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Bassa modenese e ricostruzione: Inagibili due chiese su tre «E ci servono 400 milioni»

La Conferenza episcopale: «Per recuperarle occorreranno almeno altri tre anni» Alcune senza speranza: «Il duomo di San Felice sarà l’ultimo, se ci riusciamo»

BOLOGNA. A quasi cinque dal sisma, la ricostruzione di chiese ed edifici sacri viaggia a rilento.

Sulle 296 chiese terremotate - cadute in tutto o in parte - nelle quattro province colpite nel maggio 2012 dalle scosse, sono 118 quelle riaperte al culto, ossia il 39% del totale. Sono 54 quelle recuperate poco dopo le scosse, con una spesa di 15 milioni di euro, altre 64 invece sono state inserite nel Piano regionale delle opere pubbliche per il quale sono a disposizione 252 milioni di euro di ...

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BOLOGNA. A quasi cinque dal sisma, la ricostruzione di chiese ed edifici sacri viaggia a rilento.

Sulle 296 chiese terremotate - cadute in tutto o in parte - nelle quattro province colpite nel maggio 2012 dalle scosse, sono 118 quelle riaperte al culto, ossia il 39% del totale. Sono 54 quelle recuperate poco dopo le scosse, con una spesa di 15 milioni di euro, altre 64 invece sono state inserite nel Piano regionale delle opere pubbliche per il quale sono a disposizione 252 milioni di euro di cui 209 dello Stato tramite il commissario regionale.

A ciò vanno aggiunti 15 edifici provvisori - a Medolla, Camurana, Concordia, Novi, Mirandola, Soliera e Carpi - che hanno previsto una spesa di 3,6 milioni suddivisi a metà tra le diocesi e il Commissario. Sono questi i numeri principali che riguardano il comparto “chiese” della ricostruzione, presentatati ieri dalla Regione insieme ai rappresentanti delle Diocesi e a monsignor Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei Emilia Romagna.

Terremoto Emilia, il lungo cammino per la ricostruzione delle chiese

L’alto prelato ha ricordato che «Tante chiese ritrovano la bellezza e la importanza per cui sono state ricostruite, purtroppo i tempi sono lunghi e ci vorranno ancora tre anni per finire il lavoro».

Il punto relativo alla diocesi di Modena e Nonantola lo fa don Luciano Benassi, delegato vescovile per i beni culturali: «Il problema principale che abbiamo - spiega il monsignore modenese - è relativo al Duomo di San Felice, tanto che la diocesi ha chiesto al Ministero beni culturali di prendere il progetto sotto tutela. Penso che questa sarà l'ultima chiesa che potremo riaprire. Siamo a buon punto per quanto riguarda Nonantola, speravamo fosse pronta quest’anno e invece occorrerà attendere la primavera 2018, ma dall’autunno ci attrezzeremo. Presto inoltre ci sarà un intervento del valore di un milione di euro per il Duomo di Modena.

Cavezzo e Finale invece sono a buon punto, anche perché sta tenendo bene la sinergia con le istituzioni pubbliche. La colpa dei rallentamenti è anche delle parrocchie che non sempre hanno presentato i progetti nei dovuti modi e tempi. Inoltre dentro la chiesa c’è sempre il tema di ricostruire o meno gli edifici sacri dei piccolissimi centri, con qualcuno che pensa sia meglio rifarne al fianco uno nuovo».

Mentre nella diocesi di Carpi si sta lavorando soprattutto intorno alla riapertura del Duomo - il 25 marzo, alla presenza del segretario di Stato Vaticano Parolin - e a una decina di altre chiese, proseguono i lavori anche nelle ulteriori diocesi impegnate.

Nello specifico, occorre ricordare che delle 296 chiese cadute o lesionate sono 232 quelle inserite nel Piano delle opere pubbliche che dispone di un fondo di oltre 250 milioni di euro per i lavori. «Servono ancora 400 milioni di euro per completare la ricostruzione sui beni pubblici», ha detto il presidente della regione, Bonaccini.

Tornando alle sole chiese, 64 hanno già riaperto al culto con lavori anche solo parzialmente terminati, 58 sono i cantieri aperti e in 114 edifici è in corso la progettazione. A tutto ciò si aggiungono ulteriori 60 edifici - che ottengono finanziamenti per 37 milioni - tra cui la cattedrale carpigiana e l’abbazia di Nonantola. Dei 127 milioni di euro che l’ultima Legge di stabilità ha assegnato al terremoto emiliano il commissario Bonaccini ha deciso di affidarne 42 agli edifici religiosi.