Modena, i temi della Giustizia. Le case sono abusive: 30 anni per stabilirlo

Strada Contrada: dal 1987 contenzioso col Comune, ora il Consiglio di Stato dice basta al proprietario

Quando si dice che la giustizia italiana è lenta, spesso non è per colpa di un magistrato... Si è da poco concluso un contenzioso estenuante tra il Comune e il proprietario di alcuni edifici costruiti abusivamente in strada Contrada. Ci sono voluti trent’anni di suoi tentativi inutili per sanare le costruzioni fatte senza permesso e poi modificate, un processo penale e ventidue anni di tentativi del Comune di chiudere questo scempio con la demolizione. Ora si è arrivati a un punto fermo: il Consiglio di Stato ha detto basta al proprietario. Al suo ultimo tentativo di ricorso contro il Comune di Modena, i giudici amministrativi di secondo grado hanno scritto chiaramente nella sentenza che non ci sono elementi per accogliere questo appello e che per loro il caso è chiuso. «Le questioni appena vagliate esauriscono la vicenda sottoposta alla nostra Sezione essendo stati toccati tutti gli aspetti rilevanti». La prossima mossa ora spetta al Comune, salvo nuove manovre legali del proprietario. In vista, c’è la demolizione.
Il caso sollevato dal ricorso del titolare di una impresa di costruzioni modenese si trascinava da molti anni: la prima bocciatura del Tar risale al 2005, 12 anni fa. Riguardava il tentativo di bloccare l’ordinanza di demolizione dei due edifici abusivi di strada Contrada emessa dal dirigente del Comune di Modena 22 anni fa, nel 1995 dopo il provvedimento di rigetto dell’istanza di condono che il costruttore aveva presentato. Si era infatti scoperto che quei due edifici erano stati costruiti senza permesso. Il Comune ha infatti sempre ritenuto che non fosse possibile condonare le costruzioni per mancanza di presupposti che potessero permetterlo e senza che la richiesta rispecchiasse i requisiti per ottenerlo.
La prima domanda di condono risaliva infatti al 1987. Il costruttore sosteneva che gli edifici, poi terminati nel 1993, erano condonabili per il silenzio-assenso del Comune. Il Consiglio di Stato scrive che «così non è». E poi dal processo penale per l’abuso edilizio è emerso un dettaglio non piccolo: da alcune foto aeree è emerso che i due edifici per i quali si chiedeva il condono non c’erano più: al loro posto c’erano edifici diversi con altre volumetrie. Inoltre i giudici di Roma spiegano che è pieno diritto del Comune , in base al suo stesso Statuto, di attribuire al dirigente urbanistico i poteri per non concedere il condono e ordinare l’abbattimento. Di qui la condanna alle spese e la dichiarazione che per loro il caso è chiuso.
Carlo Gregori