Processo Aemilia, i giudici tengono aperte le porte

Gli imputati di ’ndrangheta e dintorni avevano accusato i giornalisti di faziosità Il presidente Caruso respinge la richiesta di escluderli ma raccomanda equilibrio

Sette pagine d’ordinanza lette – in un silenzio tombale – dal presidente Francesco Caruso per respingere l’istanza presentata da 19 imputati di Aemilia per chiedere il dibattimento a porte chiuse, facendo riferimento a un «linciaggio mediatico» e a una «distorsione dei fatti processuali da parte dei media», che tanto aveva fatto discutere nei giorni scorsi.

Un linciaggio inesistente, secondo il capo della Dda Giuseppe Amato. Nel caso concreto, per il procuratore, «il diritto di cronaca stato esercitato in modo corretto ed equilibrato».

Sulla natura della richiesta molti sojno bstati gli interrogativi e le reazioni, che ieri il giudice Caruso, modenese adottivo e per tanti anni magistrato a Modena, e i suoi colleghi hanno risolto con attento equilibrio. Anzitutto, la Corte ieri ha dichiarato inammissibile l’istanza «per carenza dei presupposti normativi», il che significa che i giornalisti continueranno a rimanere nell’aula-bunker del tribunale di Reggio (dove sono imputati anche tanti “modenesi”) per raccontare quanto avviene nel maxi processo alla ’Ndrangheta emiliana, anche se nell’ordinanza non mancano richiami alla stampa sul principio della presunzione d’innocenza e sull’uso di un linguaggio appropriato nelle cronache giudiziarie che diano spazio ad accusa e difesa. Dopo il “no” dei giudici nessuna reazione dalle “gabbie” dei detenuti.

UDIENZA PUBBLICA. «Va ricordato – ha scandito Caruso – che la pubblicità dell’udienza “a pena di nullità" è anzitutto garanzia fondamentale degli imputati.... E che le eccezioni a tale regola sono tassative... Gli imputati si dolgono di fatti avvenuti in realtà fuori dall’udienza, con la redazione e la pubblicazione di articoli, la trasmissione e il commento di fasi dell’udienza, la pubblicazione sui nuovi mezzi di comunicazione di resoconti più o meno esaustivi...».

TESTIMONI. «Lo stesso pericolo paventato che i testimoni possono essere influenzati dalla mera conoscenza di altre testimonianze – prosegue il giudice – è da un lato connaturato alle caratteristiche dimensionali e dalla rilevanza pubblica del processo che non permettono di tenere testimoni e parti all'oscuro delle dichiarazioni testimoniali rese in precedenza e dall'altro non è ascrivibile alla diffusione attraverso i media del contenuto delle deposizioni, visto che forme di condizionamento e influenza occulte sono assai più efficaci e meno controllabili».

LA PROVA IN AULA. Sta di fatto che la garanzia di genuinità della prova... risiede nella capacità delle parti attraverso l’esame incrociato di ottenere deposizioni veridiche o, al contrario, di fare emergere fattori d’inquinamento della testimonianza. In questo senso le caratteristiche del processo accusatorio rendono meno stringenti le esigenze di mantenere la “verginità"” processuale della fonte di prova, risiedendo nell'esercizio professionale delle tecniche dell’esame incrociato la migliore garanzia per indurre il teste da un lato a dire la verità e dall’altro a dimostrarne l’inattendibilità...».

CRONACA GIUDIZIARIA. «Ciò detto ritiene tuttavia il tribunale che la doglianza degli imputati meriti attenzione e legittimi un richiamo all’esercizio il più possibile professionale del sacrosanto e incomprimibile diritto di cronaca giudiziaria, essendo in gioco l’altrettanto fondamentale principio di presunzione di non colpevolezza che deve essere bilanciato con il primo. Il tribunale intende perciò ribadire che... intende assicurare agli imputati un processo equo... dovendo detta libertà, in materia di cronaca giudiziaria, confrontarsi anche con il presidio costituzionale della presunzione di non colpevolezza».

BILANCIAMENTO. «I rapporti fra giustizia ed informazione necessitano di un ragionevole bilanciamento di valori, al culmine del quale è la regola per cui quali che siano i risultati investigativi è solo il dibattimento il luogo della formazione della prova, il momento del convincimento del giudice, il luogo del contraddittorio...».

«La richiesta degli imputati, al di là del giudizio tecnicogiuridico in senso stretto – conclude Caruso – consente di fare il punto in un processo di così grande rilevanza mediatica sulla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo alla quale gli imputati nella sostanza si appellano... una critica che, indirizzata formalmente al tribunale con richiesta di tutela, non è altro nella sostanza che un modo per riequilibrare i contenuti dell’informazione dalla parte della difesa, attraverso quegli stessi mezzi della cui imparzialità si dubita», chiude lordinanza.