Paolo Pelaggi, il mago delle frodi carosello

Da Maranello ha gestito le false fatturazioni per riciclare i soldi delle famiglie Arena e Grande Aracri

MARANELLO. Paolo Pelaggi è l’uomo delle frodi carosello, colui che da Maranello, fin dai primi anni Duemila gestiva le attività commerciali della Cosca Arena di Isola Capo Rizzuto. Attraerso imprese che si occupavano soprattutto di prodotti digitali (la Point One era la più conosciuta e ha dato il nome all’inchiesta “Point Break”) riusciva ad avviare una triangolazione, anche con aziende con sede in Svizzera, utile a riciclare il denaro della cosca e incassare rimborsi d’Iva ingenti.

Non a caso nei suoi confronti gli inquirenti scrivono che appare piuttosto complesso pensare ad una sola azienda in grado di muovere milioni di euro pur avendo appena due dipendenti tra cui quella Barbara Nigro, segretaria storica della famiglia Pelaggi, condannata a Bologna con rito abbreviato a 20 mesi. Lo stesso Paolo Pelaggi, da Bologna, è uscito con una condanna a 14 mesi.

Ma il suo modo di fare - e talvolta la spregiudicatezza, come quando tentò di lanciarsi nel commercio di decoder, facendo anche affari con l’Albania - ha permesso il radicamento della ’Ndrangheta. Non a caso è uno degli imprenditori di riferimento quando agli Arena - con cui ha diversi problemi per il fallimento di alcune iniziative commerciali in cui erano stati investiti diversi denari - subentrano i Grandi Aracri. Lui è in contatto diretto con Pino Giglio, oltre che con i referenti della casa madre calabrese, e insieme continuano a tessere le tele delle frodi carosello, chiudendo aziende finite sotto la lente di ingrandimento della Guardia di Finanza o dell’Agenzia delle Entrate per riaprirne altre pulite e senza l’attenzione degli investigatori e con prestanome comunque vicini alla cosca. Frodi carosello che finiscono nell’inchiesta Aemilia, occupando centinaia di pagine e di cui il maresciallo D’Agostino tornerà a riferire anche mercoledì in tribunale a Reggio.