Castelfranco, Maurizio Baroni: "Con 25mila cimeli racconto la storia del nostro cinema"

Un patrimonio in documenti, spartiti, copioni «Iniziai a undici anni con i manifesti dei film»

CASTELFRANCO. Da appassionato di cinema a punto di riferimento per tutti quelli che il cinema lo amano: è Maurizio Baroni, di Castelfranco, che negli anni ha raccolto un’imponente collezione di cimeli, manifesti, colonne sonore, documenti, donati tre anni fa alla Cineteca di Bologna. Baroni è anche il curatore di una mostra, dedicata a Federico Fellini, ospitata al Museo Civico di Castelfranco e prorogata fino al 6 gennaio.

Baroni, come sta andando la mostra?

«Molto bene. Sono esposti cimeli originali, manifesti, custodie di colonne sonore scritte da Nino Rota. C'è il bozzetto che Enrico De Seta, importante cartellonista italiano, ha realizzato per “I Vitelloni”; un bozzetto che ha dietro un aneddoto. Le case di produzione infatti, contattando i pittori per le locandine dei film, si raccomandavano di inserire figure femminili, preferibilmente in primo piano e poco vestite, per attirare l'attenzione. De Seta, quindi, disegnò nel primo bozzetto una grande figura femminile seminuda, che non c'entrava nulla con il film, relegando i protagonisti sullo sfondo. La censura bocciò il manifesto. Così nella seconda e definitiva versione, vennero ritratti i vitelloni in primo piano, Sordi al centro e, ma solo sullo sfondo, una passeggiatrice. Qualcosa di piccante insomma doveva esserci sempre!».

Come è iniziata la sua attività di collezionista?

«A undici anni andavo a vedere i film di Maciste, Ercole, il cinema popolare dell'epoca. Tornato a casa, quale poteva essere il ricordo del film? Le fotografie sui giornali e i manifesti. All'inizio li andavo a staccare dai muri o li chiedevo alle maschere. Il cinema è stato innanzitutto una passione. Ho scritto libri, ho partecipato a trasmissioni televisive. Sono stato a casa di attori, registi, produttori, musicisti, cartellonisti. Ho conosciuto quasi tutti i personaggi più importanti del cinema italiano. All'inizio non è stato semplice, ora con molti siamo diventati amici. Con Giuliano Gemma, ad esempio, ci siamo frequentati per vent'anni. Anche con Nino Manfredi avevo uno splendido rapporto. Ancora oggi, all’incirca ogni quattro mesi, vado a Roma e incontro personalità del cinema. Recentemente sono stato a casa di Tornatore, abbiamo avuto un piacevole e lungo colloquio. Quasi sempre ho trovato persone disponibili e molto interessate a quello che faccio».

Quali le mostre più significative che ha organizzato?

«La prima fu nell'81, dedicata alla “musica per il cinema”. Esposi seicento custodie di colonne sonore. Ricordo che prima tolsi tutti i dischi per paura che si potessero rovinare. Ci volle un mese per reinserirli. Fu una follia, ma suscitò grande interesse. Poi ricordo le tre mostre di San Marino, circa vent'anni fa. Alla fine di ognuna organizzammo un concerto di colonne sonore con orchestre di 100 elementi. Il primo lo diresse Riz Ortolani (“Il sorpasso”, “I giorni dell'ira”), il secondo Stelvio Cipriani (“Blindman”, “Torino Violenta”), ed il terzo Nicola Piovani, che tutti conosciamo per l'Oscar per le musiche di “La vita è Bella” di Benigni. Ho organizzato altre quattro manifestazioni a Madonna di Campiglio, città natale di Victor Mature, a cui fu dedicata la prima. Le seguenti furono su Alfred Hitchcock; Alberto Sordi, con concerto finale di Pino Piccioni (“Io e Caterina”, “Il tassinaro”); e sul western all'italiana. A questa parteciparono Franco Nero, Giuliano Gemma, Ennio Morricone, la moglie di Sergio Leone, Eli Wallach. Poi ancora a Ferrara su Antonioni, Truffaut e Vancini, e a Ravenna sui registi emiliano-romagnoli. Una mostra al festival del cinema italiano ad Annecy, in Francia, e anche a Venezia, alla Biennale. Ultimamente collaboro con la Cineteca di Bologna e col Mambo».

Il 3 gennaio 2014, ha fatto una donazione alla Cineteca di Bologna. Di cosa si tratta?

«Ho ceduto tutto il mio materiale alla Cineteca. Sono state portate a Bologna due tonnellate di carta tra cui tanti manifesti firmati dagli autori. Anche la mia collezione di 2.500 dischi di colonne sonore è tutta autografata. Spesso gli autori mi hanno regalato le partiture originali. Piero Umiliani mi donò quella de “I soliti ignoti”. Carlo Rustichelli parte di quella de “Il cammino della speranza” di Pietro Germi, del '49. Michelangelo Antonioni mi diede la sceneggiatura de “Il grido”. Magni quella de “In nome del papa re” con Manfredi: è stata usata sul set ed è piena di caricature e appunti. Questi cimeli devono stare in museo. Non posso tenere nell'armadio un patrimonio culturale che deve essere consultabile».

Come ha organizzato una collezione così grande?

«La catalogazione del materiale è forse la cosa più importante che ho fatto. Da quando il computer è entrato nelle case, ho catalogato ogni pezzo della collezione (che ne conta 25mila) facendolo corrispondere a un numero che mi consente di ritrovarlo subito. Con l'aiuto di un informatico ho creato un programma per catalogare i film usciti in Italia dal 1945 ad oggi. Si possono fare ricerche incrociate. Le co-produzioni con altri stati sono segnalate, con i rispettivi titoli stranieri e italiani. Inoltre ci sono i nomi veri degli attori e dei registi oltre agli pseudonimi che usavano. Si possono rintracciare gli autori delle colonne sonore, chi detiene i diritti musicali. C’è anche il numero di nullaosta, che, per legge, identifica ogni film. Nel programma, inoltre, sono indicati gli interventi della censura, con tagli o divieti. Ho inserito anche il nome di chi ha disegnato il manifesto. Ho catalogato 80mila brani musicali. Sono riuscito a mettere le mani sulle partiture de “Il buono il brutto e il cattivo”: nel film vengono usati circa 20 brani, ma Morricone ne compose ben 70. Infine ho inserito nel database circa 600mila immagini tra manifesti, foto di scena, foto buste o foto di attori, registi, produttori».

Lei organizza anche a Castelfranco una rassegna, “Cinema Nuovo”, arrivata alla terza edizione. Come sta andando?

«È un successo. L'affluenza è ottima. Per me è un piacere riuscire a portare nel cinema del mio paese i grandi classici, con la collaborazione della Cineteca di Bologna, della pro-loco e del Comune. Degli amici romani mi hanno detto che nemmeno lì riescono a organizzare una rassegna come questa. È una bella soddisfazione».

A TU PER TU CON LE STAR

Maurizio Baroni di libri sul cinema ne ha scritti tanti, ma ancora gli manca quello che balzerebbe in cima alle classifiche dei best seller se raccontasse tutti gli aneddoti e i retroscena dei suoi incontri con le star. Come quando, girovagando per i mercatini di Parigi, scherzando con gli amici era solito ripetere lo slogan della Lancia “Oui, je suis Catherine Deneuve” e una bellissima signora con in testa un foulard leopardato rispose: “JE suis Catherine Deneuve” essendo proprio lei la bellissima attrice. O quando andò a trovare un'altra bellissima del grande schermo Gina Lollobrigida e dovette percorrere dal cancello sull’Appia Antica alla porta di casa chilometri e chilometri. Per non dimenticare i tanti pomeriggi passati con Giuliano Gemma, suo carissimo amico, o con Carlo Verdone a parlare di medicinali e rimedi vari per ogni tipo d'acciacco. O quando l'audacia gli fece chiedere un bacio a Catherine Spaak neosposa. L'incontro più drammatico e commovente fu quello con il maestro Michelangelo Antonioni, già costretto in sedia a rotelle e molto provato. Il grande regista volle fortemente lo stesso firmare la locandina di Blow Up scrivendo come potè, con mano poco sicura, semplicemente Michelangelo. Ma l'incontro più desiderato, quello che rappresenta il sogno di una vita, Maurizio non ha ancora avuto l'opportunità di concretizzarlo perché la magnifica preda scappa, si fa vedere, ma non si lascia prendere, seducente e sfuggente come solo Brigitte Bardot sa essere.