Il primo satellite italiano in 3D è firmato dal gruppo modenese “Crp”

Franco e Livia Cevolini

Lanciato in orbita “TuPod”, interamente stampato dalla società statunitense del Gruppo dei fratelli Cevolini. Un settore in evoluzione ormai a costi modesti

MODENA. È firmata dal Gruppo modenese Crp la tecnologia del primo satellite stampato interamente in 3D, che è una “matrioska” di micro-satelliti già lanciata in orbita da stazione spaziale: si chiama “TuPod” ed è stato lanciato direttamente dagli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (Iss). Il satellite “TuPod” è stato realizzato in 3D printing dalla controllata statunitense del Gruppo Crp di Modena, utilizzando tecnologia italiana, e i materiali compositi ad alta prestazione per la fabbricazione additiva Windform sono stati creati e sviluppati dalla modenese Crp Technology, l'azienda del Gruppo Crp dei fratelli Franco e Livia Cevolini, specializzata in 3D printing e fabbricazione additiva con i materiali Windform.

«Il “TuPod” - ha spiegato Chantal Cappelletti, responsabile del satellite - è un satellite-lanciatore che abbiamo disegnato per mettere in orbita dei particolari piccoli satelliti a forma di lattina e per realizzarlo abbiamo usato delle speciali stampanti 3D. Il “TuPod” è sia un lanciatore, aveva infatti al suo interno due micro satelliti, sia un satellite autonomo».

Realizzato dal gruppo Gauss (Gruppo di Astrodinamica per l'Uso di Sistemi Spaziali), il “TuPod” era stato portato a bordo della Iss a dicembre insieme ai materiali trasportati da una navetta cargo giapponese. Il “satellite matrioska” è stato lanciato direttamente dalla stazione spaziale, usando un braccio robotico, con una nuova tipologia di lancio.

I due micro satelliti che sono a bordo del “TuPod” sono stati realizzati l’uno da ragazzi tra i 9 e i 16 anni di una scuola brasiliana per lo studio della ionosfera terrestre e l'altro da un'azienda americana interessata a testare un nuovo sistema di comunicazioni spaziali low-cost.

«Il settore di questi mini satelliti - dice Chantal Cappelletti - è in rapida crescita. Nonostante i costi molto bassi, non si tratta di giocattoli ma satelliti dalle grandi potenzialità».

Realizzare e lanciare costellazioni di mini satelliti, più piccoli di una scatola di scarpe, è possibile con poche migliaia di euro: «Possono permetterselo anche piccole aziende - ha concluso - ad esempio per il monitoraggio ambientale, o scuole per scopi didattici, e portare in orbita strumenti molto sofisticati, non solo fotocamere o sensori, presto anche dispositivi radar».

Stefano Turcato