Alzheimer e Parkinson, una nuova scoperta a Modena per curare

Modena, grazie al lavoro del  ricercatore Jonathan Mapelli di Unimore è ora possibile creare una mappa dei circuiti dei neuroni e intervenire così nelle malattie neurodegenerative

MODENA Nuova scoperta scientifica firmata Università di Modena e Reggio Emilia. Grazie al lavoro di un suo giovane ricercatore, Jonathan Mapelli del dipartimento di scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze, ora è possibile mappare il meccanismo della memoria dei circuiti neuronali, aprendo nuovi orizzonti sulla formazione di malattie neurodegenerative come l'Alzheimer ed il Parkinson. Lo studio ha ricevuto l'interesse di una rivista scientifica usa specializzata, Pnas (Proceedings of the national academy of sciences), che ha dedicato spazio al cuore della scoperta del ricercatore unimore: ovvero, una nuova forma di plasticità sinaptica, il meccanismo cellulare e molecolare della memoria a livello dei circuiti neuronali.
NUOVE POSSIBILITA' La ricerca, cominciata nel 2014, era indirizzata allo studio dell'attività di interneuroni del cervelletto; nel corso degli studi, il gruppo di ricercatori modenesi guidato da mapelli ha scoperto come le interazioni fra neuroni di diverso tipo, presenti nello stesso circuito, possano influenzare reciprocamente la propria attività modificandola in maniera persistente. "E' stato evidenziato- entra nel dettaglio il ricercatore Unimore- che le sinapsi inibitorie di tipo gabaergico vengono modificate in maniera persistente dall'attivazione dei recettori glutamatergici di tipo nmda, localizzati in prossimità delle sinapsi stesse. Questo meccanismo di condizionamento reciproco denominato 'plasticita' eterosinapticà è fortemente dipendente dallo stato di attivazione dei neuroni coinvolti, ed è particolarmente importante per il mantenimento del corretto rapporto fra i livelli di eccitazione e di inibizione nei circuiti cerebrali".

I "CIRCUITI" Questo aspetto appare di "cruciale Importanza in diverse patologie neurologiche- rimarca mapelli- quali epilessie o cefalee, in cui gli stati di sovra eccitamento di alcune cellule cerebrali non vengono contrastati dal corretto livello di inibizione sinaptica". La conoscenza dei meccanismi di funzionamento delle cellule nervose e di come il cervello è in grado di immagazzinare informazioni, ricorda sul tema unimore, è un presupposto per la comprensione di come malfunzionamenti delle cellule cerebrali possano dare origine a patologie neurodegenerative quali Alzheimer o Parkinson, "in cui la componente cognitiva legata alla memoria risulta seriamente compromessa".

Un secondo aspetto legato alle possibili ricadute della scoperta emiliana riguarda poi la ricerca sulle tossicodipendenze, "poichè patologie cerebrali legate alle dipendenze fondano il proprio funzionamento sui circuiti formati da interneuroni inibitori".