San Felice: Montagna all’amianto, i teli sono bucati

La protezione provvisoria ha ceduto. Il giudice autorizza una nuova spesa per coprire le tonnellate di inerti contaminati

SAN FELICE. Saranno ancora gli organi della giustizia penale (come era accaduto a San Biagio) a mettere una pezza sulla montagna all’ amianto che incombe da 5 anni nella vita di tante famiglie tra San Felice e Medolla. Lo ha fatto sapere l’amministratore giudiziario nominato dal Giudice, avvocato Rosario Di Legami. E lo ha confermato il sindaco Alberto Silvestri rispondendo, a distanza di tre mesi, alle insistenti sollecitazioni di Massimiliano Fortini, capogruppo della lista San Felice in Movimento.

Anticipando gli atti ufficiali, l’avvocato Di Legami aveva spiegato che per lo spostamento della montagna di rottami contaminati dall’amianto occorrono cifre che la sua gestione non può permettersi.

Come si ricorderà, la Bianchini costruzioni dopo l’estromissione degli ex titolari (Augusto e famiglia) è stata affidata dal Gip all’amministratore giudiziario, con tanto di revoca del fallimento, per cercare di salvaguardare almeno in parte il buono dell’azienda e l’occupazione, e garantire fonti di reddito ai creditori.

Sulla montagna di amianto - prima che una nuova ondata di sequestri e indagini travolgesse anche la ditta Dueaenne di Braga Bruna, moglie Augusto - era stato “avallato” e favorito dalla politica locale un piano di “tombamento”, una maxi cementificazione sotto la quale seppellire migliaia di tonnellate di materiali contaminati.

Fallita questa ipotesi, c’erano state vaghe e vuote promesse politiche, per far spostare l’amianto e tutto il resto in un centro specializzato. Nel frattempo, era stata allestita una nuova copertura. Ma i teli hanno ceduto, per l’inesorabile azione del tempo che passa.

Con il piano dell’avvocato Di Legami, così, è stata contattata una ditta specializzata garantirà la copertura per 5 anni, così da evitare che polveri contaminate possano disperdersi.

Fatto sta che alla domanda del 15 settembre 2016 il sindaco ha risposto a fine dicembre. Rivelando che: il 26 settembre la polizia municipale ha esaminato la montagna dall’esterno e nella stessa data sono stati richiesti gli interventi di Arpae e Ausl. Il 28 ottobre Arpae ha risposto al Comune, evidenziando lesioni della copertura attuale (che era stata tanto reclamizzata) in 4 punti. Il 5 novembre il Comune ha ordinato alla Bianchini in amministrazione controllata il ripristino della copertura, entro 7 giorni. Lo stesso giorno era pervenuta in Comune anche la risposta dell’Ausl, con le stesse conclusioni.

Il 22 dicembre Di Legami ha comunicato - si legge nella risposta del sindaco - che «ancor prima dell’ordinanza si era attivato per trovare una soluzione e mettere in sicurezza i cumuli di inerti e di avere già sottoscritto, autorizzato dal Gip, un contratto con primaria società ambientale per coprire in totale sicurezza con garanzia quinquennale i cumuli, con oneri a carico della stessa Amministrazione Giudiziaria».

Alberto Setti