Modena, i Tir delle cosche ai vigili del fuoco

A Modena la consegna dei 39 camion confiscati dopo l'inchiesta Aemilia ad una azienda infiltrata. Il procuratore nazionale antimafia: "Una vittoria dello Stato"

MODENA.  "Una vittoria dello Stato". Lo ha  detto il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. "Un modo per rendere evidente e percepibile la legalità", ha aggiunto il direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Umberto Postiglione. Parole pronunciate alla consegna di 39 camion e numerosi pezzi di ricambio, confiscati nell'ambito del processo di 'Ndrangheta 'Aemilia', ai Vigili del fuoco impegnati per l'emergenza terremoto nell'Italia Centrale.
I mezzi sono stati consegnati con una cerimonia nella sede del comando provinciale dei Vigili del fuoco di Modena, alla presenza di Roberto, di Postiglione, dell'ingegner Gioacchino Giomi, capo del corpo nazionale e del procuratore di Bologna, Giuseppe Amato. Presenti anche l'assessore regionale Palma Costi, il sindaco di Modena Muzzarelli e i vertici delle forze dell'ordine di Modena.

Si trattava di aziende così infiltrate e così fuori mercato da non poter essere salvate. Sono queste in estrema sintesi le motivazioni che hanno spinto a disporre la confisca dei 39 camion appartenuti alle aziende del pentito di ‘Ndrangheta, Giglio. Erano stati affidati all’amministratore giudiziario incaricato dai magistrati, avvocato Rosario Di Legami, che con l’ausilio di altri organismi si sta occupando della gestione di beni di valore milionario in tutto il territorio emiliano interessato dall’inchiesta Aemilia. Evidentemente, il magistrato che aveva disposto i sequestri, dottor Ziroldi, e i suoi collaboratori hanno ritenuto che per le aziende Trf e Tf di Gualtieri non ci fosse più nulla da fare, mentre in altri casi si sta tentando di tenere in vita le aziende, una volta decapitati dall'inchiesta i vertici collusi.

“Venivano praticati prezzi fuori mercato”, è emerso nelle inchieste a carico di Giuseppe Giglio, che con modalità operative tipiche avevano fatto terra bruciata di ogni forma di concorrenza. «Si è preferito restituire un terreno neutrale ed economicamente sano alle aziende del settore, che potranno così riprendersi, piuttosto che lasciare sul campo aziende così fortemente compromesse nella loro complessità», spiegano in sostanza gli inquirenti che hanno gestito l’operazione, non senza una attenta valutazione.

Risultato: i camion delle ditte di Giglio sono divenuti di proprietà dello Stato, con la confisca, che ha deciso di restituirli al sostegno della popolazione. Ovvero ai vigili del fuoco, come è stato più volte sottolineato, assieme a complimenti e felicitazioni per il lavoro svolto da Di Legami e dai suoi collaboratori.