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Gli studenti e l'Italiano "Asini per legge": alle radici dell’ignoranza

Negli anni ‘70 lo stesso compianto Tullio De Mauro, che tanti anni dopo si sarebbe scandalizzato per il prorompente analfabetismo, caldeggiava, come ha ricordato il Gruppo di Firenze, promotore dell’i...

MODENA.Seicento docenti universitari si dicono sconcertati per l’ignoranza dei propri studenti, sui banchi degli atenei. La presa di posizione non è nuova e sul banco degli imputati ci potrebbe finire qualunque cosa: dalla crisi della scuola all’avvento delle tecnologie, all’invadenza della televisione. Ma ci si soffermi su tre dati ancora più banali: la scuola di massa, il diritto al successo formativo e infine l’esigenza di risparmio. Tanti anni orsono, buona parte di chi oggi è costretto ...

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MODENA.Seicento docenti universitari si dicono sconcertati per l’ignoranza dei propri studenti, sui banchi degli atenei. La presa di posizione non è nuova e sul banco degli imputati ci potrebbe finire qualunque cosa: dalla crisi della scuola all’avvento delle tecnologie, all’invadenza della televisione. Ma ci si soffermi su tre dati ancora più banali: la scuola di massa, il diritto al successo formativo e infine l’esigenza di risparmio. Tanti anni orsono, buona parte di chi oggi è costretto ad andare a scuola sarebbe andata a lavorare. Dunque, se si fa in modo che tutti possano giustamente partecipare a una competizione sportiva non ci si può poi meravigliare se moltissimi atleti non sappiano neppure allacciarsi le scarpette.

Negli anni ‘70 lo stesso compianto Tullio De Mauro, che tanti anni dopo si sarebbe scandalizzato per il prorompente analfabetismo, caldeggiava, come ha ricordato il Gruppo di Firenze, promotore dell’iniziativa dei 600, “un ribaltamento in senso democratico dell’insegnamento della pedagogia linguistica tradizionale”, che “fin nell’insegnamento ‘innocente’ dell’ortografia obbedisce ad un disegno che è un disegno politico, obbedisce cioè al disegno di verificare il grado di conformazione dei ragazzi che passano nelle scuole ai modi linguistici delle classi dominanti”. Un dato significativo può essere tratto dalla scheda tecnica di accompagnamento al Disegno della Legge Finanziaria 2007. A pag. 141 si legge che in previsione dell’innalzamento dell’obbligo di istruzione, saranno attivati interventi finalizzati al contrasto degli insuccessi scolastici e che “dovranno prevedere, in particolare, attività d’accoglienza, rimotivazione e riorientamento, nonché l’individualizzazione della didattica in modo da tener conto delle diverse forme di intelligenza e dei diversi stili d’apprendimento”. Tradotto: si bocci di meno e per carità di bilancio.

In effetti, gli studenti delle superiori che avranno frequentato solo 5 anni, senza bocciature, richiederanno un numero inferiore di classi. Infatti “la conseguente riduzione della permanenza media degli alunni all’interno del sistema determinerà – vi si legge – una riduzione della spesa per oneri di personale”. Ed ecco il numero programmato di “asini” da promuovere, con tanto di calcoli e proiezioni. “Al fine della stima del risparmio”, si legge più specificamente, “è stata considerata una riduzione del 10 per cento del numero di ripetenti dei primi due anni di corso della scuola secondaria di secondo grado, ammontanti oggi complessivamente a 185.002 studenti”. Si ricava così, si legge ancora, “una diminuzione di 18.500 unità per la popolazione studentesca che, considerando l’attuale rapporto alunni/classi, corrisponde a 805 classi; supponendo quindi di poter diminuire il numero complessivo di classi in ragione dell’80 per cento del possibile risparmio, si stimano 644 classi in meno, corrispondenti a 1.455 docenti e 425Ata, per una minore spesa di euro 56 milioni a decorrere dall’anno 2008, ed euro 18,6 milioni per l’anno 2007”. Ma perché i professori universitari, che tanto si lamentano della scuola, non bloccano i presunti asini, invece di regalar loro tanti bei voti e persino una laurea che magari li rimanderà a scuola come docenti?

Vincenzo Brancatisano