Modena, l'amministratore indagato manda lettera col trucco

Condannato in sede civile, invia ai condomini il certificato dei carichi pendenti penali. Non prova nulla: l’indagine è in corso

MODENA. L’amministratore condominiale condannato in sede civile per aver fatto “creste” con una media del 22% (secondo la sentenza) utilizzando una società da lui controllata (posta tra quella che amministrava il condominio e le ditte) ha inviato ai residenti di alcuni condomini da lui amministrati a Modena una lettera nella quale, sottolineando il buon nome della categoria, ha allegato un certificato dei carichi pendenti penali vuoto per dimostrare che è estraneo. Ha tralasciato però di spiegare che la sua condanna non è penale e che invece la Procura - questa sì magistratura che si occupa del penale - lo sta indagando per truffa aggravata.

La sua mossa è stata segnalata da alcuni residenti, uno dei quali ha anche inviato alla Gazzetta la lettera col certificato allegato. Non si sa a quanti condomini, tra le decine che amministra in città, abbia mandato questa giustificazione non richiesta con la sua fedina penale immacolata. Sicuramente, gli abitanti di alcuni palazzi l’hanno ricevuta. C’è chi ha notato che qualcosa non quadrava nel suo discorso e chi no.

Riportiamo integralmente il contenuto per una questione di totale trasparenza. Si legge nella lettera: «Nei giorni scorsi i giornali locali (la “Gazzetta”, in realtà, ndr) hanno pubblicato notizie preoccupanti su un amministratore di condominio che avrebbe messo in atto una “truffa aggravata” nei confronti dei propri clienti.

Purtroppo non è riportato il nome, ne consegue che tutta la categoria è messa ancora una volta in ridicolo e si genera il sospetto su tutti gli amministratori indistintamente. Come potete sapere se il vostro amministratore ha problemi con la giustizia? Semplice! In allegato trovate il mio certificato carichi pendenti che ho ritirato in procura. Certo di aver fatto cosa gradita, cordialmente saluto». Alla lettera è allegato il certificato.

Leggendo questa lettera si ha la netta impressione che chi scrive sia estraneo alla vicenda, tanto più che prende le distanze affermando che «purtroppo, non è scritto il nome». Ma il nome è proprio il suo. Lo stesso che accusa i giornali di mettere in ridicolo il suo lavoro. In realtà, si tratta proprio dell’amministratore condannato in sede civile dal Secondo Collegio di Modena. È ovvio che lo sappia, ma si guarda bene dal dirlo.

Come sa bene, ma non lo dice, di essere indagato per truffa aggravata presso la Procura. Il certificato dei carichi pendenti vuoto non prova assolutamente nulla in questo contesto, in quanto non si è mai parlato di processi pendenti o condanne non definitive nei suoi confronti. Perché la condanna civile, come l’amministratore condominiale in questione sa bene, non ha nulla a che vedere con quella penale. E il fatto di essere stato destinatario di un avviso di garanzia per ora non fa di lui un imputato. Quindi la prova che fornisce è fuorviante: si parla di pere e mostra una mela.

I condomini ci hanno inviato la documentazione commentano: «Da tempo parte di noi aveva grossi dubbi di correttezza in quanto poco trasparente nella gestione. Ora anche i più reticenti si sono convinti e abbiamo già chiesto la convocazione di una assemblea per la revoca».