A Torre Maina il prete cacciatore: «Per noi è un sacerdote fantastico»

La gente: «Eravamo pecorelle sperdute, con lui in 20 anni la parrocchia è rinata»

MARANELLO. «Nessuno tocchi don Pierino».

Questo il pensiero degli abitanti di Torre Maina. In pochi hanno visto quei volantini, affissi nel cuore della notte, ma quando apprendono la notizia e il testo con cui si attacca il sacerdote reagiscono in maniera unanime: «È una bravissima persona, non si meritava un gesto del genere».

«Da una decina d’anni - racconta Daniela Zanasi, che lavora in un negozio di pasta - svolgo volontariato in chiesa. È soltanto grazie a don Pierino se adesso la parrocchia è davvero un centro di aggregazione per il nostro paese. Prima eravamo pecorelle sperdute, lui ha riunito il gregge. Eravamo dispersi ed ora siamo una comunità. Perchè, invece di attaccarlo per la caccia non si sottolinenano tutte le opere di bene che regolarmente svolge? Forse gli animalisti dovrebbero pensare ad altre cose».

La chiesa di Torre Maina è curatissima, così come la canonica e il cortile interno. Sembra quasi di essere in un monastero: «E il merito è soltanto suo», racconta Maria Velleca, che ha un negozio non distante dalla chiesa.

«Ricordo che don Pierino è arrivato qui nel 1996 ed è stato un bene per Torre Maina. Dirò di più: è stato lui, da solo, a tirar su di nuovo quella chiesa. E se tante persone la frequentano il merito è esclusivamente suo. Cosa penso di un prete cacciatore? Penso che ci siano altri preti che si macchiano di peccati ben più gravi che devono essere perseguitati, non sicuramente don Pierino che è una persona fantastica».

Poco distante c’è un piccolo supermercato, di proprietà di Alessandra Belletti e Franco Cascella. Sono sposati e ad unirli in matrimonio è stato proprio don Pierino il 18 giugno: «A dir la verità - dice Franco - eravamo sposati da anni, ma con il rito civile. Allora un giorno sono andato da don Pierino e gli ho detto che prima di morire mi sarebbe piaciuto sposarmi in chiesa. Ero consapevole che si trattava di un sogno irrealizzabile, perché non aveva fatto né la Comunione né la Cresima. Con il suo fare risoluto, don Pierino mi ha detto: “E che problema c’è?” Io lavoro tantissimo, tutto il giorno e allora o lui o una catechista venivano qui in negozio, nelle ore in cui ci sono meno clienti, e nel retro mi davano le lezioni necessarie. E così poco alla volta ho preso i sacramenti e ho potuto realizzare il mio sogno. Ci siamo sposati qui a Torre Maina. Don Pierino ci disse che quello era il matrimonio più strano che avesse mai celebrato. In effetti in chiesa eravamo una manciata di persone, compresi noi, la perpetua e i testimoni. E poi siamo andati a mangiare tutti insieme. Ma se non fosse stato per lui, per la sua risolutezza non ci saremmo mai sposati».

«Ed è una persona schietta. Non fa tanti giri di parole - aggiunge Alessandra - e se c’è bisogno di dire una cosa lui la dice. E questo è un gran pregio. L’altra capacità è quella di tenere unità la comunità».

La caccia? Nessuno vede come un problema l’attività che don Pierino svolge nel suo tempo libero. Solo una persona, che preferisce mantenere l’anonimato, afferma che «le due cose cozzano l’una con l’altra».

Per la stragrande maggioranza, invece, preponderante è il peso di ciò che don Pierino ha fatto e fa per Torre Maina e per i suoi abitanti. (gib)