Bottura: «Se vince il No, chiudo e mi trasferisco a New York»

Lo chef Massimo Bottura, Osteria Francescana

Provocazione dello chef pro Renzi contro l’ “Italia dei veti”: chiudere la Francescana e lasciare l’Italia Domani duello tra l’archeologo Settis per il “No” a Palazzo dei Musei e il premier al Forum Monzani

MODENA. «Il referendum è una questione culturale prima che politica. Se vince il “No”, mi viene voglia di mollare tutto e andare all'estero: ringrazio il mio Paese che mi ha dato moltissimo, chiudo e riapro a New York. Il punto non è Renzi, o Grillo. È la logica per cui “in Italia non si può fare”. Se passa questa logica, è finita».

Queste le parole pronunciate da Massimo Bottura nell'intervista pubblicata ieri sul "Corriere della Sera". Parole che schierano senza riserve lo chef dell'Osteria Francescana a favore di Renzi e del “Sì” con la “provocazione” - non si sa quanto concreta - di chiudere il ristorante di via Stella, andarsene da Modena e trasferirsi all'estero.

Bottura, da sempre vicino a Renzi, è una delle tante star italiane che si schierano pro o contro la riforma in questi giorni di prese di posizione e propaganda surriscaldata in attesa del 4 dicembre.

Tra le celebrità per il "No" si conta anche uno dei massimi studiosi mondiali di archeologia e storia dell'arte, Salvatore Settis. Che sarà a Modena domani per una sorta di duello a distanza - sia spaziale che temporale - con il premier. Settis sarà infatti alle 17 al Palazzo dei Musei presso la sala dell'ex Oratorio per spiegare le sue ragioni di contrarietà alla riforma costituzionale promossa da Renzi. E Renzi parlerà al Forum Monzani alle 21.

Tornando all'intervista a Bottura, lo chef aveva anche espresso un'amara considerazione sullo stato dell'Italia: «A volte non riconosco più il mio Paese. Persone che si azzuffano per un parcheggio. Risse al bar per il cappuccino. Una tensione pronta a esplodere in ogni momento. Giovani che non hanno fiducia in se stessi e nel futuro». Ma poi stemperava questa delusione con una nota di speranza sul recupero che gli italiani riescono sempre a fare di fronte a questo caos di scelte troppo personalizzate: «Saper maneggiare l'irrazionalità è la più grande dote di noi italiani».