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«Migranti a Coscogno con il miraggio lavoro»

«Le serate al bar, il calcio proibito e il sogno integrazione»

Si è già parlato più volte dei giovani migranti accolti nella piccola frazione di Coscogno di Pavullo.

Prima perchè arrivati a sorpresa tra le polemiche, poi perchè additati dalla coop che li gestisce come esempio di integrazione da contrapporre al caso di Goro, nel ferrarese.

Voci dal Branco ha deciso di sentire direttamente loro. Abbiamo quindi deciso intervistarli per conoscerli, scoprire quali fossero i loro interessi, le loro abitudini e i loro sogni nel cassetto.

Si tratta di dieci ragazz ...

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Si è già parlato più volte dei giovani migranti accolti nella piccola frazione di Coscogno di Pavullo.

Prima perchè arrivati a sorpresa tra le polemiche, poi perchè additati dalla coop che li gestisce come esempio di integrazione da contrapporre al caso di Goro, nel ferrarese.

Voci dal Branco ha deciso di sentire direttamente loro. Abbiamo quindi deciso intervistarli per conoscerli, scoprire quali fossero i loro interessi, le loro abitudini e i loro sogni nel cassetto.

Si tratta di dieci ragazzi di vent'anni o poco più. Vengono dal Mali, dalla Gambia e dalla Costa d’Avorio.

Vivevano in piccoli villaggi, tranne uno, Dramane, che viene dalla capitale del Mali, Bamako.

Dramane è un ragazzo educato, espansivo e solare. In Mali studiava il francese e lavorava i campi con suo padre. Racconta che nel tempo libero, con i suoi amici giocava a calcio o passeggiava per il centro di Bamako. Nel week-end andava al cinema.

Tutti amano la musica; ascoltano da Bob Marley all’artista africano Alpha Blondy, fino a Chris Brown. Alcuni di loro suonano le percussioni.

Per San Martino (11 novembre) è stata organizzata una cena aperta a tutti i coscognesi. Dopo mangiato musica e balli, insieme ai profughi.

«Grazie per la serata» dice uno di loro.

E altri si aggiungono: «Bellissimo, ci piacerebbe rifarlo».

Il calcio è una passione comune di questi ragazzi; fanno i nomi di Drogba, Gervinho, Keyta e altri famosi giocatori maliani e ivoriani. Ragazzi che come loro hanno lasciato l’Africa per raggiungere l’Europa, ma che hanno realizzato il loro sogno; Dramane e i suoi amici, invece, non possono neanche usare il campetto di Coscogno: se non hanno i soldi per affittarlo non possono giocare.

Il più bravo tra tutti è Sindou, detto “De Gaulle”, in riferimento al grande generale.

Ti piacerebbe fare il calciatore nella vita?

«No» risponde.

Dramane, uno dei più socievoli, ci spiega che a Sindou piacerebbe diventare calciatore, ma che l’importante è lavorare.

E che lavoro vi piacerebbe fare allora? Cosa vorreste diventare?

Silenzio. È sempre Dramane alla fine a rompere il silenzio: «Noi vogliamo lavorare. Ci va bene tutto, qualsiasi cosa. Ci basta lavorare».

Sono ragazzi giovani, che hanno tutta la vita davanti, ma neanche un’aspirazione, un sogno. In Africa facevano lavori vari, dall’agricoltore all’imbianchino, dal sarto al venditore di merci. Qui a Coscogno, cercano di darsi da fare, aiutano i paesani svolgendo piccole mansioni, magari in cambio di un pasto caldo. Non possono fare di più perché non hanno ancora potuto fare il corso obbligatorio alla sicurezza e, cosa ancora più grave, da un mese non frequentano più i corsi di italiano che gli spettano di diritto, per mancanza di fondi.

«Stiamo spesso in casa. Al massimo possiamo andare al bar a chiacchierare con i signori. Vorremmo imparare l’italiano, ma così è difficile».

Il bar di Coscogno è l’unica occasione per stare a contatto con le persone. Lì sono sempre i benvenuti e passano il tempo chiacchierando con il barista e i soliti clienti.

Forse intervista non è il termine più giusto, si è trattata piuttosto di una chiacchierata fra ragazzi della stessa età che appartengono a culture diverse.

Abbiamo avuto la possibilità di conoscerli e abbiamo scoperto che non sono poi così diversi da noi. Non siamo uguali, ma abbiamo molte cose in comune; come noi amano la musica, lo sport e come noi hanno tanta energia e voglia di vivere. Hanno anche tante cose da insegnarci, prima tra tutte, a darsi da fare e non dare nulla per scontato. E anche noi abbiamo molto da insegnargli. Per prima cosa insegniamogli a sognare.

*Liceo Wiligelmo