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Bambini nel deserto, una missione nata dalla... Parigi-Dakar

Luca Iotti racconta le ultime avventure dell’associazione: «Operiamo in quattordici Paesi sempre in emergenza»

Incontriamo Luca Iotti, 50 anni, di Modena ma residente a Roma da diverso tempo, in partenza (per l’ennesima volta) per il Burkina Faso dove si trova questa settimana per mandare avanti i progetti della ong di cui è presidente: Bambini nel Deserto.

«E tra 15 giorni sono di nuovo in Italia al lavoro per cercare i fondi per una cooperativa di agricoltori, il tetto di una scuola, persone vittime di un’alluvione», racconta Luca che è un fiume in piena e nella vita si occupa di cercare fondi per ...

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Incontriamo Luca Iotti, 50 anni, di Modena ma residente a Roma da diverso tempo, in partenza (per l’ennesima volta) per il Burkina Faso dove si trova questa settimana per mandare avanti i progetti della ong di cui è presidente: Bambini nel Deserto.

«E tra 15 giorni sono di nuovo in Italia al lavoro per cercare i fondi per una cooperativa di agricoltori, il tetto di una scuola, persone vittime di un’alluvione», racconta Luca che è un fiume in piena e nella vita si occupa di cercare fondi per finanziare i progetti di questa organizzazione che opera in 14 paesi dell'Africa.

«Bambini nel Deserto è nata a seguito di alcuni episodi che ho vissuto 25 anni fa, quando il deserto del Sahara lo attraversavo da solo o in compagnia di amici, in moto e auto. Vedendo come vivevano le persone e in particolare i bambini è nata l'idea, nel 2000, di creare un’associazione di volontariato che raccogliesse e consegnasse direttamente nelle mani di chi aveva bisogno del materiale raccolto in Italia attraverso il passa parola».

Luca si rivolse così al Centro Servizi Volontariato di Modena per avere il supporto necessario a fondare questa associazione, che da allora di strada ne ha fatta letteralmente tanta. «Realizzammo le prime consegne, poi due anni dopo arrivarono i primi progetti di carattere idrico; poi scuole e infermerie e via discorrendo fino a oggi. BnD è una ong che arriva a operare in 14 paesi dell'Africa Sahariana e Saheliana, in tutti gli ambiti della cooperazione e dell'emergenza umanitaria».

Luca dice che ci sarebbero tantissimi aneddoti da raccontare legati alla sua attività «ma li riservo solo a coloro che hanno la pazienza di sopportarmi quando vengono in Africa con me», dice strizzando l'occhio ai nostri lettori che se hanno voglia di fare un'interessante esperienza di cooperazione internazionale stanno leggendo l'articolo giusto per saperne di più.

«Lavorare nella cooperazione può essere molto gratificante: il benefit di chi opera in questo settore è che mentre fai qualcosa di utile per gli altri stai facendo del bene a te stesso. In questo momento, non da volontario ma pagato per fare fundraising, quello che mi piace maggiormente darmi come obiettivo è riuscire a mettere in connessione il villaggio più sperduto nella Savana che ha bisogno di un pozzo con il nostro mondo in cui c'è chi è ancora disposto a fare qualcosa di utile. Fungere da anello di congiunzione tra due mondi è il senso del mio lavoro. Abitare a Roma - prosegue Luca - mi offre il vantaggio di essere vicino a punti fondamentali come l'Aics, le varie ambasciate e non per ultima la Fao. Anche se per mia tipologia d'impiego in questo momento in BnD sono sempre necessariamente portato a venire al nord, dovendo/volendo cercare fondi per progetti al di fuori dei bandi istituzionali. Il ricordo più vecchio che conservo dell'Africa risale alle scuole elementari - conclude Luca, che almeno un aneddoto ce lo racconta - Enciclopedia Conoscere. Forse ero in terza elementare, ricordo una mappa dell'Europa, Africa e Medio Oriente all'epoca di Traiano o giù di lì. Sotto al Mediterraneo, una sconfinata terra gialla con scritto Hic sunt Leones. Che ho riscoperto tanti anni dopo a “causa” della Parigi-Dakar...». Chi vuole mettersi in contatto con l’associazione può farlo per poter venire a conoscenza più direttamente dei progetti portati avanti con entusiasmo ma anche con tanto impegno.