Commercialista derubato a Carpi: il Dna inchioda la ladra

Linda Pascu, la nomade che ha derubato il commercialista

La donna a Carpi aveva strappato a Luigi Selmi il costoso Patek Philippe sotto casa I carabinieri trovano il guanto perso nella fuga e smascherano la 31enne recidiva

CARPI Erano le 9.30 di mattina di un estivo sabato di luglio. Il commercialista Luigi Selmi, 81 anni, era appena uscito di casa, in via Fassi, insieme alla moglie quando venne avvicinato da una ragazza, che gli rubò l’orologio. Inizia così la storia che ha portato ad identificare una ladra grazie all’insistenza investigativa dei carabinieri di Carpi, che per mesi hanno indagato sul furto. La svolta dell’inchiesta è avvenuta una decina di giorni fa. Dai reperti raccolti durante il sopralluogo spuntò infatti un guanto, verosimilmente della 31enne nomade, Lina Pasciu, ufficialmente residente a Reggio Emilia e più volte finita nelle caserme per episodi analoghi. I militari hanno così inviato l’indumento alla squadra Scientifica, sperando di poter isolare un chiaro Dna, utile ad indirizzare l’indagine. E grazie alle nuove tecnologie di analisi è arrivata una risposta incontroverbile: a commettere quel furto con strappo fu proprio la 31enne reggiana, che è stata denunciata. Il Dna rinvenuto sul guanto è suo come dimostra la comparazione con la banca data in uso all’Arma, elemento indispensabile per attribuirle il reato.

IL DERUBATO DI 81 ANNI Il commercialista Selmi, storico professionista carpigiano e padre del conosciuto avvocato Alessandra Selmi, venne affrontato il 9 luglio. Quando la ladra gli si avvicinò e lo abbracciò per sfilargli l’orologio, lui era affiancato dalla moglie, che in quel frangente gli evitò una rovinosa caduta a terra, sorreggendolo - l’anziano ha problemi di salute - subito dopo l’assalto. La nomade gli strappò un costoso orologio di marca Patek Philippe, il cui costo stimato si aggira intorno ai 15mila euro. Ma nella foga del momento, la 31enne commise un errore letale. Cercò infatti di fuggire velocemente a piedi con l’obiettivo di non essere rincorsa da qualche testimone oculare e di far perdere le tracce il più rapidamente possibile, lasciandosi alle spalle un guanto, che in quel momento aveva con sé.

Ebbene, partendo da quello che fino ad alcuni anni fa sarebbe stato un reperto di fatto inutile, i carabinieri sono riusciti a dare un’identità chiara alla 31enne, utilizzando - e per Carpi è di fatto la prima volta di successo - le nuove frontiere della scienza.

I PRECEDENTI Ma di Linda Pasciu è piena la cronaca dell’ultimo periodo: ad agosto, insieme ad una complice, avvicinò un 76enne a Crevalcore e con la scusa di avere un rapporto sessuale aggredì la vittima, scaraventandola a terra e privandola del suo orologio d’oro. La Pasciu venne arresta dai carabinieri di Ravarino e trasferita in carcere a Modena. A lei, stando ai riscontri, è imputatabile anche una rapina analoga avvenuta ai danni di un imprenditore di Sassuolo a cui fece sparire l’orologio.

(Ha collaborato

Valeria Cammarota)