Giglio: «Per Bianchini gli operai della cosca»

SAN FELICE. C’era anche una classe dell’istituto “Cattaneo-Deledda” di Modena, accompagnata dal movimento Agende Rosse, all’udienza del processo “Aemilia”, in corso a Reggio, ripartita dai legami tra...

SAN FELICE. C’era anche una classe dell’istituto “Cattaneo-Deledda” di Modena, accompagnata dal movimento Agende Rosse, all’udienza del processo “Aemilia”, in corso a Reggio, ripartita dai legami tra la famiglia Bianchini e la ’ndrangheta. A parlare è stato ancora il pentito Pino Giglio, che ha ribadito come l’impresa di San Felice avesse bisogno di liquidità per “oliare i politici per lavorare” nei cantieri pubblici. Ma la ricostruzione dell’imprenditore reggiano, braccio economico dei Grande Aracri, si è concentrata soprattutto sul ruolo di Michele Bolognino. Nella precedente udienza, Giglio aveva narrato come Bolognino si fosse attivato per recuperare 25mila euro per conto di Bianchini, che non lo aveva pagato, promettendogli lavori. Che puntualmente arrivano. L’impresa di Bolognino, considerato tra i principali esponenti della ’ndrangheta emiliana, era stata colpita da un’interdittiva antimafia e quindi usava Giglio come intermediario. Era a Giglio che Bianchini emetteva fattura per lavori inesistenti: una parte andava a Bolognino, che aveva indirizzato a San Felice una squadra di operai, ai quali poi prelevava la cassa edile e i buoni pasto, il resto della sovrafatturazione tornava all’impresa della Bassa per garantirsi la liquidità necessaria a “oliare”.

E Giglio conferma anche che tra gli operai assunti da Bianchini su indicazione di Bolognino c’era anche Gaetano Belfiore, fidanzato della figlia di Grande Aracri. È la sua presenza, certificata dalle verifiche dei carabinieri, che porterà poi alla prima interdittiva antimafia per l’impresa di via dell’Industria. Da quel provvedimento iniziano tutti i guai di Bianchini: Giglio interrompe ogni contatto, facendosi sempre negare al telefono nonostante la spasmodica ricerca per sistemare alcune fatture e anche Bolognino, dopo poco, chiude ogni canale. Bianchini è ormai bruciato e solo: la ’ndrangheta lo ha abbandonato come ha fatto con tanti altri. (fd)