricchirsi” anche con un imponente business in Albania. Lo svela l’imprenditore calabrese in uno dei tanti interrogatori i cui verbali, pieni di omissis quasi a dimostrare come l’inchiesta “Aemilia” non sia affatto conclusa, ma abbia decine di filoni ancora aperti, sono a disposizione delle parti coinvolte nel dibattimento a Reggio Emilia. Ebbene, la lunga mano della “locale” ndranghetista emiliana era pronta a piombare sull’Albania. Lì, infatti, Giglio e Pasquale Riillo (“che coadiuva nella gestione delle imprese impiegate nell'attività di fatturazione per operazioni inesistenti”, scriveva il gip nell’ordinanza di arresto) avevano fondato una società - la Italcantieri - insieme all’albanese Refat Muzhaqi. Insieme erano pronti a mettere le mani su un business milionario a patto che fossero pronti a pagare tangenti a quelli che Giglio chiama “due esponenti del governo”. Si tratta di liquidare, una volta vinto l’appalto, il 10% del valore totale. E visto che si parla di cantieri anche di 18 milioni di euro è chiaro che la cifra è enorme. Sulla vicenda albanese entra di diritto anche Augusto Bianchini, che viene interpellato per la realizzazione di un’autostrada vicino a Tirana. «Progetti che abbiamo visualizzato insieme a Bianchini», dice Giglio tornando con la memoria indietro al 2011. L’imprenditore sanfeliciano quindi sapeva di quella possibilità di arricchimento, sapeva del coinvolgimento di Riillo eppure «non si è mai tirato indietro - dice Giglio - come non si era tirato neanche indietro sul pezzo d’autostrada che c’avevano dato sulla Salerno-Reggio Calabria. Disse “tanto tu sai come muoverti per riuscire a fare quel lavoro”». Addirittura Bianchini, da imprenditore che conosce la materia, dopo aver visionato i progetti pone alcune questioni tecniche per vedere se effettivamente il lavoro è redditizio. Vuole sapere dov’è la cava da cui muovere la terra, se ci sono pendenze e la situazione morfologica del terreno. Dubbi legittimi, che costringono il gruppo di Giglio ad un ulteriore viaggio in Albania. E su quegli aerei che viaggiano da Bologna e Milano a Tirana c’è sempre anche un poliziotto, che a quanto dice Giglio è il contatto diretto con gli albanesi e che chiede di essere pagato con il 5% del valore dell’appalto pur non risultando.

Per il cantiere dell’autostrada soltanto Bianchini ha i mezzi giusti da poter utilizzare ed ecco perché la ’ndrangheta pensa a lui, dimostrando comunque come i rapporti sull’asse Reggio Emilia-San Felice fossero già oliati fin dal 2011. Quell’affare però non si concretizzò mai - suscitando anche qualche rimostranza dei contatti albanesi - a causa di un litigio tra Riillo e il poliziotto che gli era debitore di 10mila euro mai restituiti.