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Da Rovereto il soccorso per Erbil

La parrocchia raccoglie fondi: «Come noi hanno perso casa... e sono bombardati»

NOVI. «Erbil è un luogo tristemente noto, in cui molti cristiani, anche bambini, vengono uccisi. Soltanto perché, come abbiamo fatto noi questa mattina, vanno in chiesa. Solo per questo, non perché abbiano fatto qualcosa di più grave».

Con parole semplici ma dirette il parroco di Rovereto don Andrea Zuarri ha spiegato ai bambini qual è la dolorosa situazione nella città di Erbil, nel Kurdistan iracheno.

«Noi stiamo raccogliendo soldi per poter portare da mangiare ai sopravvissuti. Sono persone ...

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NOVI. «Erbil è un luogo tristemente noto, in cui molti cristiani, anche bambini, vengono uccisi. Soltanto perché, come abbiamo fatto noi questa mattina, vanno in chiesa. Solo per questo, non perché abbiano fatto qualcosa di più grave».

Con parole semplici ma dirette il parroco di Rovereto don Andrea Zuarri ha spiegato ai bambini qual è la dolorosa situazione nella città di Erbil, nel Kurdistan iracheno.

«Noi stiamo raccogliendo soldi per poter portare da mangiare ai sopravvissuti. Sono persone che da un’ora all'altra hanno dovuto abbandonare la loro casa, come noi dopo il terremoto. Solo che là c’è gente che a loro spara e lancia le bombe». Nonostante le ferite ancora aperte dal 2012, la diocesi di Carpi ha offerto e continua ad offrire la sua solidarietà alle terre mediorientali dilaniate dalla guerra. L’aiuto al campo profughi di Erbil ha avuto inizio grazie all’azione del vescovo di Carpi, monsignor Francesco Cavina, che in aprile si è recato per la prima volta nel Kurdistan iracheno per incontrare i profughi cristiani. La diffusa povertà ed in particolare le mani delle donne, rovinate dal continuo tagliare il marmo per poter costruire croci rudimentali, hanno convinto il vescovo a ripartire, a settembre, per portare aiuti concreti. Aiuti che tutta la diocesi di Carpi ha contribuito a fornire, nonostante gli uffici del Centro missionario della diocesi siano tuttora inagibili causa sisma.

Rovereto, don Andrea in aiuto al Kurdistan

Ieri una diretta Rai (nella foto) ha portato don Andrea ed i partecipanti alla messa a radunarsi di fianco alla chiesa di Santa Caterina per parlare dei fondi raccolti. La struttura in cui nel 2012 morì il parroco don Ivan Martini è ancora evidentemente danneggiata.

«Le immagini di distruzione che noi vediamo in tv, - ha spiegato il parroco ai numerosi bambini lì presenti, durante un fuorionda- sono le stesse che vedono anche i profughi. Vedono le loro case andare a pezzi». E sono proprio i video e le foto che documentano la guerra in quelle terre, che ha spinto la diocesi di Carpi a sostenere il proprio vescovo. «Ci siamo sentiti interrogati -continua il parroco di Rovereto- vedendo le immagini delle chiese e delle case distrutte. Noi capiamo bene che cosa vuol dire, però poi ci guardiamo attorno e vediamo che da noi stanno ricostruendo. Ci siamo sentiti interrogati perché loro invece non hanno veramente più niente. Noi qualcosa ce l'abbiamo ancora, quindi abbiamo pensato che quel poco che possiamo fare, dobbiamo farlo».