Caso Tondi: caccia al dna sulla pistola e ora spunta un “corvo”

Anche il bastone dell’aggressore è valutato dai Ris impegnati sul caso Tondi Una donna anonima spedisce tre copie di una lettera diffamante sul cardiologo

MODENA. Una donna “corvo” che con una lettera anonima spande veleni a piene mani contro il dottor Stefano Tondi. Una pista sulla sfera affettiva del medico ora seguita dalla Procura, oltre alle altre su pazienti e colleghi. Infine, analisi a tutto campo per cercare tracce di dna e di impronte del criminale che ha spruzzato il liquido con soda caustica sulla faccia del cardiologo, provocandogli gravi ustioni e al volto e agli occhi.

Sono queste le novità sostanziali emerse ieri dal procuratore capo Lucia Musti che ha fatto il punto delle indagini condotte dal sostituto procuratore Enrico Stefani e dai carabinieri di Modena con i colleghi nel laboratorio dei Ris di Parma.

La Musti ha subito mostrato la pistola giocattolo usata nell’agguato. Una pistola di plastica di quelle che in estate qualunque bambino può comperare in un supermercato o in un negozio vicino alla spiaggia. La pistola è stata sottoposta ad accurate analisi di laboratorio dai Ris di Parma che stano cercando tracce dattiloscopiche e anche biologiche, in altre parole impronte digitali e particelle per desumere il dna del criminale autore dell’agguato avvenuto la sera del 10 novembre davanti alla casa si Tondi, in piena campagna a Vignola.

Ma è soprattutto il bastone usato dall’aggressore, e da lui abbandonato nella fuga, ad essere considerato dagli investigatori di grande interesse. Il procuratore ha chiuso con un “no comment” ogni domanda su quali elementi possa contenere per identificare l’aggressore. Anche il bastone, ha specificato, è sottoposto a identici esami dattiloscopici e e biologici. Che, data la vaga allusione, potrebbero aver dato qualche risultato interessante.

Infine, è stato accertato che il liquido spruzzato è una miscela di soda caustica, un elemento fortemente basico che si può comperare in qualsiasi supermercato tra i prodotti per la casa. Un elemento interessante - anche se difficilmente importante per le indagini - è una lettera anonima inviata alla Musti stessa e poi alle redazioni dei quotidiani modenesi da una donna rimasta anonima. La lettera è un lungo elenco di illazioni e elementi fortemente diffamatori contro Tondi che la “Gazzetta” ha scelto di non riferire; come per ogni lettera anonima. Questa lettera è stata spedita in più copie perché l’autrice (parla infatti «da dona a dona» col procuratore) voleva divulgare velenosi sospetti sul cardiologo. Il testo è stato acquisito agli atti dopo il sequestro delle tre copie delle lettere. È improbabile che emerga qualcosa di concreto da questo “corvo” di Baggiovara.

Tuttavia, le tre copie circolanti, confermate dal procuratore, hanno dato modo di permetterle di fare il punto sulle piste delle indagini. Se da un lato si continua a scavare su casi clinici di presunte colpe mediche (mai denunciate) commesse da Tondi o su possibili parenti di persone decedute dopo interventi nel suo reparto, la Musti ha confermato che sono in corso indagini approfondite anche sulla sua “sfera affettiva”, comprendente i figli ma anche eventuali amicizie femminili. «Siamo tornati nella sua casa per una perquisizione - ha detto il procuratore - perché nelle sue condizioni precarie Tondi non poteva ricordare tutto e quindi abbiamo cercato elementi utili per approfondire la sua vita privata».